martedì 13 febbraio 2018

ANDREA VERDINA TRA  COMPLETO E SALTO OSTACOLI:
 “RICORDI E PROGETTI FUTURI”.
"Continuo a preferire il formato vecchio perché rendeva il cavaliere molto più vicino e sensibile e confidente con il cavallo, pur capendo e rispettando i cambiamenti odierni.”
cit. Andrea Verdina

Il cavaliere di Novara svolge la propria attività a Badgerstown, alle pendici  delle “Malborough Downs”, quartiere generale dal 2012, di Sir  Mark Todd,  leggenda vivente del completo di tutti i tempi. Lavorerà sul salto, una volta al mese, con Nelson Pessoa.
 A cura di Giulia Iannone

Andrea Verdina nasce a Novara il 9 agosto 1969. 
A cavallo dall’età di 10 anni, non ci sono tradizioni equestri nella sua famiglia. Allievo di Antonio Tabarini, cresce e si evolve tecnicamente secondo i sacrosanti principi della scuola italiana per eccellenza, secondo gli insegnamenti del “Marchese” Fabio Mangilli. 
Andrea vive e lavora in Inghilterra dal 1997, da due anni presso la scuderia della leggenda vivente del completo di tutti i tempi, Sir Mark Todd. Dalla sua postazione privilegiata in UK, il cavaliere olimpico di Sidney, ha parlato con noi al telefono di ricordi sempre vivi ed attuali, di cavalli di ieri e di oggi, di spunti e riflessioni tecniche, dell’appena concluso Eventing Forum 2018… del suo lavoro come coach e di proposte tecniche e formative per molti appassionati ed aspiranti completisti.
Ecco cosa ci ha detto Andrea Verdina….  

Come ti sei avvicinato alla  disciplina del completo?
“ Il mio istruttore, Antonio Tabarini,  era orientato per questa disciplina. Posso dire con gioia ed orgoglio di essere stato il suo primo pupillo.  L’impronta tecnica del proprio coach significa molto sin dall’inizio. Poi ho avuto dei cavalli della federazione già da  junior. Ho partecipato a due campionati europei juniores e poi mi hanno chiamato ai Pratoni del Vivaro per montare i cavalli della FISE. “
Il presente di Andrea Verdina:
"Ho comprato, con una proprietaria inglese, una cavalla buona da Stefano Brecciaroli, sta andando molto bene, si chiama Yakuma BK. Era di Andrew Nicholson."
Cit. Andrea Verdina

Eri e sei un talentuoso?
“ Talento! Questo non spetta a me dirlo! Diciamo che le cose mi venivano bene, mi riuscivano  facili. Ho avuto la fortuna di avere grandi tecnici, cavalli utili che mi hanno insegnato molto ed incanalato sulla giusta strada. Crescendo ho poi imparato che senza la dedizione e la continua ricerca della perfezione, il solo talento non e’ abbastanza. Ho avuto la fortuna e l’onore di fare alcune lezioni con il Marchese Mangilli”. 
"Sono legatissimo ai Pratoni del Vivaro:
considero quel posto casa mia"
Cit. Andrea Verdina

Qualcuno ti ha notato: per questo sei arrivato ai Pratoni del Vivaro?
“ Ho vissuto l’epoca d’oro dei cavalli federali. Al tempo c’era un distaccamento dei cavalli della Fise a “Le Querce” di Casorate Sempione, sotto la direzione di Fabio Giuliani. Mi era stato affidato un cavallo della Fise ed andavo a montarlo a Casorate. “ Avevo 16 anni, credo.
Raccontaci di questi cavalli della tua età giovanile:che ricordi hai?
“ Il primo cavallo che mi hanno dato da montare si chiamava Ulisse, era un cavallo che nessuno dei Federal Boys voleva! Era un cavallone grosso che non assurgeva al rango di cavallo per categorie  seniores, ma per un giovanissimo poteva essere d’aiuto. Ho fatto con lui le prime gare. Dopo di lui ho montato Black Waterfly dell’Uccellaia e Kub de Pick con cui ho fatto i miei primi campionati europei junior …ma qua stiamo andando indietro tanto! “
Quando arrivano i Pratoni del Vivaro nella tua vita?
“ Dopo tanti anni, sono ancora e sempre legatissimo a questo posto. Sono tanto contento che oggi siano di nuovo attivi! Li consideravo casa mia, ci sono stato circa 5 anni! Lo ricordo come fosse adesso quando ci sono andato. Siamo partiti da Casorate, io e Fabio Magni. Lui ci  era già stato prima di me . Che emozione che fu…mi sentii molto importante. Con me, oltre Fabio Magni, c’era anche Francesco Girardi. Mangilli era già mancato, all’epoca c’era Fabio Giuliani, poi c’è stato un periodo vuoto nel quale facevamo lezione con Albino Garbari, e questo è stato per me il periodo più bello ed interessante. Alla fine arrivò Stefano Busi”
Però tu hai fatto lezione col Marchese Mangilli: dove?
“ Ho fatto poche lezioni quando montavo alle Querce. Antonio Tabarini è stato suo allievo diretto, e quindi mi ha presentato. Il Marchese era al circolo lombardo, ed io ero lì a montare e mi ha guardato alcune volte. Ero molto giovane, Penso di non aver capito, in quel frangente, chi avevo di fronte. Si rivolgeva a me didatticamente in un modo cui non ero abituato, al momento mi colpì, mi toccò  dentro. Non avevo neanche capito l’importanza della sua figura ed il privilegio di quegli incontri. Ho capito anni dopo, pochi anni dopo, le cose che mi diceva. Sento ancora emotivamente il feeling di aver sentito fiorire le sue notazioni tecniche con il tempo. Come se tutto fosse rimasto sopito in me e si fosse espresso con gli anni”.
Questo è Master Song.
" E'stato importante nella mia carriera, con lui ho fatto i campionati europei in Inghilterra e Germania. 

