GIEQUIREPORT Deep in the equestrianism
sabato 17 gennaio 2026
MARIA CAETANO: PONTE DI CONGIUNZIONE IDEALE TRA DUE MONDI EQUESTRI. AL CENTRO IL CAVALLO LUSITANO, ORGOGLIO DI UN POPOLO.
di Giulia Iannone
È un grande onore per me avere avuto la possibilità di intervistare Maria Caetano, dressagista portoghese legata alla tradizione classica del dressage ed al futuro del cavallo lusitano moderno. Io la vedo come una amazzone "ponte" tra due mondi, sentimenti e visioni che porta in campo con sé la sua storia, le sue radici, le sue origini, la sua famiglia, i suoi cavalli, uno stile speciale, elegante armonioso gentile pulito come i Lusitani.
Maria Caetano, figlia d'arte, classe 1986, ha all'attivo 3 Campionati del Mondo, 2014 Normandia e 2018 Tryon, 2022 Herning, 11 Campionati d'Europa dal 2009 al 2023. Ha rappresentato il Portogallo alle Olimpiadi nel 2020 a Tokyo e nel 2024 a Parigi. Sono ben 7 i titoli di Campione Nazionale di Portogallo vinto ancora quest'anno in sella a Fénis de Tineo.
Facciamo un bilancio della tua stagione equestre del 2025. Di cosa sei più soddisfatta e quale è il ricordo più importante e bello della tua stagione di questo anno?
"La stagione 2025 è stata super impegnativa e molto riuscita per me sotto molti aspetti. All'inizio della stagione, ho iniziato vincendo i CDI a Jerez de la Frontera con entrambi i miei cavalli da GP. Poi ho disputato un Tour in Francia molto soddisfacente con ottimi risultati nel CDI5* a Fontainebleau e nel CDIO5* a Compiègne, dove sono salito sul podio e abbiamo ottenuto il 2°posto per la squadra portoghese. Successivamente abbiamo avuto un'ottima prestazione al CHIO di Aquisgrana, dove siamo riusciti a raggiungere le finali con Hit Plus e la squadra portoghese si è classificata sesta nella gara a squadre. Poi sono arrivati i Campionati Europei a Crozet, dove abbiamo raggiunto la semifinale con ottime prove con Hit Plus. Ultima ma non meno importante, la medaglia d'oro ai Campionati Nazionali Grand Prix con Fenix de Tineo (il mio settimo titolo come Campione Nazionale GP) e la vittoria nei campionati nazionali dei 7 anni
con Oscar das Figueiras"
Duemilaventisei, anno dei campionati del mondo. Programmi, obiettivi e progetti. Su quale cavallo punti per il Mondiale e perché?
Come ti prepari per la stagione prossima: clinic ed allenamenti vari.
" Questa stagione sarà super emozionante con il Campionato Mondiale di Aquisgrana. Entrambi i miei cavalli da GP – Fenix de Tineo e Hit Plus – sono super pronti per questo. Li preparerò e gareggerò con entrambi per arrivare ad Aquisgrana con uno di loro nella migliore forma possibile. Preparerò anche il mio futuro stallone di 7 anni, Pendragon Tineo, per i Campionati del Mondo Giovani Cavalli e Oscar das Figueiras gareggerà a livello internazionale nello Small Tour durante questa stagione."
In Portogallo hai partecipato ad un meraviglioso clinic con Monica Theodorescu per celebrare il buon training. Tu hai partecipato con Horizonte. Cosa ti è piaciuto e quali spunti significativi hai riportato? come si è comportato Horizonte?
"Sono una grande fan del modo in cui Monica vede il dressage e sono anche una sua cara amica, quindi non avevo dubbi sulla partecipazione a questo clinic. Mi è stata di grande aiuto, dandomi ottimi consigli sull'equitazione classica, in questo sport. Mi è piaciuto molto partecipare a questo training e Horizonte si è comportato molto bene."
Quale è il tuo cavallo preferito tra quelli che hai oggi a disposizione e perché?
"È una domanda a cui è impossibile rispondere, perché adoro tutti i miei cavalli, compagni di gara. Quelli da GP sono sempre speciali per me, perché passiamo così tanto tempo insieme a gareggiare in giro per il mondo. Ma i più giovani mi danno speranza e aspettative per il futuro. Quindi, non riesco proprio a sceglierne uno come il mio preferito."
In ottobre abbiamo letto che il cavallo che montavi in Gp, Nobel das Figueras è stato ceduto all'America. Ormai tutti si sono accorti della grandezza dei Lusitani, cosa ne pensi? Hai dichiarato che questo cavallo ti mancherà molto: cosa in particolare e come è stato montarlo?
"Nobel è un cavallo di grande talento. Abbiamo avuto un ottimo match fin dall'inizio, quindi siamo riusciti a salire rapidamente fino al GP. È molto intelligente e ha voglia di lavorare quindi ho sempre creduto che sarebbe diventato una star internazionale del GP. È stato un addio difficile per me, ma sono felice di vedere che sta andando molto bene ed è molto felice in Florida."
Tu sei una amazzone speciale per il dressage del tuo paese. Rappresenti il ponte di congiunzione tra la cultura classica del dressage ( tuo padre era un bull fighter) e la tecnica moderna del buon dressage agonistico, attraverso l'uso del Lusitano che si sta evolvendo come soggetto sempre più atletico e competitivo. Come vivi e senti questo ruolo tecnico ed espressivo come amazzone ogni volta che scendi in campo e rappresenti non solo il tuo paese, ma la tua famiglia, il tuo stile e le tue radici?
"Quando entro nell'arena dressage, cerco di essere concentrato al 100% sul mio cavallo e di godermi il momento completamente libero da qualsiasi altro pensiero. Ma essere considerato un modello per il mio Paese e per il Lusitano è un grande onore che mi spinge a impegnarmi sempre di più ogni giorno per poter soddisfare tutte le aspettative e mostrare con orgoglio al mondo l'equitazione classica del nostro Paese e i nostri splendidi cavalli Lusitani."
Maria Caetano, amazzone prestigiosa internazionale e punta di diamante del Portogallo, hai ancora un sogno equestre nel cassetto da realizzare per te o per il dressage del tuo paese?
"Dico sempre che mi piace il percorso e non gli obiettivi finali, ma ovviamente ogni atleta vuole continuare a crescere nel suo sport e migliorare sempre di più ogni stagione. Raggiungere la finale alle Olimpiadi è un sogno per cui combatto ogni giorno e, soprattutto, avere una carriera lunga, rispettata e di successo nello sport internazionale, conosciuta per la qualità dell'equitazione classica e il rispetto per i cavalli, è il mio obiettivo finale."
Tutte le foto sono state abilitate e concesse da Maria Caetano, dalla sua pagina Facebook. ringraziamo Abr fotografie e Rui Pedro Godinho. Le foto ritraggono i cavalli: Oscar das Figueiras, lusitano 7 anni; Pendragon de Tineo lusitano 6 anni, Fenix de Tineo, lusitano 16 anni, Horizonte, lusitano grigio di 14 anni, Hit Plus cross bred lusitano 14 anni.
ENGLISH VERSION:
Let's take stock of your 2025 equestrian season. What are you most satisfied with and what is your most important and fondest memory of your season this year?
The 2025 season was super busy and very successful for me in many ways. In the beginning of the season, started
winning CDIs in Jerez de la Frontera
with my both GP horses. Then I had a
very satisfying French Tour with great
results in the CDI5* in Fontainebleau
and in the CDIO5* in Compiegne, were I
reached the podium and we got the 2nd
place for the Team Portugal. After that
we had a very nice performance at the
CHIO Aachen where we could reached the
Finals with Hit Plus and the Portuguese
team got 6th in the Team competition.
Then it came the European Championships in Crozet where we reached the semi-
final with great tests with Hit Plus.
Last but not least, was the Gold Medal
at the Grand Prix National Championships with Fenix de Tineo(my 7th
title as National GP Champion) and the
win in the 7 years old class national
championships with Oscar das Figueiras.
2026 year of the World Championships. Plans, goals, and projects. Which horse are you betting on for the World Championships and
why? How are you preparing for next
season: clinics and various training
sessions.
"This season will be super exciting with
the WC in Aachen. My both GP Horses –
Fenix de Tineo and Hit Plus – are super
ready for it. I’ll prepare and compete
both of the in order to get Aachen with
one of them in the best shape as
possible. I’ll also prepare my coming
7yo stallion Pendragon Tineo for the
Young Horses World Championships and
Oscar das Figueiras will be competing
internationally in Small Tour during
this season.
In Portugal, you attended a wonderful
clinic with Monica Theodorescu to celebrate the good and correct training. You participated with Horizonte. What did you like and what significant insights did you take away? How did Horizonte perform?
"I’m a big fan of Monica’s view of
dressage and also a good friend of her,
so I had no doubt about the
participation on this clinic. She
helped me a lot, giving nice tips
towards the classic equitation in the
sport. I really enjoyed it and
Horizonte performed very well."
Which horse is your favorite among
those you have available today and why?
"It’s an impossible question to answer
as I love all of my competition
partners. The GP ones are always
special for me, as we spend so much
time together competing around the
world. But the younger ones give me
hope and expectations towards the
future. So, I cannot really pick one of
them as my favorite."
In October, we read that the horse
you rode in the Grand Prix, Nobel das
Figueras, was sold to America. Everyone
has noticed the greatness of the
Lusitanos by now. What do you think?
You said you'll miss this horse
greatly: what was it like riding him in
particular?
Nobel is a super talented horse. We had
a great match since the beginning, so
we could rise until the GP very quick.
He is super clever and willing to work
so I always believed he would become an
international GP star. It was a difficult farewell for me, but I’m happy to see that he is doing very well and he is very happy in Florida."
You are a special rider for your
country's dressage. You represent the
bridge between classical dressage culture (your father was a bullfighter)
and the modern technique of good
competitive dressage, through the use
of the Lusitano, which is evolving into
an increasingly athletic and
competitive horse. How do you
experience and feel this technical and
expressive role as a rider, every time
you take to the dressage arena, and
represent not only your country, but
your family, your style, and your
roots?
