mercoledì 14 ottobre 2020

MARTINA VALILA’ DOMINA il CCI2*S AL CERC. “LA SEMPLICITA’: UN CONCETTO COMPLICATO MA VINCENTE!”

Di Giulia Iannone (Photo courtesy Martina Valilà facebook page) Prima dopo il dressage con 27.70 punti negativi, pari ad una percentuale del 72.27, Martina e Barnadown whos who, chiudono la categoria con il punteggio rimasto intonso, dopo una prova di concorso ippico e di cross, double clean round. Martina Valilà, romana classe 1992, monta a cavallo dall’età di 6 anni. Laureata in lettere a Tor Vergata, sta prendendo la laurea magistrale in European Economy and business Law, nella medesima Università. Dopo la gara, ecco cosa ci ha raccontato la portacolori degli insegnamenti equestri di Casa Roman…
Ripercorriamo insieme le fasi salienti e l’andamento della gara disputata ai Pratoni del Vivaro, dall’8 all’11 ottobre c.a. Come sono andate le 3 prove? “Ad essere sincera, meglio di quanto avessi programmato. Escluso Tor di Quinto, dove abbiamo partecipato fuori classifica, questa per noi è stato la prima gara della stagione e più che pensare al risultato, gli ordini di scuderia, erano quelli di fare un buon lavoro in vista dei prossimi appuntamenti. Qualche imprecisione c’è stata, ma sono ovviamente molto contenta di come si è comportato il cavallo questo weekend.” Ti aspettavi la vittoria? “In una disciplina come il completo, è sempre difficile aspettarsi la vittoria. Le variabili sono moltissime e spesso basta un piccolo errore in una qualsiasi delle tre prove per stravolgere la classifica. Diciamo che dopo il salto ostacoli, considerando che con questo cavallo ho già affrontato categorie più impegnative in passato, sapevo di avere una buona probabilità di vincere.” Come ti sei preparata per questa gara nonostante la fase di stallo della stagione 2020, determinata dalla pandemia? “Nessuno poteva aspettarsi un anno simile. Alla fine del lockdown, ho parlato con Federico (Roman, l’istruttore di Martina Valilà, ndr) e abbiamo deciso di cogliere l’occasione per fare un passo indietro e concentrarci sul lavoro di base, un passo alla volta, rispettando il fatto che sia io che il cavallo, venivamo da un lungo periodo di stop dalle competizioni.In altre parole abbiamo optato per fare gare un po’ più semplici, pensando più alla prossima stagione, che a rincorrere le ultime battute di questa.” Noi siamo rimasti incantati dal lavoro di warm up in campo prova, pre-dressage, assieme al Tuo tecnico di eccezione, Federico Euro Roman. Puoi sintetizzare per tutti noi a parole, e per quanti non abbiano potuto osservare il lavoro step by step, di rifinitura che ti ha fatta balzare in testa alla classifica dopo il dressage ( e dalla quale non ti sei mossa più)? “Come dicevo, questa è stata una gara di rientro e l’importante era che il cavallo rimanesse il più sereno e disponibile possibile, in tutte e tre le prove. Una delle grandi fortune di lavorare con Federico, è il riuscire a presentare il cavallo al meglio dopo un campo prova, apparentemente semplice, fatto di brevi periodi di impegno, alternati a lunghi momenti di lavoro in distensione. Difficilmente durante il warm-up lavoriamo sulle figure della gara ed il focus è sempre sull’impostazione generale del cavallo e l’assetto del cavaliere. Il resto viene di conseguenza.”
Da quanto tempo sei allieva di Federico Euro Roman? Cosa significa lavorare con un tecnico di tale carisma, gareggiare con i colori del Dragoncello? E’ qualcosa di impegnativo, vista la pregnanza del metodo e dell’insegnamento che viene portato avanti da ben tre generazioni? “Ormai sono più di dieci anni che mi alleno al Dragoncello, che è una vera e propria scuola, nel senso che il lavoro non si limita a quello che succede in campo. È l’equitazione vissuta a 360 gradi, fatta di regole precise ed impegno, sia durante gli allenamenti che nella vita di scuderia. Federico, Pietro e Francesca sono sempre attentissimi nell’impostare un lavoro che vada a correggere i punti deboli del cavaliere e soprattutto che rispetti al meglio le attitudini dei cavalli. Credo di poter sintetizzare il tutto, dicendo che si ricerca la semplicità, un concetto paradossalmente difficile da mettere in pratica in uno sport complicato come il nostro. Per questo le gare, pur senza dimenticare l’importanza del fattore agonistico, vengono affrontate come una verifica del lavoro svolto a casa e fare un bel percorso, semplice e pulito, è molto più importante che fare un percorso netto.” Il tuo cavallo Barnadown: che cavallo è, dove e come lo hai trovato, che carattere ha, doti, punti deboli e di forza. Da quanto tempo è con te? Come siete cresciuti insieme attraverso gli insegnamenti “Roman”? “Whos è un cavallo irlandese di 12 anni, preso quando aveva 5 anni. Tutti i cavalli che ho avuto sono stati importanti, ma non posso negare che questo occupi un posto particolare. È un cavallo che ho costruito da zero, grazie all’aiuto dei miei istruttori, quello con cui ho vinto il mio primo internazionale e che mi ha permesso di coronare il sogno di partire nel mio primo 4*. Siamo cresciuti insieme, tra momenti molto positivi ad altri incredibilmente frustranti, ma nel corso degli anni ha sempre dimostrato grande generosità e voglia di far bene. È un cavallo in cui credo moltissimo e che non smetterò mai di ringraziare.” Prossimi impegni agonistici? “Sicuramente Montelibretti, fra due settimane, e poi tornerò ai Pratoni per chiudere la stagione con la gara di novembre. Il cavallo mi ha dato delle ottime sensazioni in questi giorni ma c’è ancora molto lavoro da fare e considerato il poco tempo a disposizione, non so ancora se e quanto alzare il livello di difficoltà delle prossime gare.”
Chi è Martina Valilà e cosa significa per lei il completo e che “ruolo” riveste nella sua vita? “Che domanda complicata! Il completo è sicuramente qualcosa che mi definisce e che, nel bene e nel male, ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Arriva un punto, non saprei neanche dire quando, in cui questo smette di essere uno sport e diventa uno stile di vita; credo sia così per tutti quelli che affrontano l’equitazione in un certo modo, a prescindere dall’esperienza o dal livello di gare che si arriva ad affrontare. Però devo ammettere di non essere una persona particolarmente competitiva. Le gare mi divertono, mi piace l’idea di un obiettivo da raggiungere durante gli allenamenti e che i miei cavalli facciano una bella figura sui campi di gara, ma continuerei a montare a cavallo anche se dovessi smettere con le competizioni. In realtà il mio sogno è quello di avere un giorno una piccola scuderia privata e lavorare con i puledri.”

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