Quali sono stati i cavalli importanti , prima dell’avvento del grigio olimpico?
“ Ce ne sono stati due di rilievo: il primo si chiamava Cambridge, un altro di quei cavalli che non voleva montare nessuno(ma non si poteva dire). Lo montava Bartolo Ambrosione prima di me ed  aveva fatto un brutto volo a Migliarino. Quel cavallo aveva un po’ le gambe di legno, ogni tanto! Io avevo trovato un modo, un compromesso, un dialogo, chi lo sa, ed avevo vinto il campionato italiano senior a Passo Corese- però ero ancora Young Rider, quindi non contava- e poi avevo fatto i primi campionati europei young rider con lui. Il secondo cavallo era Master Song, ed è stato importante nella mia carriera, con cui ho fatto i campionati europei in Inghilterra e Germania. Poi nel 1997 sono partito per l’Inghilterra. In quel periodo non avevo tanti cavalli importanti da montare , così la mia carriera ebbe come una battuta di arresto.”
E qui che entra in scena il grigio Donnizzetti, vero?
“Federico Roman era tecnico della nazionale italiana di completo. Ero in Inghilterra. Dal niente, all’improvviso mi venne affidato Donnizzetti, che era già qualificato per i mondiali con un altro cavaliere. Ci fu un po’ di rumore in Italia… con il grigio ho fatto gli europei senior a Luhmuhlen nel 1999 ed andai bene, poi sono arrivate le Olimpiadi a Sidney e l’anno dopo di nuovo gli europei a Pau, in Francia. Il mio compagno delle olimpiadi del 2000 era un cavallo molto particolare. All’inizio, quando mi è arrivato a casa, pensavo fosse uno scherzo! Poi mi ci sono messo di impegno, con calma e dedizione, e ci siamo compresi. Però all’inizio quando ci sono salito non mi sono sentito sicuramente imbattibile ed invincibile. Era un purosangue neo- zelandese, aveva l’head shaking: questo significava specie in rettangolo, dover fare tutto perfetto e giusto, se no spesso il cavallo si straniva. In Inghilterra un paio di volte è saltato fuori dal rettangolo! Però in salto ostacoli era molto rispettoso per essere un purosangue, e questo compensava molto il lavoro in piano in cui non mostrava grandissimi movimenti. Aveva un grande cuore e bisognava  avere tanta sicurezza e freddezza. Magari piantava grane in allenamento per un cavallettino di esercizio, e poi se mai usciva in un tre stelle e finiva netto nel tempo. Un tipo stravagante, direi! Però si era creato il binomio:  conoscevo le sue particolarità per cui mi fidavo di lui. Aveva esperienza, sapeva quale era la gara importante e quale no: una volta ad Hartpury in una categoria Advanced, mi si è piantato sul numero 1. Ho fatto una carezza e non ho polemizzato con lui! Dovevo sempre sapere come utilizzare i suoi punti forti e come mascherare i suoi punti deboli”
Cosa rappresenta per te la disciplina del completo nel tuo modo di vivere?
“ Non monto più in completo ad alto livello, da molti anni. Mi manca in parte quel tipo di sensazione. Per me ha sempre rappresentato il pinnacolo della horsemanship, quando c’era il formato lungo. In quel contesto c’erano altri tipi di cavalli. Non sono un nostalgico o uno che vive con la testa nel passato, ma su quel format bisognava saperne moltissimo su come gestire i cavalli, come portarli in condizione, quanto spingere prima. Oggi quel fattore è stato eliminato e sono subentrati cavalli di altro tipo. E’ difficile perché oggi è tutto molto più tecnico, il dressage ed il salto ostacoli sono diventati molto sofisticati e si richiede moltissimo in termini di performance. Continuo a preferire il formato vecchio perché rendeva il cavaliere molto più vicino e sensibile e confidente con il cavallo, pur capendo e rispettando i cambiamenti odierni.”
"In salto ostacoli, Donnizzetti,  era molto rispettoso per essere un purosangue, e questo compensava molto il lavoro in piano in cui non mostrava grandissimi movimenti."
Cit. Andrea Verdina