"When I get into the arena, I try to be
100% focused in my horse and to enjoy
the moment totally empty of any other
thoughts.But to be seen as a role model for my
country and for the Lusitano is a great
honor, that makes me work more and more
every day to be able to reach all the
expectations and proudly show to the
world our country classic equitation
and our nice Lusitano horses."
Maria Caetano, a prestigious
international rider and Portugal's top
rider, do you still have an equestrian
dream you'd like to realize for
yourself or for your country's
dressage?
"I use to say that I enjoy the path and
not the final goals, but of course,
every athlete wants to keep rising on
his sport and to get better and better
every season. To reach the Finals in
the Olympics it’s a dream for which I
fight every day and, most of all, to
have a long, respected and successful
career in the international sport,
known by the quality of the classical
equitation and the respect for the
horses, is my ultimate goal."
All photos were enabled and provided by Maria Caetano, from her Facebook page. We thank Abr Fotografie and Rui Pedro Godinho. The photos depict the horses: Oscar das Figueiras, a 7-year-old Lusitano; Pendragon de Tineo, a 6-year-old Lusitano; Fenix de Tineo, a 16-year-old Lusitano; Horizonte, a 14-year-old gray Lusitano; and Hit Plus, a 14-year-old cross-bred Lusitano.
mercoledì 14 gennaio 2026
NUÑO OLIVEIRA: UNA SOFISTICATA FILOSOFIA DI TOTALE LEGGEREZZA ED AMORE EQUESTRE.
Di Giulia Iannone
Contro i mali, i dubbi, le incongruenze, le incertezze del Dressage moderno?
Basta citare Nuño Oliveira e tutto si risolve. È come il nero, sta bene su tutto.
La panacea per ogni male odierno.
In un articolo di Horse Magazine a firma di Christopher Hector, l'autore rifletteva sul grande Maestro che negli anni '80 visitava l'Australia ed attirava, come un magnete, molti cavalieri affascinati dalla sua abilità di produrre cavalli leggeri, rotondi e belli. Ogni viaggio in Australia produceva nuove sfumature tecniche, dopo una vita trascorsa ad insegnare a cavalli e cavalieri. " Nuño non è altro se non uno showman " si dice in questo articolo, non con espressione negativa ma come attestazione che si tratta di una figura equestre irripetibile, sofisticata, personale, impareggiabile, monopolizza la didattica, comprende i cavalli perché li ama profondamente. Oggi osannato acclamato elogiato quasi divinizzato come il Maestro puro, leggero senza limite, che mai ha calcato nessuna arena da dressage di gara, ha ricevuto nel tempo diverse e disparate accoglienze, il suo lavoro ha prodotto dibattiti, polemiche , diverse posizioni: c'è chi come Hector, lo considera un Maestro superbo e la sua enfasi sulla leggerezza e compostezza viene vista come una fonte di inesauribile piacere, altri invece borbottano di circhi e principi classici.
Eh si, lo reputano un circense ...come Baucher!
L'opera di Nuño è molto differente nella sua enfasi dalla moderna scala tedesca del training. Invece di considerare la riunione come la ciliegina sulla torta alla fine del lungo processo che vede il cavallo avanzare libero e coraggioso, Nuño lavora secondo una tradizione più antica, che deve le sue origini direttamente agli insegnamenti dei maestri classici, che guarda e prende avvio dalla riunione. Un metodo sicuramente antipodico rispetto alla scuola tedesca. Nel suo testo:" Note e Reminiscenze di un cavaliere portoghese" Nuño chiarisce la sua posizione. In generale vi è la tendenza a domare i cavalli troppo presto e bruscamente, il che produce andature irregolari . Quanto spesso si osserva un effetto di abbassamento della schiena, a seguito di una cattiva gestione ed equitazione? Un Maestro strutturato, emotivo ed introspettivo, poetico ma molto tecnico, complicato, non per tutti. Per capirlo occorre una grande preparazione. Ci fissiamo sempre a parlare della sua attenzione alla leggerezza delle mani ma la sua è una FILOSOFIA DI TOTALE LEGGEREZZA. Oliveira dice " Si parla spesso della leggerezza delle mani ma raramente della necessità della leggerezza delle gambe. Se le gambe del cavaliere sono contratte e premono contro i fianchi del cavallo, il cavallo non avrà impulso e cosa peggiore, le gambe del cavaliere si opporranno all'abilitá dell'assetto del cavaliere, a spingere il cavallo in avanti ".
Tutti possono citare una bella frase di questo Maestro, con una delle tante e famose foto, che lo ritraggono intento a creare armonia col suo cavallo.
Ma pensiamo di aver compreso davvero ogni dettaglio? Crediamo di essere entrati nei meandri reconditi interiori e profondi del suo animo e del suo cuore? Non credo che basti una vita intera per capire.
Solo ci si può avvicinare un pó con la sensibilità, il cuore e la passione, e l'ammirazione per questo Genio silenzioso. Perché è questo che è stato. Sentite che dice del bell'assetto: "Il corpo del cavaliere deve rimanere eretto nella sella per ottenere una buona posizione. Molti cercano di sforzarsi a raggiungere una corretta e maestosa posizione ma nella realtà il buon assetto non è sempre quello più piacevole all'occhio, ma quello che va più facilmente e naturalmente con il movimento del cavallo, senza forza".
Un classico essenziale semplice rivoluzionario anche.
Nelle piroette come nell'appoggiata, definisce l'abuso della redine interna, "il bacio della morte", una definizione quasi da poeta maledetto.
Spesso attribuiva i grandi risultati che era riuscito ad ottenere con Corsario, un cavallo che era stato definito da ben 4 cavalieri, molto difficile, all'amore che nutriva per il cavallo, grazie al quale era riuscito a montarlo nelle arie alte con in bocca solo un nastro di raso; si commoveva nell'accorgersi che un suo cavallo ne riconosceva la voce fino a trasformarsi.
Cosa si può dire di questo Maestro, in un'era in cui tutto è mercimonio , commercio, brama di successo e potere, aridità?
Che si tratta di un uomo consumato da un grande amore per i cavalli. Più di questo, un uomo che ha fatto della sua attività un'arte, una grande arte permeata dal suo Amore.
Dunque, senza amore, Nuño Oliveira non si può citare.
Non fa al caso vostro.
photo courtesy nunobook.com
giovedì 11 dicembre 2025
INCONTRO CON SILVER MASSARENTI "SONO I NOSTRI CAVALLI A PARLARE PER NOI"
Di Giulia Iannone
È stata una "mission impossible" far fermare un attimo il Maestro Silver Massarenti per questa intervista! La sua giornata è una sequenza interminabile di impegni senza respiro. Per fortuna, Silver, ha una spiccata generosità e buon cuore, da vero emiliano. Cosi con una giusta dose di pazienza e inventiva, ( qualche messaggio scritto nei ritagli di tempo ) ha fatto di tutto per dedicarci veramente del tempo per aprirsi a ricordi, pensieri,commenti, riflessioni sui suoi cavalli e sul campionato europeo Master Iberico in Francia di Le Mans, cui ha partecipato come" cavaliere più esperto" della spedizione italiana di quest'anno. Vi consiglio di leggere, perché ci sono dei passaggi profondamente toccanti ed emozionali, provenienti dal mondo equestre di un horseman che ogni giorno con i cavalli lavora, vive, sogna, viaggia, danza, li alleva, li addestra, li scopre, li ha come amici e... poi li porta anche in gara!
PRESENTAZIONE
Cavaliere, addestratore, allevatore, docente, artista equestre... tante identità un solo focus: il cavallo. Perché non ti presenti nella maniera che più ti fa piacere?
"Mi piace definirmi semplicemente un uomo di cavalli. Credo di essere, a seconda delle esigenze, cavaliere, addestratore, allevatore, docente o artista, ma queste sono solo coniugazioni del concetto principale. La mia identità vera, nasce dal tempo trascorso accanto ai cavalli, da ciò che ogni giorno mi insegnano.Il cavallo è un buon compagno di lavoro.La mia attività equestre nasce dall'ascolto, dalla responsabilità e dal desiderio di accompagnare ogni cavallo nel suo percorso, rispettando la sua natura e personalità. Alla fine tutte le mie identità convergono in un unico obiettivo: comprendere il cavallo e aiutarlo ad esprimere il meglio di sé, nello sport, nello spettacolo o nel lavoro. Trovo riduttivo e noioso dedicarsi ad uno solo di questi aspetti, ed in fondo, sono molto vicino alla filosofia di Nuño Oliveira, anche se non disdegno partecipare alle competizioni agonistiche, il che mi dà ancora modo di rafforzare il legame con i miei cavalli. Si fondono nel mio animo e sentire, lo spirito e la cultura non solo del mio paese, ma anche della Spagna e della Francia. Ho abitato in Spagna per tanti anni e sono venuto a contatto con tante personalità equestri. Ho frequentato la Real Escuela Andaluza di Jerez de la Frontera e Las Caballerizas Reales, ho collaborato anche con il Cadre Noir de Saumur. La Francia è per altro il paese che ha mostrato di gradire maggiormente molti dei miei più importanti spettacoli equestri. Sono molto legato a queste due nazioni, nonché al Portogallo, per la mia formazione classica ed anche per essere stato consulente ed esperto, per l'acquisizione di soggetti da esportare in altri paesi."
30 anni di esperienza con i cavalli , dal dressage classico all'alta scuola. Puoi citare alcuni dei tuoi maestri equestri più importanti e cosa ti lega a loro, in un feeling costante di gratitudine ed eredità culturale?
