mercoledì 22 maggio 2013

Il Coach non è Atlante



Il COACH NON E’ “ATLANTE”!
 Arduo il suo compito, ma  non può farsi carico di tutto!
Di Giulia Iannone (ispirato dal columnist “William Micklem”)

Dopo aver compiuto una delle 7 fatiche di Ercole: la scelta del cavallo giusto per la carriera del proprio allievo, il Coach dovrà sapersi mettere da parte.
A lui non spettano le luci della ribalta, per lui il cono d’ombra dal quale vegliare sul proprio allievo.
In occasione dell’apertura della stagione agonistica 2013, sembra appropriata una riflessione in più sulla figura del “coach” come si usa dire in gergo tecnico. L’ispirazione proviene da un testo di un grande allenatore di fama internazionale, William Micklem- che ha lavorato presso il Mark Phillips Equestrian Centre di Gleneagles in Scozia- completista della migliore tradizione e cultura.
 William è, inoltre,  un coach di livello Internazionale, “educational e motivational speaker”,  parte della British Horse Society ed è autore del Manuale Completo di Equitazione, manuale didattico record di incassi e distribuito in tutto il mondo. E’ stato lo scopritore di Biko, Giltedge e Custom Made, cavalli da completo, vincitori di 3 medaglie olimpiche con Karen e David O’Connor., nonché allevatore e addestratore di cavalli da completo, ad esempio,  Mandiba il cavallo olimpico di Karen O’Connor e High Kingdom il cavallo di Zara Phillips. E’ anche l’inventore della Micklem Bridle, introdotta ed approvata nella prova di dressage secondo disposizione FEI.
Tra le  molte pagine che sono state scritte sulla figura del coach in equitazione, questa è sicuramente una delle più toccanti, profonde, moderne e didattiche di ampio respiro.  Ne ho scelto alcuni estratti per VOI!
Quanto è famoso il tuo coach? Sei assalito da  timore reverenziale non appena il tuo coach entra in campo? Il suo curriculum vitae pieno di medaglie d’oro arriva in campo prima di lui ed aggiunge valore alla lezione? O questa cosa rappresenta una barriera per imparare? Il tuo coach per te, nella tua mente, potrebbe essere sempre ad altissimo livello ed essere un “guru”! un guru non è una divinità, al cui cospetto si inchinano i veri credenti, un guru si definisce tale  per via di una personalità carismatica e di un modo di pensare “originale” che è in disaccordo con quelli che si sentono così eccezionali. Questi rari Campioni, tentano di dare a se stessi valore aggiunto, criticando il resto della realtà tecnica –perfino i propri studenti-,  preannunciando rovina ed oscurità a meno che non venga seguita la loro via tecnica.
Pretendere non significa umiliare
Molti di noi probabilmente hanno visto istruttori far sfoggio di sé  dinnanzi al pubblico presente, invece di prestare massima attenzione ed assistenza ai propri studenti. C’è anche il coach che deride e denigra i suoi studenti come metodo per mostrare a tutti la propria superiorità ed il proprio sapere. Alcuni istruttori, che appartengono alla vecchia scuola equestre, ancora, la fanno franca con questa loro fragorosa negatività e comunicazione a senso unico. Costoro vengono difesi da quelli che sostengono che alcune verità spiacevoli dette di tanto in tanto siano essenziali, che gli allievi moderni sono tutti avvolti  nell’ovatta e protetti dalla dura realtà del mondo agonistico in cui insuccesso e sconfitta sono all’ordine del giorno.  Io non ho paura di essere un coach esigente. Io posso alzare la mia voce con i migliori tra i miei studenti, ma deve essere una voce alta permeata di entusiasmo ed incoraggiamento, una voce alzata che indica cosa sia necessario fare, non quello che essi non dovrebbero fare. Ed io sono un completo sostenitore di quella filosofia secondo la quale, tu non PUOI esigere molto senza essere prima di tutto generoso. Non facciamoci delle illusioni, non inganniamo noi stessi : una costante negatività o una regolare sequenza di insulti non è  utile nell’apprendimento ed in gara, qualunque sia lo sport in cui ci prepariamo. Optiamo  per  una strategia opposta, fatta di lavoro positivo per quanto sia possibile, basata sul dire al tuo studente cosa vuoi da lui e non quello che non dovrebbe fare; creando la confidenza nell’allievo, elogiando a tempo debito la determinazione. Si progredisce molto più facilmente con impegno e lavoro positivo rispetto ad altri metodi di insegnamento. Questo è dimostrato.
Il Rispetto è la situazione vincente!
Un coach deve mettere in primo luogo a suo agio il proprio studente e da qui far nascere un forte legame ed ascendente sull’ego di costui. In questa ricerca delle priorità vi sarà uno sviluppo ironico della faccenda, se vogliamo. Nel momento in cui l’allievo prende forza e vigore e sicurezza e consapevolezza delle proprie capacità, la gloria andrà a riflettersi sulla figura dell’istruttore. Questa è da definirsi davvero una strategia altamente vincente.
Perciò io ho un detto in merito alle priorità:
Gli studenti sono le cartine di tornasole della nostra abilità equestre. Loro non dipendono da noi; siamo noi a dipendere da loro! Noi non stiamo facendo loro un favore “servendoli” , sono loro a farci un favore dandoci l’opportunità di fare il nostro lavoro di coach. Tuttavia, solo se educhiamo al meglio noi stessi, allora potremo educare al meglio i nostri studenti. L’insegnamento che dura tutta la vita è una priorità dell’istruttore.
Questo riflette i due lati della stessa moneta, tra le mani del coach, e si chiama rispetto. Da ambo le parti insomma. Pensare che noi siamo dipendenti dei nostri studenti, esprime il rispetto per ognuno di essi. Lo studio costante da parte dell’istruttore, della propria materia, manifesta rispetto nei confronti del proprio allievo. Da questo si evince che vi è un rapporto osmotico tra coach ed allievo ed è basato sul rispetto.
Il ruolo del coach: Gli occhi non sono puntati su di lui!
Questo è il motivo per cui la frase: “ Non tutto riguarda te, istruttore”! è una delle frasi più pregnanti nella carriera del coach. Potrebbe essere un concetto spiacevole da accettare per un coach, almeno all’inizio. Potrebbe qualche volta suonare anche come un insulto, ma se invece si riesce a cogliere nel profondo la vera essenza di questa frase, ben presto essa entrerà a far parte della vita del coach in maniera davvero preziosa. Una seconda pelle: un insegnamento che rende liberi.  L’istruttore comprende di essere libero mentre insegna, nel senso che non deve salire in scena mentre insegna, dinnanzi ad un pubblico e dinnanzi ai propri allievi. L’istruttore è allo stesso livello, dirigendo, incoraggiando, spiegando, dimostrando, agevolando, e la cosa più importante studiando, studiando l’allievo mentre si allena ed in gara e continuando ad imparare dalla loro esperienza.
Solo in questo modo gli allievi impareranno a stare ed a camminare sulle proprie gambe, e a diventare indipendenti.  Cosa può chiedere di più un coach?
La prova tangibile di quanto sia bravo un coach, non è quanto egli faccia per i suoi studenti, ma quanto gli studenti facciano per se stessi. E’ un po’ diverso dal ruolo di un genitore. Il coach non è un GENITORE che incoraggia e consente al proprio figlio di prendere le proprie decisioni e trovare la propria strada nella vita. E , come molti padri, William Micklem è fiero ed orgoglioso di ricordare, che i suoi figli sanno bene cosa significhi “ It is not all about you, Dad”. . .



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