Vivi e lavori in Inghilterra da circa 20 anni. Svolgi principalmente l’attività di coach ed horse scout. Hai dovuto integrare e rafforzare la tua preparazione tecnica “made in Italy” o ti sei trovato a lavorare subito facilmente con essa?
“ Senza arroganza e presunzione, ho subito sentito, confrontandomi con gli altri cavalieri, di avere alle spalle un bagaglio culturale di un certo spessore, molto solido, molto preciso. Il modo in cui si cresce in Italia ed in Europa è diverso dal metodo inglese. Qui loro imparano andando a fare le cacce e dopo si perfezionano. Da noi, ed in tutta Europa, insegnano prima a montare correttamente consolidando l’assetto in sella. Però in Inghilterra c’è più possibilità di confrontarsi con altri cavalieri”
So che sei da due anni nella scuderia di Mark Todd: ci racconti cosa significa per te?
“ Monto accanto a questa leggenda vivente del completo, ogni giorno. Lavoriamo molto bene insieme, in quanto ognuno si gestisce in autonomia il proprio lavoro, però ho la possibilità di osservarlo molto, di prendere ispirazione da lui. Quando avevo 15 anni, studiavo le sue cassette!  Trascorrere  la quotidianità con una personalità del genere, così umile e semplice fa sembrare tutto facile, in realtà  il suo carisma e la sua sapienza equestre emergono da sole. Ogni tanto mentre montiamo, una sua indicazione, fatta di pochissime parole, fa la differenza. Imparo da tutto: da come gestisce la scuderia, come cura i propri cavalli, gli esercizi che mette in campo. E’ una esperienza che non tutti possono fare. Mi reputo fortunato”. 
Sidney 2000, Andrea ed il grigio Donnizzetti
"Era un purosangue neo- zelandese, aveva l’head shaking: questo significava specie in rettangolo, dover fare tutto perfetto e giusto, se no spesso il cavallo si straniva. In Inghilterra un paio di volte è saltato fuori dal rettangolo! " Cit. Andrea Verdina

Mark Todd: sei riuscito a capire l’elisir di lunga vita della sua professionalità?
“ Come tutti i grandi, quelli ever green, è una persona molto semplice. Interagisce e si relaziona con i cavalli con la sensibilità e la competenza semplice e classica fatta di piccole cose. E’ molto metodico nella sua tecnica.  Credo che a fare la differenza sia  il suo talento naturale, e quello non si acquista e non si impara, e poi mi commuove la dedizione perché adesso ha 62 anni e monta a cavallo,  perché lo sente, per passione, per esigenza interiore.  In inverno fa parecchie lezioni per la pausa invernale e va in giro per tenere clinics all’estero “
Oggi al cavallo da completo è richiesto di essere molto preciso in dressage. Anzi tendo a dire, che ci stiamo spingendo molto verso un dressage sovrapponibile a quello puro, forse richiedendo tanta e spesso troppa  “collection”. Cosa puoi dirci anche facendo riferimento a ciò che vedi fare a Mark Todd?
“ Posso dire che Mark Todd cura moltissimo il dressage. Sono stato il  5 -6  febbraio all’eventing forum all’Hartpury College. L’enfasi sul dressage c’è e ci deve essere per forza per essere competitivi , però alla fine bisogna sempre ricordarsi che il completo è anche saltare. A mio avviso, il lavoro che adesso si fa tanto sulla precisione – in esso non fai danni, più ci lavori e più i cavalli maturano e migliorano anche in termini di binomio e feeling- serve anche per la tecnicità che c’è nei percorsi di salto e di campagna. Penso che nel settore , abbiano compreso l’importanza di scegliere i cavalli giusti dall’inizio. Non vedi più cavalli difficili o troppo caldi con i quali si tentava, in passato,  di fare solamente ,  qualcosa. La buona genetica li rende disponibili al lavoro. Un cavallo troppo insanguato, agitato che non collabora, non potrebbe lavorare sulla ripetizione, che crea la precisione.”
la figlia di Andrea Verdina a lezione con Mark Todd