"Purtroppo gli anni non sono 30, ma 43 o 44! Nel mio percorso ho conosciuto molti Uomini di cavalli, cavalieri, addestratori, artisti e allevatori, da tutti loro ho imparato qualcosa e ci ho messo molto tempo ad imparare ad imparare, ovvero ad essere allievo, e ora sono nel momento in cui questa cosa mi riesce meglio. Sul mio cammino, ho avuto maestri che hanno lasciato un segno profondo, tecnico ed emotivo. Per esempio George Alexis Girardon, mi ha trasmesso l'idea secondo la quale l'equitazione è anche arte: postura, eleganza, presenza. Ma soprattutto una forma di comunicazione silenziosa attraverso il cavallo. Con Carlos Torrell Jane ( per me un fratello vero e proprio ) in Spagna ho approfondito la dimensione più tecnica del dressage da competizione, curando la preparazione dei cavalli fino ai livelli più alti, compreso la loro capacità di esprimere tutto il potenziale atletico. Da entrambi ho ricevuto un'eredita preziosa:Una cultura del cavallo basata sul rispetto, sull'osservazione e sulla responsabilità. Ciò non toglie che il vero Maestro, rimane il cavallo, anche se sembra una frase di rito, siate certi che non lo è. Questo ce lo insegna l'esperienza"
Il cavallo, di ieri o di oggi, più importante per la tua vita ed esperienza equestre? Cosa ti ha lasciato in dono?
" Nella mia vita ho incontrato tanti cavalli speciali e li porto tutti nel cuore. In questo momento Habibi Angelus, il mio lusitano di punta del 2012 da Albatro, occupa un posto speciale. E'un cavallo imponente, 1,75 cm al garrese, ma ciò che lo distingue è la sua mente oltre che la sua anima, una calma attiva, una resilienza naturale, un'intelligenza emotiva che gli permette di crescere anche sotto pressione, da lui ho imparato che il valore non si misura solo nel movimento, ma nella qualità del cuore.
I risultati ottenuti insieme sono importanti ma il dono più grande è questa forza interiore che oggi ritrovo nella sua discendenza.Un altro dei cavalli che ho amato profondamente è Ukapa, sempre lusitano, era del 2001 da Quialto, un genio, e le sue figlie ora le sto coprendo con Habibi. Cosi i miei due grandi cavalli sono sempre con me"
CAMPIONATO EUROPEO IN FRANCIA
Dal 12 al 16 novembre di quest'anno sei stato impegnato in Francia, a Le Mans, in gara al Campionato Europeo del Master Iberico con Habibi Angelus, il tuo lusitano di punta di 13 anni. È cresciuto tanto nei giorni di gara, livello 4, tanto da migliorarsi nel freestyle della domenica, prestazione per la quale avete vinto la medaglia di bronzo. Cosa hai sentito e notato, in questo crescendo del tuo storico cavallo rivelazione? Che emozioni o ricordi riporti dopo questo ennesimo Campionato con lui?
"A Le Mans, ho percepito una maturità nuova in Habibi. Cosa usuale e auspicabile per il binomio è migliorare, imparando qualcosa ogni giorno, riflettendo e concentrandosi fino a crescere sempre di più. In questo contesto, gara dopo gara, abbiamo trovato sempre più equilibrio, presenza e una sintonia che nasce da una fiducia reciproca. Nel freestyle, in cui abbiamo conquistato il bronzo, ho sentito un cavallo che non solo eseguiva esercizi ma partecipava con testa e cuore. Questi momenti sono la parte più preziosa del mio lavoro : vedere un cavallo esprimere se stesso con libertà e volontà. In questo caso posso solo dire, criticamente, che lui meritava l'oro, quanto a me, ho commesso un'errore nella tempistica musicale, che purtroppo è costato caro.
Lui meritava l'oro. Colpa mia"
Durante questo campionato europeo, hai lavorato/ti sei preparato da solo o hai avuto il supporto tecnico di qualcuno? ( avevi una auricolare in campo prova)?
"In quel momento, con me c'era una mia allieva, Marianne Pascal di Montecarlo, alla quale chiedo di farmi da specchio e dirmi cosa si vede da fuori. A casa ho sempre lavorato da solo, fino a tre mesi fa, poi ho chiesto ad un mio carissimo amico, che stimo molto anche come istruttore, di aiutarmi una volta al mese a seguire i miei allievi e così ho approfittato anche io della sua professionalità nel settore agonistico. Tornerà per la quarta volta a dicembre . Si tratta di Massimiliano Floris"
Habibi Angelus ha una storia speciale. A 4 anni ti sei accorto di lui, in Spagna, quando tutti lo avevano scartato. Era invisibile per molti, ed era stato lasciato indietro anche come condizione fisica. Come hai fatto a notarlo e cosa ti colpí di lui? Da allora quanto ti colpisce la sua crescita tecnica e mentale costante e volitiva?
"Habibi è nato in Spagna, a 30 mesi fu venduto in Italia. Fatta una prima doma e poi messo in vendita, risultó inacquistato per molto tempo. L'ho incontrato quando aveva 4 anni e mezzo circa, chiuso in un box da allora, e quindi molto giù di forma, poi l'ho liberato in un campo per una decina di mesi e all'età di 5 anni e mezzo ho cominciato a lavorare con lui.Appena l'ho visto la prima volta, ho pensato che potesse essere una buona opportunità per il fatto che nessuno riusciva ad accorgersi di lui. Ho pensato che fosse la mia occasione per avere un buon cavallo. Ho sempre creduto in Habibi e mi sono sentito fortunato quando ho capito che nessuno fosse riuscito a vedere fino al mio arrivo, il tesoro che si celava dentro quel cavallo. Questa è una parte importante del mio lavoro: vedere dettagli che non tutti vedono. Oggi la sua crescita tecnica e mentale conferma ciò che avevo percepito allora"
Habibi oggi è anche riproduttore del tuo allevamento. Che doti trasmette ai suoi figli?
" Nei suoi figli riconosco chiaramente i suoi punti di forza: parte mentale straordinaria,disponibilità al lavoro, equilibrio emotivo,facilità alla riunione, incredibile rapidità di apprendimento, resistenza allo stress psicologico,
buone andature, grande cavalcabilita.Non trasmette nessuno dei suoi difetti. Non ultimo, c'e da sottolineare il fatto che, in allevamento, copre cavalle selezionate molto attentamente e che sono figlie di Ukapa ( che era un super cavallo, davvero un Genio, come ripeto sempre. ) Tutte fattrici estremamente qualitative e atleticamente molto prestanti, dotate di una testa eccezionale . Sono entusiasta del risultato! "
Una finale in Francia, doppio motivo di soddisfazione, perché hai gareggiato anche con un tuo giovane cavallo , soggetto con la Q, del tuo allevamento di lusitani. Da Addestratore,allevatore e cavaliere, che momento è stato per te e cosa hai potuto esprimere con questo 5 anni, simbolo del tuo lavoro e della tua passione?
"Presentare in finale Europea un giovane cavallo, nato nel mio allevamento, che si è guadagnato la selezione Italiana, è stata una emozione speciale. Vederlo crescere, imparare e affrontare un contesto internazionale con serenità, è la prova concreta che il metodo funziona. "Quantico"- questo il nome del mio 5 anni- era stato solo ad Arezzo e subito a Le Mans, che è stata la sua seconda uscita.
È il risultato di anni di scelte genetiche, tecniche e umane. Per me è una grande soddisfazione vedere un giovane cavallo di casa rappresentare il mio lavoro.
Quantico è l'ultimo figlio del grandissimo Ukapa. Un pezzo del mio cuore"
QUALCHE RIFLESSIONE
Hai puntato su PRE e Lusitani in tempi in cui non erano molto popolari nello sport ed in Italia. Oggi vivono un grande boom come razze veramente competitive e stanno invadendo i campi di gara con successo. Secondo te, cosa hanno di diverso dai warmblood questo tipo di cavalli ?
"Ho creduto nei cavalli iberici ,quando ancora non erano considerati competitivi, perché sono i cavalli più vicini all'uomo, dotati di altissima cavalcabilità. Li ho scelti perché sono latini, come me, e anche se non tutti sono i piu prestanti fisicamente, sono quelli con il cuore più grande. Hanno una personalità speciale che li rende decisamente più umani. Con la selezione stanno diventando sempre più prestanti e competitivi.Quindi sono cavalli utili per tutti i livelli di cavaliere. Premesso che non conosco in modo approfondito i warmblood, credo che fra loro ci sia una percentuale molto alta di cavalli utili, ma prevalentemente per cavalieri esperti.
L'idea di questo incrocio nasce dall'illusione che fossero trasmesse solo le qualità positive, ma non è andata così.
È un cavallo con altissime prestazioni ma necessita di "piloti" alla sua altezza.
Credo che il cavallo iberico sia un cavallo per tutti, basta sceglierne uno della cilindrata giusta, adatto al tipo di utilizzo destinato. Sono cavalli che ti danno tutto... se li rispetti."
Ancor di più, tu sei allevatore in Italia e cavaliere di Lusitani, cavalli attualmente ricercatissimi e preziosi. Come nasce l'idea di allevare questi cavalli in Italia? Che linea sviluppi? quale è la tua filosofia allevatoriale e come sono da addestrare?
"Allevare in Italia è stata una scelta di visione,volevo creare cavalli che unissero testa,funzionalità e versatilità: con un cavallo buono si può fare di tutto. Nella mia linea cerco soggetti : equilibrati mentalmente, adatti al dressage, al lavoro ed all'alta scuola. Con una struttura solida ma elastica dotati di grande intelligenza.
Addestrarli è un piacere, apprendono molto velocemente , sono super collaborativi e amano partecipare.Comunque è partito tutto dal "sogno" mai dimenticato di un bambino vecchio.Ora conviene allevare in Italia e vendere in Portogallo."
Oggi molti "ripiegano" sul Lusitano, perché i Warmblood sono sempre più complicati, troppo sangue per movimenti oltre la media che li rende difficili da gestire. Ma i Lusitani non sono cavalli di ripiego! Che cultura sensibilità sentimento mentalità conoscenza empatia assetto ci vuole per valorizzarli al meglio?
"Il Lusitano non è un piano B! È un cavallo che richiede cultura e sensibilità. Per valorizzarlo servono empatia,tatto,assetto stabile,comunicazione fine,capacità di ascoltare senza forzare, delicatezza.
Se entri in relazione con loro, ti danno tutto. Se imponi non capiscono e si chiudono. É un cavallo che aiuta a migliorarsi, diventano veri compagni di lavoro, se crei un binomio con un lusitano, non vorrai più cambiare, sono cavalli speciali"
Ci avviamo verso la fine dell'anno. Un bilancio del tuo 2025 e quali progetti idee pensieri equestri per il 2026?