Come era strutturato l’eventing forum: cosa hai visto?
“L’organizzatore dell’evento, Eric Smiley – completista irlandese, oggi eminente coach e tecnico- ha proposto come tema per quest’anno “What’s the limit? Qual è il limite?” intendendo con ciò: fino a che punto possiamo davvero spingere i limiti del nostro sport per stare al passo con evidenti miglioramenti delle prestazioni, sia del cavallo sia del cavaliere? "E, come manteniamo l'integrità dello sport?  Ed ancora: 
In uno sport in cui gli amatori  gareggiano insieme ai professionisti, come possiamo continuare ad aumentare il nostro sport,  senza alienare l'entusiasta amatore?. 
I relatori di quest'anno erano:  il giudice e istruttore internazionale di dressage Sandy Phillips che presentava una lezione di dressage dal titolo” Se non è buono abbastanza, il lavoro non migliorerà”,  Eric Smiley  in persona proponeva una lezione sul salto dal titolo: “la base solida consente di progredire” ;  lo psicologo sportivo Charlie Unwin ha spiegato che “la mente limita il corpo” e l'allenatore della squadra svedese di completo, Fredrik Bergendorff ,ha spiegato come preparasi per raggiungere il vertice, allenandosi su esercizi avanzati di salto. “ Vado a questi forum in primis perché prendo tantissimi spunti, e poi per poter migliorare il mio inglese per il coaching, per superare la barriera linguistica!  Non essendo madre lingua, devo impegnarmi molto.  Eric Smiley ha fatto una lezione su come portare avanti i cavalli giovani, e sono stato molto contento e soddisfatto perché per me è stata una conferma: non ha detto nient’altro se non quello che mi hanno insegnato quando avevo 15 anni,  esattamente le stesse cose : stare un po’ sollevati, lasciar fare al cavallo, lasciargli trovare la battuta curando bene direzione e cavallo dritto. Proprio il modo in cui ci faceva montare Mauro Checcoli “.

Il futuro di Andrea si chiama Yakuma Bk e lo sta traghettando nella disciplina del salto ostacoli

Andrea Verdina, vivi in Inghilterra, ma il tuo pensiero va all’Italia del completo. Cosa potresti fare per il nostro paese, avendo alle spalle tutta questa preparazione tecnica italianissima integrata con quanto vedi ed apprendi in UK?
“ Potrei aiutare tutti quei cavalieri che non hanno mai fatto una esperienza lavorativa all’estero. Li posso guidare verso le gare giuste da fare, cosa vedere, insomma come muoversi qui in Inghilterra. Potrei ospitare anche dei ragazzi in scuderia, lo faccio molto in estate, ma non c’è un limite, posso farlo durante tutto l’anno. L’ho sempre fatto a livello contenuto per questioni di spazio. Ai ragazzi offro ospitalità in casa mia , e condividere la mia vita quotidiana equestre: si va e si lavora in scuderia, si fa lezione, porto a vedere delle gare, faccio fare delle visite nella scuderia di cavalieri importanti, una full immersion anche seguendo quelle che sono le esigenze di ognuno. Attualmente ho due working pupils italiani, uno ha il titolo di OTEB e l’altro è un istruttore II livello, lavorano in scuderia in cambio di lezioni. Sono ragazzi preparati e già capaci, ma che hanno ancora bisogno di essere assistiti ed indirizzati”.
stage recentissimo di Andrea Verdina con Nelson "Neco "Pessoa

 Come tanti altri colleghi del completo, ho letto che, anche tu, ti sei dato al salto ostacoli. Come mai ?
“ Ho comprato, con una proprietaria inglese, una cavalla buona da Stefano Brecciaroli, sta andando molto bene, si chiama Yakuma BK. Era di Andrew Nicholson. L’ho presa alla fine dei 5 anni in Italia. Poi ha fatto tutti i 6 anni con me qui in Inghilterra ed i 7 anni l’anno scorso. Ha fatto un paio di internazionali bene.  Quest ’anno ha iniziato a saltare seriamente. Per me il salto ostacoli è affascinante, sono molto preso e coinvolto perché è un mondo che comunque conosco, ma non così bene come quello del completo. 
Mi piacerebbe trovare un’opportunita’ con allevatori o privati Italiani interessati a produrre cavalli in Inghilterra. Mi dà carica e motivazione, mi stimola, come quando affrontavo ,da ragazzino, i primi completi. Ho appena finito, proprio in questi giorni,  uno stage privato con Nelson Pessoa e sono molto motivato!!”
"Il salto ostacoli mi stimola di nuovo, come quando affrontavo i primi completi"
Barriere a terra con Nelson Pessoa: non si smette mai di imparare!





sabato 3 febbraio 2018

MATTIA LUCIANI, STUDENTE DI DRESSAGE DI BETTINA HOY.

“Sono affascinato e molto stimolato dal metodo di lavoro puntuale e preciso dell’equitazione tedesca”.
“Di Bettina Hoy mi colpisce la serietà ed il suo essere molto schematica e volitiva”
Testo e foto a cura di Giulia Iannone
"Mattia Luciani e Leopold K, un cavallo con tanto carattere, con tanta energia, con tantissimo cuore! Eccoli
con il coach di sempre Francesco Girardi, "una guida sicura e preziosa per il mio essere cavaliere" - ha detto Mattia"


Abbiamo parlato al telefono con il completista italiano che veste i colori dell’arma dei carabinieri,  Mattia Luciani, di ritorno in van dalla Germania. Ha trascorso gran parte della stagione invernale approfondendo al massimo lo studio del dressage, assieme alla amazzone tedesca Bettina Hoy, magnifica completista che non ha bisogno di presentazioni. Abbiamo chiesto a Mattia di raccontarci come è iniziata questa collaborazione tecnica, in vista ed in preparazione della stagione di completo 2018 .

Come nasce l’idea e la decisione concreta di trascorrere lunghi periodi presso la scuderia di Bettina Hoy? Dove vi siete incontrati?
“ Conoscevo ovviamente , un po’ come tutti nell’ambiente del completo, la fama ed il prestigio di Bettina Hoy, come amazzone, con il suo modo e stile di interpretare e lavorare i cavalli. Poi ho acquistato un cavallo giovane  in Germania di nome Diandro,  ed ho preso contatti con Bettina per essere seguito un po’ da lei in veste di coach. Volevo stare 10 giorni per prepararmi prima della gara a Strzegom e così farmi dare delle dritte da lei. Così è cominciata la collaborazione con Bettina Hoy! Con grande spontaneità e disponibilità da parte sua.”

La scuderia dove ti trasferisci per lavorare con Bettina, dove è ubicata?
“ A Warendorf, attaccata al loro centro equestre federale, il loro quartier generale del completo, che corrisponde ai nostri Pratoni del Vivaro, diciamo!”

Sei stato anche a lavorare un po’ al centro equestre federale di Warendorf?
“ Questa è una delle cose belle che ho visto! Usano questo centro federale, che è davvero a disposizione dei cavalieri; si può entrare liberamente e ci si muove tranquillamente   in base alle esigenze personali. E’ un po’ quello che stanno cercando di fare da noi in Italia, con il Centro Equestre  Ranieri di Campello, ex Cef.  Devo fare i complimenti a tutta l’organizzazione federale italiana ,  che ci ha rimesso a disposizione un polo funzionale fondamentale per l’equitazione. Anche in Germania, molte persone hanno notizia e conoscono i nostri Pratoni del Vivaro e mi hanno espresso entusiasmo e gioia perché ha ricominciato ad essere attivo e funzionante ad alto livello”
" Di Bettina Hoy mi colpisce la sua serietà, il suo essere amazzone e tecnico molto schematico e volitivo"
Cit. Mattia Luciani


Da quanto tempo lavori sotto la supervisione di Bettina?
“ Saranno circa 5 mesi di collaborazione  ed è già la terza volta che vengo su. Non lavoro proprio sempre con Bettina, perché ha tanti impegni come amazzone, come coach e tanto altro. Perciò in scuderia, spesso ho fatto lezione con la sua assistente che è sempre una amazzone tedesca di primissimo piano, di cui Bettina ha fiducia e grande stima, si chiama Carola Bierlein.”

Fermo restando che la tecnica equestre è una sola, puoi dirmi su quale aspetto della training session stai riflettendo di più  grazie all’opportunità di lavorare con una amazzone attualmente ancora atleta agonista, come Bettina Hoy?
“ Sembrerò banale e retorico, e la mia risposta non stupirà con effetti speciali o grandi invenzioni! Quello che mi ha stupito è il metodo dei cavalieri tedeschi: , chiaro semplice e lineare. Con tutti i cavalli – salvo le opportune varianti da applicare alle particolari esigenze di un cavallo specifico- cercano di adoperare  lo stesso schema di lavoro. Poi a seconda che il cavallo sia più o meno caldo, abbia più o meno energia da spendere, prolungano la prima fase dello schema di lavoro, ossia il warm up e stretching. La riunione massima ed il cavallo “uphill” che si desidera vedere in gara, dura al massimo 15-20 minuti, se il cavallo è advanced level. Se il cavallo è giovane ovviamente il tempo di massima riunione dura molto meno. Il vero pane quotidiano, che costituisce il lavoro a casa per la costruzione muscolare e mentale del cavallo è  stretching e distensione. "
"Bisogna trovare il modo di rilassarlo ed evitare che si contragga bloccando il corpo. Perché in questo modo in arena dressage non riesce ad esprimersi”
Cit.Mattia Luciani

Erroneamente si può cadere nel misunderstanding di abbinare metodo tedesco uguale cavallo alto. Non è così, non c’è forza e non hanno fretta di rilevarli. Lavorano i cavalli facendoli “nascere” dal basso. Partono con grande morbidezza, così che il cavallo sia libero di sciogliersi, con il cavallo ben connesso ed il posteriore che ha la possibilità di attivarsi perché ingaggiato.  Molta attenzione per le pause tra un esercizio e l’altro e poi, al passo si parte con il cavallo più rilevato, e qui inizia una parte di lavoro che sarebbe l’obiettivo di tutta la fase preparatoria, però ripeto è più breve, intensa, precisa ma non va prolungata. Ricordiamoci sempre che stiamo comunque lavorando con un cavallo da completo. Per la sua schiena l’impegno di una riunione estrema non è troppo possibile per tempi prolungati. Devo dire che con questa strategia di lavoro, ho trovato i cavalli più espressivi, felici, disponibili e collaborativi”.