" Il 2025 è stato un anno di ripresa, un anno significativo sotto tanti fronti: risultati sportivi importanti, la crescita dei giovani cavalli, il consolidamento della mia linea di allevamento e la partecipazione ad eventi internazionali che hanno confermato la direzione del mio lavoro. Nel 2026 gli obiettivi sono chiari e concreti: primo tra tutti, sviluppare ulteriormente l'allevamento, puntando sempre su mentale solido, equilibrio e qualità funzionale; poi, portare avanti la preparazione dei giovani talenti al circuito Master Cavallo Iberico e al dressage di livello avanzato; ampliare i progetti dedicati all'equitazione da lavoro e al turismo equestre tecnico; continuare il percorso di preparazione di cavalli fino al Gran Prix; incrementare la formazione di cavalieri e allievi, continuando i percorsi formativi che uniscono tecnica, metodo e cultura equestre. Il mio obiettivo rimane quello di promuovere una bella equitazione che unisca qualità tecnica, benessere del cavallo e una relazione uomo-cavallo fondata sull'ascolto e sulla conoscenza"
(tutte le foto pubblicate sono tratte dalla pagina Facebook di Silver Massarenti, che ringraziamo per la concessione alla pubblicazione. La foto in primo piano di Habibi Hangelus è stata scattata da fb Pole Europeen du cheval, che ringraziamo)
sabato 27 settembre 2025
IL ritorno in gara di Evelina Bertoli
di Giulia Iannone
questa gara di completo, oggi a Tor di Quinto, segna un altro grande rientro in campo, quello della Campionessa italiana in carica di completo con la sua Fidjy des Melezes. La loro era una assenza di altra natura, ed il suo rientro rappresenta una fonte di ispirazione ed insegnamento per tutti noi, mentre si giocano contemporaneamente molte partite, campionati, gare o grandi battaglie invisibili. Ciò che ci insegna questa amazzone è che attraverso i valori e le sfide dello sport, si consolidano nell'anima valori umani come la forza di volontà, la grinta, la pazienza, il coraggio interiore, la determinazione, la capacità di lottare e soffrire, la tenacia, la collaborazione nel team, e prima ancora col proprio cavallo, con gli avversari che possono anche essere tuoi amici e sostenitori. Dallo sport dunque la forza ed i valori da mettere in campo quando è la vita a mettere sul tuo percorso una sfida. E forti dell'esercizio della vita da sportivo ma ancora più di amazzone, che sa fare squadra col proprio cavallo, tutto diviene gestibile, possibile, traversabile, cavalcabile, battibile.
La Gara di Evelina Bertoli è la gara nella gara e tutti noi a bordo campo tifiamo per lei e la ammiriamo perché quei valori, ormai raggiunti ed esercitati sul campo, li stiamo leggendo, ad uno ad uno nel suo sguardo e sul suo volto e ci fanno da esempio.
Siamo tutti con te, Evelina!
foto di Giulia Iannone
lunedì 1 settembre 2025
DESTINO DI ACCIARELLA: IL PICCOLO CAVALLO, DAL CUORE GRANDE, CHE SFIDÒ I GIGANTI DEL DRESSAGE.
IL MITO
Di Giulia Iannone
Si sono appena conclusi, i campionati europei di dressage in quel della Francia. Impossibile non pensare, con l'approssimarsi di qualche evento agonistico importante del dressage Internazionale, al
nostro cavallo italiano simbolo, Destino di Acciarella, da cui tutto è partito. Sono trascorsi circa 30 anni da allora. Raccontare la sua storia, significa raccontare la storia del dressage italiano. Per tutti
noi della sua generazione, egli è un simbolo, di speranza, coraggio, forza e capacità di far nascere un sogno.
Lui non era nato per il dressage, e non era nato nella patria del dressage. Tutto ciò che fece, lo fece col cuore, che per ironia della sorte aveva stampato sulla fronte, al posto di una convenzionale stella. Vi racconteremo la vera storia di questo cavallo, partendo da cosa ci fosse in Italia prima del suo arrivo. Sono tante le teorie e le leggende metropolitane fiorite attorno a questo cavallo, abbiamo pensato
di contattare l'Ing. Cesare Croce, perché è uno dei protagonisti principali di questa vicenda. Attraverso le sue parole abbiamo avuto l’opportunità di ricostruire la storia reale di questo soggetto.
LA STORIA
Quale era la situazione del Dressage in Italia, prima dell'avvento di Destino?
"Per il nostro sport e per me in particolare, questo cavallo è stato qualcosa di unico e
straordinario, che ha rappresentato lo sviluppo del Dressage in Italia. La sua storia deve infatti essere inserita in un periodo in cui la disciplina del Dressage in Italia, era tenuta in scarsa considerazione, e la nostra credibilità all’estero era molto limitata. I numeri dei tesserati di questa
disciplina si contavano su due mani. Nell’ambiente del salto ostacoli, si considerava il Dressage come attività limitata a cavalieri non più giovani, definiti usando una espressione, irripetibile per iscritto, sgradevole ed ingiustificata, per cui era necessario soprattutto creare un
nuovo entusiasmo, una passione in giovani qualitativi, nonché la credibilità a livello nazionale e internazionale, che non esistevano. Mancavano centri di specializzazione, gare sportive, giudici,
istruttori, giovani e cavalli qualitativi da formare.Con il mio entusiasmo di giovane consigliere responsabile del settore federale, supportato dalla competenza nella disciplina dell’amico Enzo Truppa, e la disponibilità di risorse economiche rilevanti, garantite dal CONI, grazie alla lungimiranza del presidente Fise Lino Sordelli, siamo riusciti negli anni 1984-1988 a realizzare un progetto organico a mio avviso straordinario.
Per la crescita dei binomi più giovani in Italia vennero istituiti i Centri Federali di Dressage, di cui uno al CIL di Milano ed uno ai Pratoni del Vivaro.Per seguire i giovani nei centri federali, in attesa della formazione in Germania dei nostri istruttori, la federazione aveva assunto a tempo pieno un tecnico tedesco, prima Eugen Shadler e poi Hans Weber, avvalendosi peraltro anche come consulenti di esperti nel settore come il Consigliere Federale Dr. Enzo Truppa, che al tempo stesso si dedicava in collaborazione con la FEI alla formazione di un corpo giudicante, indispensabile per garantire l’organizzazione, in autonomia dall’estero, di eventi nazionali e internazionali in Italia. Per organizzare qualsiasi evento dovevamo invitare i giudici dall’estero.Nei Centri Federali erano scuderizzati anche i cavalli di proprietà Fise in numero considerevole (una quindicina), acquistati con un contributo finalizzato del CONI, destinati a formare soprattutto le squadre giovanili e tra questi una bellissima femmina giovane baio scura di nome Jorinda.Inizia così anche la storia italiana dell’attività giovanile del settore, con la formazione sia di cavalli giovani, che soprattutto giovani atleti come ad esempio Fabio Magni, Esther Soldi, Stefania Mieli, Monica Gheno, Piero Sangiorgi, Armanda Scaglione, destinati alcuni ad affermarsi anche a livello seniores.Con questi giovani dalla passione straordinaria è stato possibile iniziare a presentare le nostre squadre a livello pony e Junior, con risultati decorosi, anche ai campionati europei, a cui non
avevamo mai partecipato prima con un team.Del Centro Federale di Milano, trasferito negli anni novanta al Centro ippico Monzese, con una organizzazione privata, si occuperà poi Paolo Margi ove sarà scuderizzato per alcuni anni anche Destino di Acciarella".
Come nasce Destino di Acciarella (1981 da Telford). A cosa era destinato e perché è stato acquistato dalla FISE? Era un buon purosangue? a chi è venuta l'idea, a questo punto rivelatasi geniale, al tempo sembrava estrema, di addestrarlo per il dressage?
"Destino nasce nel 1981 nell’allevamento di Acciarella, a Latina. Sella Italiano, mantello baio con fiore in fronte (simile ad un cuore), viene presentato a quattro anni al Premio di Allevamento di Grosseto, organizzato dall’ENCI (ente nazionale che in allora si occupava dell’Allevamento del cavallo da Sella Italiano). Nell’occasione viene notato dal Col. Lodovico Nava e dal sottoscritto, per cui scelto nel programma annuale di acquisti, da parte della Fise, di cavalli giovani destinati ai Settori Olimpici (i più qualitativi) e alle Scuole di Equitazione Federali. Ogni anno venivano acquistati una decina di puledri, non solo per ampliare la scuderia federale con soggetti indigeni di qualità, ma anche per supportare gli allevatori italiani ed incentivarli a migliorare la qualità e
produrre soggetti sportivi competitivi. All’epoca ero consigliere responsabile per il Settore (oggi Dipartimento) Dressage e in Destino avevo notato delle qualità di regolarità nelle andature e di potenziali doti di “riunione”, che mi sembrarono essere ideali all’inserimento in un progetto, che
volevo attuare per cercare di organizzare, a livello federale, una disciplina equestre, che in Italia era stata praticata solo per merito dell’iniziativa personale di alcuni cavalieri esperti e appassionati come Fausto Puccini, Daria Fantoni, Enzo Truppa, Mariano Frey. Nelle mie intenzioni, a Destino volevo affidare una grande missione da compiere ed in particolareabbattere il preconcetto secondo il quale la tecnica del dressage tedesco fosse coercitiva ed in antitesi con il “metodo naturale” caprilliano: personalmente infatti sono sempre stato convinto che il lavoro in piano abbia una utilità intrinseca, come base anche per le altre discipline olimpiche, compreso il Salto Ostacoli.
L’obbiettivo del Dressage non è come alcuni sostengono, “coercizione”, ma come dice il dr. Enzo Truppa, quello di “rendere il cavallo nello stesso tempo calmo, leggero, sciolto e flessibile, fiducioso, attento, perspicace e permeabile, realizzando un’intesa perfetta con il suo cavaliere”.
Infatti recentemente “nel regolamento FEI è stato opportunamente aggiunto il concetto di “HAPPY ATHLETE” intendendo così un cavallo in armonia con il suo cavaliere, in assenza di tensioni negative”.Molti anni dopo lo stesso coach internazionale Henk Noren avrebbe inserito, durante i suoi stages
di alto livello per cavalieri di S.O., lezioni di dressage tenute da tecnici della specialità.Era quindi indispensabile per il successo del progetto formare idee nuove, menti disponibili, considerazioni adeguate e soprattutto stima e passione per questa disciplina, secondo una visione corretta, che in primo luogo aveva necessità di tecnici, istruttori e cavalieri di alto profilo.
Preso atto di questa necessità vitale di formare figure moderne e sufficientemente motivate, il Consiglio Federale, su mia proposta nel contesto del programma del Settore, decise di istituire a tale scopo, una borsa di studio federale biennale, con cui alcuni cavalieri qualitativi, selezionati
dalla FISE, potessero approfondire la propria preparazione nelle migliori scuderie in Europa. Vennero individuati, tra gli altri, Laura Conz (che era già in Germania per scelta personale), Paolo Margi e Mauro Roman (olimpionico di Completo a Mosca) per trascorrere alcuni anni nelle migliori
scuderie all’estero: Laura Conz dal Tecnico Johan Hinnemann, Mauro Roman prima dal tecnico Udo Lange e poi dal tecnico Daniel Ramseier e Paolo Margi dal tecnico George Theodorescu, ove si trovava da anni anche Daria Fantoni.
Un esperimento in tal senso, con grande successo, era stato fatto nel quadriennio precedente dal responsabile del settore Fise, avv. Ettore Mariano, inviando nelle scuderie di Georg Otto Heyser il giovanissimo Fabio Magni, che, con il cavallo del suo coach Amigo 23, vinse a soli 16 anni il Gran Premio nel CDI di Lipiza".
Si dice che Destino avesse un carattere davvero molto complicato e difficile, che fosse molto caldo e testardo. Ci descrive in realtà che carattere avesse e come fosse da montare: pregi e difetti. Come è stato da addestrare? Non avete mai avuto il timore di non riuscire?
"Non ricordo e non mi sembra che Destino avesse all’inizio un carattere particolarmente complicato e difficile, certamente era un cavallo, vista la sua origine, molto “caldo”, insanguato ed esuberante. Probabilmente il suo cavaliere ricorda meglio di me il quotidiano di un soggetto, che doveva adattarsi ad una disciplina sportiva, che invece nel suo DNA e nelle prospettive allevatoriali avrebbe dovuto essere quella di un cavallo da salto. Inoltre, il mio progetto non pretendeva risultati agonistici certi e a breve termine, lo scopo era quello di proporre un metodo per creare e far crescere il livello e la credibilità in Italia di una disciplina, sconosciuta ai molti, nel suo complesso: infatti per l’attività agonistica immediata Paolo Margi disponeva anche di un altro cavallo della Fise pronto per le gare."
Il vostro cavaliere federale, come ha accolto l'idea davvero 'originale' di montare in dressage, addirittura in GP un purosangue: si tiró indietro? (in realtà tanto assurda e nuova non era la situazione. Daria Fantoni prima di Sonny Boy, aveva montato un purosangue di nome Bombay in Gp, con cui partecipò nel 1983 ai campionati d'Europa in Germania, lo stesso Theodorescu aveva preparato per il GP diversi purosangue e per altro in seguito addestrerà finanche il famoso
trottatore Orlov, Balagur, divenuto una leggenda nel dressage. George sapeva valorizzare ogni tipo di cavallo speciale!)
"Era un momento di grande entusiasmo e amicizia reciproca in tutto l’ambiente, pur circoscritto in allora, del dressage italiano, determinate dalla condivisione delle iniziative assolutamente innovative federali, che si stavano intraprendendo, per cui Paolo Margi, ha preso parte al progetto e non mi ha mai esternato dubbi in merito, né mi ha mai palesato incertezze nel dedicarsi alla preparazione di un puledro, anche se all’inizio non poteva sapere che con Destino era “destinato” a formare un binomio per l’Italia indimenticabile. Direi che non ci fossero neanche le motivazioni,visto che non c’erano pressioni psicologiche o emotive, né pretese della Fise di raggiungere risultati importanti a breve e ad ogni costo.
D’altra parte non era una impresa impossibile (come ricorda anche Lei nella domanda): c’erano stati precedenti significativi proprio per noi nelle scuderie Theodorescu con Bombay di Daria Fantoni e la tendenza in quegli anni anche in Germania era quella di impiegare cavalli sempre più insanguati ed eleganti, trovando la svolta epocale in un soggetto mitico come Rembrandt, che nella sua struttura leggera e nei movimenti “aerei” tradiva le molte ascendenze genealogiche di purosangue. Un cavallo che con la sua amazzone diventerà una leggenda."
Infatti Destino fu mandato, assieme al cavaliere Federale Paolo Margi, per 2 anni in Germania da Theodorescu. Che lavoro fu fatto e cosa pensava il Grande George di questo cavallo?
"Nel contesto del programma federale di cui abbiamo parlato, la formazione di Destino di Acciarella inizia dal 1986 al 1988 nelle scuderie di George Theodorescu, dove Paolo Margi perfeziona anche la sua preparazione come istruttore. Periodicamente andavo in Germania per assicurarmi delle condizioni e dei progressi della sua preparazione. In Germania la formazione dei tecnici (Bereiter) avviene con affiancamento ad istruttori e cavalieri qualificati (Reitler), per cui avevo ritenuto in allora che fosse un ottimo sistema da adottare anche in Italia: un sistema che
consentiva di affiancare alla crescita tecnica dei cavalieri /istruttori, anche la preparazione di alcuni cavalli giovani. A Paolo non ho mai fatto pressioni psicologiche sui risultati da raggiungere con Destino, sapeva che stavamo creando insieme un format e quindi che disponevamo di tutto il tempo necessario: la sua esperienza in Germania, come quella di Conz e Roman ed altri successivamente, faceva parte di un
programma di istruzione ad ampio respiro, per cui non erano importanti i risultati agonistici di vertice immediati, ma la crescita del movimento sportivo nel suo complesso e la credibilità del nostro settore dressage a livello nazionale ed internazionale.La preparazione tecnica di Destino poteva procedere, senza eccessive responsabilità, con i tempi necessari e senza pressioni psicologiche, sotto la guida di un “formatore” straordinario come
Theodorescu, che avevo scelto per i suoi sistemi di addestramento assolutamente privi di violenza e coercizione, come aveva dimostrato mirabilmente, per quanto ci riguarda, nella creazione di un binomio indimenticabile come Sonny Boy e Daria Fantoni, che, alle Olimpiadi di Seul 1988, avrebbe dovuto raggiungere un risultato superiore a quello ottenuto, se fosse stato giudicato in modo adeguato! Dopo la gara il Presidente di Giuria lo svizzero Niggli, ebbe a riconoscere pubblicamente
che i giudici si erano accorti troppo tardi che il binomio italiano stava eseguendo una ripresa straordinaria, non premiandolo a sufficienza con i voti. Probabilmente mancava ancora la credibilità sufficiente per il nostro Paese nella disciplina.
Destino doveva essere l’esempio di un “progetto” globale serio e strutturato di crescita del settore in Italia, per raggiungere i livelli e la credibilità necessaria per ottenere risultati importanti nelle categorie a giudizio!
Theodorescu è sempre stato d’accordo con me nella stima e considerazione per questo cavallo e per il suo cavaliere, a cui è stato sempre legato, anche affettivamente.
Pazienza, serenità e metodo sono stati alla base dei successi sportivi, per noi importanti, di Destino."
Mi ricorda lei cosa è riuscito a fare questo piccolo cavallo dal cuore immenso in gara?
" I risultati hanno premiato un programma, studiato a tavolino, meticoloso con una successione di performance significative, quasi uniche sino ad allora a livello italiano:
due Olimpiadi – Barcellona 1992 (ottavo di squadra) e 1996 con Paolo Margi;
due Campionati del Mondo con Paolo Margi - Stoccolma 1990 e The Hague 1994 (quinto di squadra)
un Campionato del Mondo con Monica Gheno – Roma 1998
due Campionati d'Europa con Paolo Margi – Donaueschingen 1991 e Lipiza 1993 (settimo individuale)
due Ori al Campionato Italiano con Paolo Margi;
un Oro al Campionato Italiano 1997 con Monica Gheno;
ed un numero impressionante di partecipazioni agonistiche internazionali importanti, come certificato dai timbri sul passaporto FEI (che vi fornisco in foto), con debutto per me emozionante
e indimenticabile nel rettangolo di Aachen nel 1988, che sanciva i risultati ottenuti da un progetto tecnico lungo quattro anni.
La presenza di una squadra del nostro Paese a Barcellona 1992, per la prima volta con un team ad una Olimpiade, rimane ancora oggi un risultato per noi straordinario (ottavi di squadra), insieme a quella ai mondiali WEG di The Hague 1994 con un indimenticabile quinto posto.
Due circostanze sportive storiche, in cui Destino ha rappresentato con il suo cavaliere un punto di forza ed un simbolo del successo del progetto federale degli anni ottanta, essendo un binomio completamente italiano, formato grazie alle iniziative della nostra Federazione. La credibilità tecnica e sportiva della Fise in pochi anni era cresciuta nel rispetto e nella considerazione internazionale della disciplina, al punto che alcuni cavalieri competitivi, come Pia Laus (al campionato europeo Juniores di Cervia aveva preso parte con il team tedesco), con doppio
passaporto, decidevano di partecipare con i nostri colori all’attività internazionale, consentendoci di formare una squadra senior più competitiva, che riusciva a raggiungere un risultato particolarmente significativo e mai ripetuto con il quinto posto del Team Azzurro ai WEG del 1994.
Peccato che nei due quadrienni successivi (1989 – 1996) il progetto non è stato consolidato, portando ad un progressivo esaurimento della spinta tecnica iniziale."
Cosa ha rappresentato per l'Italia dressage questo cavallo senza le linee del Nord Europa: ha sfidato tanti giganti del tempo?