Quindi questa esperienza tecnica, non si è rivolta più solo al cavallo giovane, ma hai portato anche Leopold K?
“ Alla fine ne ho portati 5: Leopold, il grigio, un altro che quest’anno farà gli 1 stella e due cavalli giovani che ho preso quest’anno. Quindi per le gare grosse ho Leopold K e basta e nel dietro le quinte ne ho un altro paio che preparo per affiancarli più avanti a Leo. “

Cosa ti ha detto Bettina di Leopold K?
“ Il mio baio di punta, ha una incollatura  molto difficile. E’ un cavallo con tanto carattere, con tanta energia. Bisogna essere anche coerenti, sappiamo tutti che non disponiamo della bacchetta magica, però con la costanza e la continuità di lavoro, si può migliorare e valorizzare il proprio cavallo arrivando a buonissimi risultati. Leopold sul salto è molto competitivo, in piano ha dei bellissimi movimenti, quando non si tende. Bisogna trovare il modo di rilassarlo ed evitare che si contragga bloccando il corpo. Perché in questo modo ,in arena dressage ,non riesce ad esprimersi”
"Non lavoro proprio sempre con Bettina, perché ha tanti impegni come amazzone, come coach e tanto altro.Spesso mi ha fatto lezione la sua assistente, Carola Bierlein".
Cit. Mattia Luciani

Ci descrivi il tuo Leopold K, che al di là di questa tendenza a contrarsi appare molto affascinante?
“ E’ un cavallo dolcissimo di 10 anni, l’ho preso da Peter Thomsen in Germania, lo stesso cavaliere da cui presi Parko. Leopold K figlio di Levistano x Annabell K,  mette in tutto quello che fa, molto cuore. Forse a volte affronta ogni impegno con troppo entusiasmo, e questo credo che accada in dressage. Sarebbe sufficiente che stesse  un po’ più tranquillo.  In campagna e salto ostacoli è uno dei migliori cavalli che abbia mai montato , ha una forza ed una tecnica incredibile. “
Bettina e Carola ti hanno corretto qualcosa del tuo assetto in sella?
“ Abbiamo lavorato tantissimo sulla mia posizione! Sugli altri cavalli sono più corretto ed allineo il mio corpo con semplicità, su Leopold ho più difficoltà, mi scompongo perché il movimento del cavallo è più complicato. Come sappiamo, è tutto collegato! Abbiamo lavorato tanto, anche usando di più gli specchi in campo, anche cercando di fare più amicizia con la sella da dressage – in Germania la usano tantissimo, anche per andare a fare una semplice passeggiata in campagna- in verità io preferisco quella da salto, ma ci starò più attento!”
"Leopold K è un cavallo  tedesco dolcissimo di 10 anni , da Levistano x Annabell K.
L'ho preso da Peter Thomsen, lo stesso cavaliere da cui acquistai Parko"
Cit. Mattia Luciani


Forse il dressage ti piace un po’ meno, e questo traspare perché sei meno coinvolto?
“ Un fondo di verità c’è, mi affascina di meno il lavoro in rettangolo, ma sono pianamente consapevole che è sbagliato! Secondo me dipende anche un po’ dal tipo di cavallo che monti: può tramutarsi in una prova molto divertente o molto difficile. Ora con Leopold è la prova che temo di più. Al tempo di Parko, non avevo tanti problemi!  Per cui non posso dire che odio il dressage. Il binomio Luciani –Leopold ha come punto debole il dressage e devo cercare di migliorare”
Dimmi, se possibile, l’ingrediente segreto, che sei riuscito a carpire da Bettina o Carola per il tuo lavoro futuro?
“ Lavorare con un buon metodo di lavoro avvalendosi di un buon tecnico da terra, che ti corregge al momento giusto e di cui ti fidi, e con il quale hai un bel feeling ed una buona interazione. So di non aver scoperto l’acqua calda, ma molti viaggi che intraprendiamo fisicamente, spesso devono avvenire  nella nostra mente e nelle nostre idee, solo così possiamo  maturare  e crescere. A noi cavalieri italiani non manca veramente niente, abbiamo molto talento e volontà, e non dobbiamo accontentarci solo di partecipare, ma dobbiamo puntare a gareggiare ai massimi livelli.   Bettina è molto impegnata, tra l’altro segue la squadra indiana di completo e gli olandesi ed in più ha le sue gare. Quindi penso che riuscirò ad incrociarla a qualche gara, ma penso di poter contare su questa assistente di nome Carola, che verrà  a darmi una mano, anche a metà febbraio in Italia, a casa,  prima dell’inizio delle gare. Resterà a Roma,  due o  tre giorni ,a farmi lezione.”
"Amo così tanto il mio lavoro e l’idea di poter crescere e  cercare soluzioni tecniche e strategie per i miei cavalli. "
Cit. Mattia Luciani

Quali sono le gare che hai in programma?
“ Ad inizio marzo vorrei andare in Portogallo, e così dovrei iniziare la stagione degli internazionali. Poi si continua con i campionati italiani o il CCI lungo a Vairano e dopo farò un po’ il punto della situazione. “
In tutta onestà e con grande umiltà, ti stai dedicando molto, per migliorare la tua performance in dressage. E per il lavoro sul salto/campagna?
“ Ho sempre lavorato con Francesco Girardi, ed è il mio tecnico di fiducia e di riferimento da sempre e di lui mi fido tantissimo, e lo reputo una guida sicura e molto preziosa per il mio essere cavaliere. Anche lui ha trovato i cavalli , al ritorno dalle diverse trasferte in Germania, molto ben messi, sia moralmente che fisicamente. Con la schiena morbida e sciolta”
Da quest’anno un’altra new entry nel completo italiano : Stefano Brecciaroli sarà tecnico seniores. Che ne pensi?
“ Una altra ottima opportunità per noi cavalieri seniores. Reputo Stefano Brecciaroli una figura di spessore tecnico altissimo, sicuramente rappresenterà un ulteriore rinforzo per la stagione di cui potrò giovarmi, e potranno farlo anche tanti altri cavalieri come me. Sono realmente contento. Gli auguro di trovare presto un nuovo cavallo di punta con il quale tornare al più presto,  anche ai vertici come cavaliere.”
"Molti viaggi che intraprendiamo fisicamente, spesso devono avvenire  nella nostra mente e nelle nostre idee, solo così possiamo  maturare  e crescere. A noi cavalieri italiani non manca veramente niente, abbiamo molto talento e volontà, e non dobbiamo accontentarci solo di partecipare, ma dobbiamo puntare a gareggiare ai massimi livelli. "
Cit. Mattia Luciani


Qualcosa da aggiungere in finale di telefonata?
“ Amo così tanto il mio lavoro e l’idea di poter crescere e  cercare soluzioni tecniche e strategie per i miei cavalli.  Devo rivolgere un forte e vivo ringraziamento all’Arma dei Carabinieri, di cui faccio parte e di cui ho l’onore e l’orgoglio di vestire i colori, perché mi dà l’opportunità di andare all’estero a fare clinics  senza limitazioni”.









venerdì 26 gennaio 2018

MARIO CASSINELLI CI HA LASCIATO.
“ADDIO MARIO, L’ULTIMO GIUDICE DI SALTO OSTACOLI CON LA BOMBETTA”
Addio Mario, ultimo giudice di salto ostacoli con la bombetta

L’estremo saluto oggi, alle ore 12.30 nella Parrocchia di San Luigi Gonzaga in Via di Villa Emiliani 15.
“Era un generoso: nel suo annuario dati non dimenticava mai nessuno” ha detto Giuseppe Brunetti, commentando al telefono la notizia della scomparsa dell’amico.
Di Giulia Iannone
Dopo Mario Maini e Fausto Puccini, ci lascia anche Mario Cassinelli, altra figura rilevante ed intensa di quella storica “era equestre” , fatta di passione pura ed amore intenso, in cui il cavallo era forza motrice del’equitazione italiana nella sua essenza intangibile e romantica. Una vita intera dedicata ai cavalli, in ogni sua proiezione e sfaccettatura.
Appassionato, uomo di cavalli gentile e sensibile, dotato di ironia e verve, avvocato, Cavaliere egli stesso, proprietario di cavalli e Giudice di dressage e salto ostacoli, poi anche scrittore, editore dal 1986 , de “L’annuario dati dell’equitazione” opera che realizzava assolutamente da solo, curandone personalmente ogni pagina, fatta di interviste, cronache di gara, fotografie, biografie.
E’ stato uno fra gli ultimi ufficiali di gara, a giudicare con la classe, l’eleganza e lo charme innato, indossando sempre la bombetta.
Difficile e doloroso commemorare e racchiudere in poche righe e parole, l’espressività equestre eclettica e profonda di tale personalità.
Mario Cassinelli premia Natale Chiaudani
la foto è tratta dall'Annuario Dati sull'equitazione