" Per me Destino ha rappresentato la chiave di volta di un progetto Fise importante, di cui, in questo incontro, ho cercato di delineare gli aspetti principali. Nel mio immaginario, ma soprattutto nel mio cuore, Destino di Acciarella voleva essere ed è stato il simbolo e ne ha rappresentato la sintesi.È stato un “piccolo cavallo italiano” dal grande cuore, molto qualitativo, per il quale nessuno
avrebbe pronosticato un futuro agonistico in dressage, se messo a confronto con cavalli tedeschi e olandesi, soprattutto in allora, molto strutturati, che ha trovato il successo, con la formazione acquisita in un contesto tecnico federale sereno ed ideale, sotto la guida di un coach straordinario come George Theodorescu, con la pazienza, la passione e la competenza del suo cavaliere Paolo Margi, con metodi tecnici di rispetto per il cavallo, che hanno consentito a Destino di vivere una carriera agonistica molto lunga ed una vita serena sino a 32 anni. Se voi andate, a livello storico, a riguardare gli ordini di partenza delle gare cui ha preso parte Destino, noterete che è stato in campo con i cavalli, che oggi rappresentano la storia del Dressage Internazionale. Solo per fare
qualche nome, un cavallo partito da Latina, ha incontrato: Bonfire, Gigolò, Grunox, Goldstern, Lucky Lord, Rembrandt, Invasor, Aquamarin, Donnerhall, Aktion...e molti altri ancora. I cultori tecnici del dressage sanno di cosa stiamo parlando e solo con la citazione di questi nomi vedono immediatamente dinnanzi ai loro occhi questi soggetti, che, con i loro cavalieri, hanno fatto la storia del Dressage internazionale!"
UN NUOVO CAVALIERE.
Nel 1996, credo, dopo le Olimpiadi di Atlanta ed il titolo Italiano, ovviamente vinto, invece di ritirarlo dalle scene, il cavallo fu affidato ad una giovane amazzone, di nome Monica Gheno. Come avvenne il passaggio e da chi fu voluto? Fu semplice per il cavallo il cambio di cavaliere o dopo così tanti anni, circa 11, il cavallo era diventato personale e molto legato al suo storico cavaliere?
"Dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Atlanta e vinto i Campionati italiani nel 1996, nel 1997, aseguito dell’indisponibilità del suo cavaliere Paolo Margi, dovevamo decidere se ritirare il cavallo dalla scena sportiva. Presi invece la decisione di assegnare a questo cavallo straordinario ed esperto di 16 anni il compito nel mio immaginario di “testimonial” ai Weg Roma 1998, con un “nuovo debutto” sotto la sella di Monica Gheno, dotata a mio avviso della sensibilità ed empatia necessarie. Monica era uno degli atleti giovani più rappresentativi nel contesto del progetto dei Centri Federali ed aveva partecipato a numerosi campionati internazionali giovanili con un altro gioiello acquistato giovanissimo di proprietà Fise (Jorinda). Ho concordato la scelta con Paolo
Margi (Monica era anche una sua allieva) e il binomio veniva scuderizzato al Centro Ippico del Pegaso di Barzago, per poi essere trasferito, in preparazione ai WEG, a Sassenberg nel Centro Equestre di George Theodorescu, il coach che era stato l’artefice dell’avvio alla carriera internazionale di Destino.Non è stato certamente semplice ricreare un binomio con un cavallo, che aveva avuto in carriera un solo cavaliere particolarmente dotato, ma la scelta della location e la presenza di Theodorescu
credo sia stata determinante per dare a Monica, al tempo forse non ancora sufficientemente esperta, la sicurezza necessaria al debutto in un evento di altissimo profilo tecnico. Prima dei WEG 1998, Destino con Monica Gheno aveva vinto il Campionato Italiano Assoluto nel 1997 e partecipato a numerosi eventi internazionali, anche con ottimi risultati, guadagnandosi sul campo, il posto in squadra a Roma:
CDI Ebreichsdorf - aprile 1998
CDI Villanova D’Asti - maggio 1998 (GPS - 7°)
CDI Monaco - maggio 1998 (Inter II - 3°)
CDI Lipica – giugno 1998
CDI Fritzen - agosto 1998 (GPS - 7°)
CDI Frauenfeld – agosto 1998
Il risultato tecnico ai WEG 1998 non è stato di rilievo, ma è stato una dimostrazione di un lavoro che aveva reso possibile la presenza ancora una volta di un Team italiano negli eventi internazionali più importanti."
Cosa avvenne dopo i WEG di Roma e come ha terminato la sua vita Destino?
"La carriera di Destino termina con un infortunio imprevisto nel secondo giorno di gara, ai Campionati Italiani del 1998, dove, dopo la prima prova, guidava la classifica.
Rimane a riposo precauzionale, con le cure idonee veterinarie, per alcuni mesi, poi nel 1999 all’età di 18 anni, la decisione della Fise di assegnarlo definitivamente a Monica Gheno e ritirarlo dall’attività agonistica per fare in modo che si potesse godere una meritata pensione dopo una lunga carriera da campione.Mantenuto e assistito sino alla fine con affetto da Monica, rimane scuderizzato sino al maggio del 2011 al Centro Ippico del Pegaso, dove sono stato a visitarlo alcune volte, trovandolo sempre in ottima forma. Ha passato poi gli ultimi anni al prato dell’Azienda Agricola Costa D’Oro sino al 22 gennaio del 2013, quando, all’età di 32 anni, termina i suoi giorni questo soggetto straordinario, che è vissuto a lungo anche per l’affetto e le cure di cui è stato circondato meritatamente per tutta la sua vita. Per questo un ringraziamento particolare, anche a nome di Destino, a Monica Gheno ed a suo marito."
Lei è molto affezionato a questo cavallo, anche perché la sua carriera federale è legata a filo doppio con quella di questo soggetto?
" Sono profondamente legato a questo cavallo ed alla sua storia. Riaprire i “cassetti” in cui conservo i documenti e le foto di questo cavallo, per fare questa intervista, non è stato facile, ma mi riempie di gioia sapere che questo soggetto trovi il giusto riconoscimento. Non è solo un fatto puramente narrativo, significa riaprire ricordi, momenti vissuti, esperienze, iniziative anche difficili, che allora sembravano impossibili e che oggi sono talmente chiare e semplici da non creare più dubbi. Ho “camminato” con Destino per oltre 10 anni dei miei trascorsi di dirigente sportivo, vivendo insieme a lui alcune delle mie emozioni più entusiasmanti e profonde. Tante sfide, tante soddisfazioni, tanti traguardi, non privi di difficoltà, per non parlare del piccolo “miracolo” di Roma 1998, a cui questo purosangue doveva essere presente, come atleta cavallo e
come simbolo. La FEI, dopo il caos organizzativo e il fallimento del Comitato dell’edizione 1994 a The Hague, nonché la rinuncia dell’Irlanda, affida a noi ad agosto, con un solo anno di preparazione, l’edizione dei WEG 1998 (World Equestrian Games), preferendoci al colosso tedesco, che aveva posto la propria candidatura nel “tempio” degli Sport Equestri ad Aachen. Ci siamo riusciti! Nonostante le enormi difficoltà burocratiche ed economiche abbiamo portato il mondiale allo stadio Flaminio e non solo il Comitato Organizzatore, ma anche Destino riceve l’applauso di venticinquemila spettatori presenti prevalentemente stranieri! Avevamo meno di un anno per realizzare un evento, per il quale in genere sono previsti quattro. La Fise insieme al Gruppo Riffeser ha creato una macchina perfetta ed idonea, in un anno soltanto, nel pieno centro dell’Urbe, ad organizzare un evento memorabile per tutti gli appassionati di Sport Equestri nel mondo ed un miracolo “italiano”, come ebbe a definirlo in Assemblea Generale la Presidente FEI donna Pilar di Borbone.
“Centinaia di lettere arrivate da cinque continenti a firma dei più accreditati addetti ai lavori degli
sport equestri – tecnici, ufficiali di gara, cavalieri, dirigenti ed anche semplici appassionati- ed i
commenti entusiastici della stampa specializzata, hanno confermato che l’edizione 1998 dei World
Equestrian Games è passata alla storia scrivendo a chiare lettere un successo senza precedenti”
(Ufficio stampa – Caterina Vagnozzi).
Destino allora diciassettenne è stato per me il simbolo di questo successo prendendo parte, con la sua giovane amazzone ad una squadra azzurra e per la sua terza volta ad un Mondiale ".
QUALCHE RIFLESSIONE CONCETTUALE.
Ci sono stati dei cavalli improbabili nella storia dell'equitazione: Jappeloup, figlio di un trottatore e di una purosangue; Stroller, un pony alto 1.41 che gareggiava in Gp internazionale e anche alle Olimpiadi di salto ostacoli; e Destino di Acciarella: 2 olimpiadi, 3 campionati del Mondo, 2 campionati d'Europa, 3 titoli italiani con 2 diversi cavalieri. Qualcuno dice che oggi questi cavalli nello sport non potrebbero ripetere le loro gesta, perché le gare sono cambiate. Non reputa che questo modo di vedere il fenomeno sia sbagliato, che paragoni non se ne possono fare ed ognuno è frutto del proprio tempo?
"Credo che la storia di Destino di Acciarella sia legata indissolubilmente allo sviluppo del Dressage in Italia e ritengo che siano ragionamenti privi di senso econsiderazioni fuori luogo, quando, in qualsiasi attività sportiva, si cerca di fare paragoni o confronti tra atleti, o nel nostro caso cavalli, di generazioni diverse.
Il valore di ogni “individuo” non può che essere correlato e contestualizzato all’epoca in cui è vissuto. A mio avviso comunque soggetti particolari per genealogia e altezza al garrese, come Jappeloup e Stroller, sarebbero dei “fenomeni” anche ai nostri giorni, così come Destino di Acciarella sarebbe ancora oggi un cavallo estremamente competitivo per creare un Team Azzurro, che purtroppo non abbiamo più, a parte alcune individualità importanti, per meriti personali, come Valentina Truppa."
Quale è stata allora la ricetta segreta di questo cavallo:luoghi, persone, occasioni, talento, fortuna o solo "destino"?
"Non credo alla sorte, credo nella massima latina che recita “faber est suae quisque fortunae” per cui sono certo che la formula del successo di Destino e del Team italiano, negli anni novanta, non sia stata casuale, ma sia dipesa da un programma federale studiato, strutturato e realizzato con attenzione. Un programma, che forse potrebbe essere ripetuto con gli aggiornamenti necessari, con le
opportune risorse, con la scelta dei luoghi e l’individuazione delle persone giuste, in un contesto progettuale che non potrebbe prescindere, come in passato, dal talento dei cavalli, dei cavalieri e degli istruttori. In assenza di una delle componenti di cui sopra ed in particolare di programmazione, di cavalieri di grande qualità, di istruttori speciali e di cavalli complicati ma
straordinari, come Destino, sarebbe stata e sarebbe ancora oggi una sfida impossibile."
Qualcuno di voi ha pensato all'epoca che stava per passare alla storia?
" Come dice la frase conclusiva del film Seabiscut: Tutti pensano che abbiamo preso questo cavallo e lo abbiamo fatto crescere. Ma non è vero. È stato lui a far crescere noi o forse ognuno di noi ha aiutato a far crescere gli altri!" Credo che il merito della mia intuizione, come uomo di cavalli e dirigente sportivo, sia stata quello di avere una visione ed immaginare una prospettiva futura di sviluppo di una disciplina trascurata
nel nostro Paese, nonché individuare e portare avanti, in un contesto di un progetto a più ampio respiro, una situazione di concomitanze uniche e preziose, da non lasciarsi sfuggire, e quella di aver effettuato scelte che, come per Destino, hanno determinato nel seguito risultati, che non apparivano all’inizio certamente scontati.Se siamo qui a parlare ancora di questo straordinario cavallo e di fatti avvenuti 30 anni fa, come storie ed eventi indimenticabili, significa che è stata una visione certamente lungimirante "
Photo credits:
le foto sono state messe a disposizione da Cesare Croce, photo courtesy documentazione personale privata; la foto di George Theodorescu proviene da horsemagazine, a solo scopo didattico; i primi piani di Destino di Acciarella, in van aereo, dettaglio del cuore, sono stati gentilmente concessi da Alice Giani Margi. Ringraziamo anche Monica Gheno per aver fornito i dati delle gare appartenenti al suo periodo da amazzone di Destino, e dopo i dettagli del periodo del cavallo a riposo. Grazie a tutti per la collaborazione al testo ed alla buona riuscita dell'intervista avendo messo a disposizione documenti ed immagini.
venerdì 8 agosto 2025
MONICA GHENO:" JORINDA, LA CAVALLA HANNOVER SEMPRE NEL MIO CUORE"
COME ERAVAMO...
DRESSAGE
MONICA GHENO:" JORINDA, LA CAVALLA HANNOVER SEMPRE NEL MIO CUORE"
"Il dressage contemporaneo italiano poggia le sue basi e fondamenta su quello che è stato il mio dressage, quello di una volta"
a cura di Giulia Iannone
Si sono appena conclusi i campionati Europei giovanili di Dressage, in terra Francese, a Le Mans, a breve si svolgeranno sempre in Francia, ma a Crozet, gli Europei di Dressage Senior.
Abbiamo pensato di contattare, con tono di Amarcord - come momento dedicato non solo alla ricostruzione del passato, ma comprensione del presente e proiezione nel futuro, perché la storia è sempre Maestra di Vita,- una amazzone azzurra del dressage "giovane" che raccoglieva l'eredità tecnica e di lavoro e progettualità, della fitta schiera di cavalieri che nel nostro paese furono iniziatori e cuore pulsante di una disciplina che non era di casa in passato. Abbiamo raccolto i ricordi, i pensieri, gli aneddoti di Monica Gheno, che oggi ritroviamo coach-madre della sua erede culturale e d'arte, Carlotta. Dal completo, al dressage passando dai campionati yriders italiani ed europei fino ad arrivare ai weg, alla carriera istruttore. Ecco cosa ci ha raccontato in questa bella intervista, per la quale la ringraziamo di cuore, visto che Monica è sempre una figura molto schiva, riservata, silenziosa e poco avvezza a stare sotto le luci della ribalta, anche se mentre fa lezione in campo, appare sicura ,esigente e vigorosa.
Presentati nel modo che preferisci, aggiungendo altre informazioni...
"Sono Monica Gheno, nata l’11 Ottobre del 1971 a Gallarate, in provincia di Varese. Attualmente vivo in Brianza, con mio marito e i miei due splendidi figli, Filippo e Carlotta. Ho iniziato a montare a cavallo all’etá di 10 anni, non ho mai smesso fino al momento del mio matrimonio. Ho praticato equitazione parallelamente ai miei studi liceali e, dopo il diploma, ho proseguito con la carriera equestre. Contemporaneamente alla mia attività di cavaliere, ho seguito i corsi per diventare istruttrice, partendo dal livello base fino ad arrivare al secondo e, per meriti sportivi, al terzo. Nel 2000 mi sono sposata e ho deciso di “cambiare rotta” e dedicarmi esclusivamente alla famiglia che stavo pian piano costruendo. Con la mia prima figlia, Carlotta, sono tornata nel mondo dei cavalli: non in veste di cavaliere bensì di mamma-istruttrice, un ruolo che mi gratifica molto e del quale vado fiera. Attualmente teniamo i nostri cavalli al Centro Ippico Roncobello, un luogo dinamico, ricco di stimoli e cavalieri d’esperienza, nel quale sono felice che Carlotta possa crescere e migliorare ogni giorno."
Come ti sei avvicinata all 'equitazione?
"Ho iniziato a montare i pony all’eta di 10 anni, il tutto è iniziato grazie ad un’amica di mia madre, che era proprietaria di un centro ippico ad Arsago Seprio. Qui è iniziata la mia formazione nel mondo del concorso completo: prima con il mio pony di nome “Freccia” (di nome e di fatto) e successivamente con “Woodstock”, pony che mi ha permesso di partecipare a ben 3 Campionati Italiani"
Perché tra le discipline equestri hai scelto il dressage, una disciplina poco popolare in Italia, che proprio negli anni della tua formazione veniva importata dalla Germania con grande impegno e interesse, da parte di alcuni volti illuminati della federazione del tempo?
"Il passaggio al mondo del dressage non è stato una scelta, lo definirei più una occasione capitata per caso. Durante un gara di completo, la federazione italiana è venuta alla ricerca di binomi da mandare agli Europei pony di quella disciplina equestre. In tale occasione, sono stata selezionata e mandata,
durante il periodo estivo, al centro ippico CIL, per la preparazione del lavoro in piano. Qui mi è stata fatta la proposta, da parte di Cesare Croce ( responsabile del settore dressage), di provare a montare dei cavalli da dressage, di proprietà della federazione. Da qui è partito il tutto: ho lasciato il mondo dei pony e del completo, per dedicarmi a quello dei cavalli e del dressage."
La formazione tecnica, il Maestro o i Maestri che hanno lasciato una impronta indelebile nella tua vita tecnica ed interiore. Chi porti sempre nella tua mente per i suoi insegnamenti ed esempio, e soprattutto per quale motivo?
"Gli istruttori che per primi annovero nella memoria sono stati Gabriella Asboth e James Connor, insieme a loro mi sento di annotare anche Mauro Roman, Federico Roman, Nelly Mancinelli, Diego de Riu, Emilio Puricelli. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, una piccola traccia che ha ,in qualche modo plasmato, la me degli anni a venire. Per quanto riguarda la formazione “dressagistica” non posso se non nominare Hans Weber, un tecnico tedesco chiamato dalla federazione Italiana per qualche anno. Successivamente il suo posto è stato preso da Paolo Margi, istruttore che è stato al mio fianco per moltissimi anni. Per me è stata una figura di riferimento, i suoi insegnamenti tecnici sono stati, e sono tuttora, la base della mia formazione equestre. Oltre a Paolo, pilastro fondamentale è stato George Theodorescu, grande maestro e profondo amante del cavallo in tutte le sue sfumature. Un insegnamento che
porterò sempre nel cuore è il seguente: “Per andare bene con il tuo cavallo devi fare una cosa, prima fra tutte: diventare suo amico”.
I risultati tecnici più importanti della tua carriera equestre giovanile e matura. Quale reputi il ricordo indelebile e il traguardo raggiunto più significativo?
"Sinceramente non ricordo con esattezza a quante gare io abbia partecipato, tra nazionali e internazionali, credo molte! Sono abbastanza sicura di aver vinto 5 Campionati Italiani Young Riders e 1 Campionato italiano Seniores Assoluto. Il resto non ricordo… per quanto riguarda i Campionati Europei, credo di avere all'attivo 4 partecipazioni Young Riders. Il traguardo raggiunto più significativo, nonché ricordo indelebile, sono stati sicuramente i World Equestrian Games, del 1998, a Roma, ai quali ho partecipato in sella a Destino. C’è stata una gara, invece, che mi è rimasta particolarmente impressa nella memoria, non tanto per importanza o per la vittoria in sé, ma per feeling e sensazione. Era un internazionale a Roma (Villa Borghese), montavo Chopin. In tale occasione, questo cavallo mi ha lasciata particolarmente emozionata, perché ha dato tutto se stesso in quella competizione, ci ha messo il cuore e, io l’ho sentito. È stato come se mi parlasse e mi dicesse, folata dopo folata, tempo dopo tempo, piaffe dopo piaffe“Ce la possiamo fare”! Abbiamo concluso la nostra ripresa con tanta gioia e felicità."
Sei stata anche all'estero per un periodo dedicato ad approfondimenti tecnici ed esperienze?
"Sì, sono stata in Germania da George Theodorescu, durante tutto il periodo estivo, per circa 3 anni consecutivi. Durante questo periodo mi allenavo in preparazione delle gare aumentando così il mio bagaglio tecnico. "
Cosa ti è rimasto nell'anima del Grande Guru del Dressage?
"Per me Theodorescu è stato un vero uomo di cavalli, figura equestre immensa al di fuori del tempo. Adorava i cavalli e, giustamente, nessuno di loro poteva finire il lavoro senza mangiare qualche zuccherino. Solo che a Jorinda non piacevano, non c'era proprio verso di farla aderire a questo rito di fine training. Cosi, George,cercava in ogni modo di farglieli mangiare, escogitando ogni giorno una tecnica nuova. Era diventata una gara!
Theodorescu amava la pulizia, la scuderia doveva brillare, guai a pulire i piedi dei cavalli in corridoio! Le pareti dei box? Linde e pinte tutti i giorni. Theodorescu era un perfezionista, severo ma giusto, ma anche una persona semplice e affabile, la cui compagnia era sempre ben gradita da tutti"
Parlaci del tuo cavallo del cuore e magari anche di quello più difficile, che definisci il tuo maestro?
"Parto con il dire che tutti i cavalli che ho montato sono stati per me dei maestri. Il mio primissimo cavallo da Gran Premio si chiamava Chopin. Senza di lui, non sarei mai riuscita a montare Destino di Acciarella. Juvel è stato il mio primo cavallo federale, un cavallo d’esperienza che mi ha insegnato molto. ( era un cavallo di origine Danese, un pó freddo. Con lui Paolo Margi ha vinto il suo primo campionato Italiano, nel 1985, ndr) Dopo di lui è arrivata Jorinda, la mia cavalla del cuore: era dolcissima, da montare, un pò nevrile ma io l’amavo. Tra di noi si è creato un feeling magnifico che non ho mai più ritrovato con nessun altro cavallo. ( era sicuramente una cavalla hannover molto bella, dopo tutto il nome deriva da una favola dei fratelli Grimm, in cui si parlava di una fanciulla leggiadra. La cavalla, infatti, era dotata di movimenti molto espressivi, ma un pó difficile dal punto di vista caratteriale. Era stata presa dalla Federazione in Germania, con la supervisione di George Theodorescu, ndr) Infine, ma non per importanza, Destino D’Acciarella: con lui è stato amore e odio. Destino è stato il cavallo con cui ho partecipato ai World Equestrian Games e il cammino non è stato tutto rose e fiori ! Era un cavallo molto complicato, dal carattere forte e cocciuto ma, allo stesso tempo, molto legato al cavaliere… purtroppo non abbiamo avuto modo di conoscerci al meglio, poiché ho Iniziato a montarlo negli ultimi anni della sua carriera."
È con Destino di Acciarella che ti laurei prima campionessa italiana nel '97 e con lui nel '98 giungi ai Weg di Roma. Un cavallo meraviglioso cui l 'Italia del dressage deve molto. Tu cosa ricordi, cosa ha significato per te montarlo e raggiungere tanti traguardi con lui? Un cavallo fuori dai canoni si potrebbe dire?
"Continuando sulla scia della domanda precedente, non posso che riconfermare la sua importanza nella mia carriera equestre. Poterlo montare è stato per me un vero onore! "
Poi, dopo Destino, cosa avviene? Stavi preparando qualche altro cavallo per il tuo proseguo di carriera?
"Dopo i World Equestrian Games del 1998, ho partecipato ad un Campionato Italiano durante il quale Destino si è infortunato. Vista la sua ormai non giovanissima età, insieme alla federazione, abbiamo deciso di ritirarlo dal panorama sportivo, per fargli godere una meritata pensione. Da qui mi sono dedicata alla carriera di istruttrice per un po di anni. "
Ad un certo punto scompari e ti ritiri dalla scena dressage. Come mai? A cosa ti sei dedicata?
"Sì, ad un certo punto la mia vita è cambiata: mi sono sposata e sono diventata mamma a tempo pieno. Ho deciso di abbandonare il mondo dell’equitazione per dedicarmi completamente alla famiglia che stavo costruendo. "
Da cavaliere a istruttore per meriti sportivi, titolo ottenuto 6 anni fa. Con questo titolo e abilitazione ad insegnare, cosa si è aggiunto al tuo iter equestre ed anche di vita professionale, ma soprattutto di madre coach, perché tu sei tornata per preparare tua figlia Carlotta. Come mai questa idea?
"Sono tornata nel mondo dei cavalli con la mia prima figlia, Carlotta. Premetto di non averla mai portata a vedere un cavallo in vita mia! Ha fatto tutto da sola. Ha iniziato a montare i pony all’eta di 6 anni con una sua amica e non ha più smesso. Inizialmente faceva salto ostacoli quindi non ero ancora la sua istruttrice, facevo semplicemente la mamma. Durante uno stage di completo, per ottenere il 1 grado di salto ad ostacoli , si è avvicinata al mondo dressage e ha deciso di cambiare rotta. Così ho chiesto aiuto ad una mia carissima amica, amazzone ed istruttrice, Ester Soldi, con la quale Carlotta ha partecipato al suo primo Campionato Italiano Children dressage. Da qui è nata definitivamente la passione per questa disciplina e io, da semplice mamma, sono diventata mamma-coach. Per quanto riguarda la qualifica ad istruttore di terzo livello per meriti sportivi, devo ringraziare Barbara Ardu, e non posso che esserne felice e onorata. Per me ha rappresentato il coronamento di anni di duro lavoro e sacrificio che ho portato avanti presso il Centro Ippico Pegaso, per ottenere la
qualifica di istruttore di 2o livello. Questa qualifica, a livello pratico, non ha rappresentato un cambiamento radicale per me, poiché mi dedico prettamente a seguire mia figlia, mentre a livello morale rappresenta senza dubbio una grande soddisfazione."
Ti senti gratificata in questo ruolo? Che istruttore sei? Quale linea espressiva e metodologica segui e cosa rivedi di te in tua figlia o cosa invece lei ha più di te?
"Sì, mi sento molto gratifica nel ruolo di mamma-istruttrice. Tra me e Carlotta c’è un bellissimo rapporto, anche se non è sempre facile. Sopratutto i primi anni, le litigate erano all’ordine del giorno, con il passare del tempo, Carlotta è maturata e migliorata molto, e le litigate si sono trasformate in discussioni costruttive. In qualità di istruttrice mi ritengo abbastanza pignola e severa, cerco di tirare fuori il massimo da mia figlia impartendole gli insegnanti che mi sono stati trasmessi in passato. Di me in Carlotta rivedo l’amore e il rispetto per i cavalli, ma anche la costanza e la voglia di imparare e migliorare ogni giorno, senza troppe aspettative. Una delle qualità che sicuramente ha in più di me è l’eleganza in sella, della quale, come mamma, vado
molto fiera."
Come ti trovi nel dressage contemporaneo: ci sono delle differenze o ti muovi agilmente lo stesso, forte della tua preparazione. Trovi i cavalli e la gare cambiate?
"Credo che il dressage contemporaneo abbia le sue basi in quello che è stato il “mio” dressage, quello di una volta. Proprio per questo, nonostante i miei anni di assenza dal panorama, non mi sono sentita particolarmente spaesata al mio ritorno. La differenza che riscontro maggiormente, risiede nella qualità dei cavalli: sono molto più espressivi nel movimento rispetto ad una volta. Per
quanto riguarda le gare, ho notato un aumento di categorie che ai miei tempi non esistevano."
Ti è tornata la voglia di gareggiare di nuovo accompagnando tua figlia alle competizioni ?
"Sinceramente no, gareggiare non mi manca in modo particolare, preferisco seguire mia figlia e supportarla durante le competizioni, piuttosto che doverle fare in prima persona, anche se per me l’ansia è
decisamente maggiore nel guardare che se dovessi fare. Nonostante ciò, amo ancora montare, quando sono in sella non vorrei mai scendere, per me è sempre un’emozione indescrivibile."
Quale amazzone o cavaliere del panorama Internazionale ammiri e per quale motivo?
"Il mio idolo indiscusso è, e resterà sempre, Isabell Werth: la ammiro non solo per la sua maestria tecnica, ma anche per la sua temperanza, voglia di fare e, non per ultimo, simpatia. Apprezzo il fatto che dopo tutti questi anni, sia ancora in sella, con la stessa passione e tenacia di una volta"
Ti piacerebbe poter dare un contributo, come tecnico, al settore del dressage italiano contemporaneo?
"Non ho mai pensato alla mia persona in qualità di tecnico del settore, tuttavia sono sempre felice di dare e ricevere consigli"
Vedo che tua figlia Carlotta monta anche un Lusitano. Una bella apertura verso una razza classica che oggi sta mostrando tutta la sua classe nel dressage Internazionale. Come mai la scelta del Lusitano? Cosa ti colpisce di questi cavalli e cosa hanno di speciale?
"Sì, devo dire che Carlotta non ha avuto molti cavalli da quando ha iniziato a montare. Il suo primo cavallo da dressage è stato Helios, un castrone razza Hannover, comprato all’eta di 8 anni con cui ha fatto tutta l’esperienza delle gare Junior e Young Riders: sono cresciuti insieme tra lacrime e soddisfazioni. Ho sempre fatto del mio meglio per insegnare a Carlotta che con i cavalli non sempre la vita è facile, bisogna affrontare le sfide e le difficolta che spesso questi bellissimi animali ci mettono davanti senza mai arrendersi o demoralizzarsi, la soluzione non è cambiare il cavallo ma trovare la giusta chiave per farlo funzionare. Successivamente, per provare a fare un pò di esperienza nelle “gare dei grandi” abbiamo optato per un cavallo preparato, in grado di fare da maestro. Così è arrivato Flamenco, un lusitano senza dubbio speciale. Il suo punto di forza è la generosità, non dice mai di no, è sempre volenteroso e mai cattivo. Credo che questo sia proprio il punto di forza della razza, unito sicurante all’intelligenza e alla sensibilità. Per Carlotta non è stato facile il passaggio da un cavallo tedesco
ad uno lusitano. Ci vuole tempo per mettersi insieme e fare binomio, ma sopratutto non si finisce
mai di imparare."
( nelle foto, gentilmente concesse da Monica Gheno, e libere da diritti d'autore, troviamo: Monica Gheno su Jorinda, la cavalla del cuore; Monica a 11 anni sul pony da completo Freccia, ancora Jorinda in trotto Allungato, Monica e Chopin, Monica ai Campionati italiani 1997 ai Pratoni del Vivaro su Destino di Acciarella, foto tratta da video, Monica e la figlia Carlotta in campo durante un allenamento, Monica sull'Hannover Helios, a casa in un momento di training. Carlotta e il lusitano Flamenco".
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