Aveva frequentato la Società Ippica Romana, “Farnesina” ed era stato allievo del Colonnello Giuseppe Chiantia. Attore e testimone dell’”epoca d’oro” dell’equitazione italiana, è stato grande grandissimo amico di Graziano Mancinelli , il talento magnifico, nato anche egli alla “Sir “e messo a cavallo proprio da Giuseppe Chiantia. Ma i due avevano avuto sorti diverse con i cavalli: Mario poteva permettersi cavalli prestigiosi e molto importanti, Graziano doveva mettere le ali a destrieri improbabili, riottosi e senza mezzi. Questo non li divise, anzi li unì sempre nell’ammirazione profonda, nell’amicizia, nella condivisione di momenti non solo equestri a Piazza di Siena ma anche fatti di spensieratezza e convivialità a casa di Mario.
Figura generosissima, Mario Cassinelli condivise i “buoni cavalli” anche con gli altri cavalieri che reputava più meritevoli di lui. Perché per un vero appassionato, gentleman e sportivo fin nelle midolla, esiste sempre, come obiettivo e scopo primario, il cavallo da valorizzare. Forse non tutti sanno che il grigio di Mario Maini, lo storico Shephard’s Bush, era stato acquistato proprio da Mario Cassinelli per affidarlo alla monta tedesca del nostro cavaliere denominato “fil di ferro”.
“E’ un pezzo di storia che se ne va” ha detto al telefono un Giuseppe Brunetti chiaramente commosso e rattristato dalla notizia della scomparsa, perché era molto amico di Mario Cassinelli e con lui ha condiviso molte pagine dell’equitazione italiana. “Mario non è stato solamente un giudice e non conosceva i cavalli perché qualcuno glieli ha raccontati. Forse i cavalli più belli e prestigiosi del dopoguerra, sono appartenuti a Mario Cassinelli. Aveva una scuderia personale molto bella a Bel Poggio, della sua famiglia, esclusiva assieme al fratello Cesare. Ha montato dei cavalli straordinari, ed essendo un generoso, si rendeva conto che questi cavalli si sarebbero potuti esprimere meglio con altri, e non ha esitato a farli montare a cavalieri del momento ”. Proveniente da una famiglia “equestre”, anche il fratello Cesare, ingegnere dotato di un carattere introverso e schivo, ha continuato a montare a cavallo fino all’età di 80 anni. “ Anche Cesare ci ha lasciato alcuni mesi fa” aggiunge Brunetti con profonda tristezza. “ E’ stato un editore fantastico” ha rilanciato l’ex Presidente della Fise Lazio “ ha fatto felici molti volti dell’equitazione italiana con il suo libro. Non si dimenticava mai di nessuno. Nel 2003 ci fu una edizione speciale dedicata al grande amico, Graziano Mancinelli, in occasione dei 10 anni dalla scomparsa del cavaliere milanese. Erano legati realmente da una forte amicizia, si vedevano spesso a Piazza di Siena, giocavano a carte insieme, hanno condiviso molti momenti e Mario ha sempre portato avanti il ricordo del grande cavaliere di Ambassador”. In qualità di Giudice aveva frequentato impianti importanti del nostro territorio, come Cervia, Paestum, Palermo solo per citare qualche luogo “Sapeva delle cose sulla nostra equitazione che non gli erano state raccontate, le aveva vissute in prima persona, ed ogni sua parola aveva un sapore diverso” - ha aggiunto ancora Brunetti ed al termine della conversazione ha detto “Credo di averlo incontrato l’ultima volta quando abbiamo salutato per sempre Fausto Puccini, un altro suo amico di vecchia data. Ecco, in quella occasione mi ha lasciato e salutato dicendo: adesso tocca a me!”.

mercoledì 17 gennaio 2018

DRESSAGE FORUM 2018 DI ROMA


“ E’ IL GIUDICE A DOVER EDUCARE IL CAVALIERE”
I CRITERI , NON SOLO DI GIUDIZIO, MA SOPRATTUTTO TECNICI, DEL  DRESSAGE CONTEMPORANEO,  VISTI ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL GIUDICE  TEDESCO 5* KATRINA WUEST E DEL “NOSTRO” ENZO TRUPPA.
Testo e foto a cura di Giulia Iannone
"E' il Giudice a dover educare il cavaliere"
Nella foto Enzo Truppa e Katrina Wuest


Lunedì 15 gennaio, presso il Polo Congressuale di Confindustria di Viale Tupini, 65,  Aula Pininfarina,  si è svolto il Dressage Forum 2018.  Aperto agli Ufficiali di Gara del Settore Dressage e del completo, era inoltre rivolto e dedicato chiaramente, anche a cavalieri ed Istruttori della disciplina “ al fine di contribuire a creare una migliore professionalità ed una maggiore sintonia con gli ufficiali di gara nonché una atmosfera più collaborativa tra tutti gli “stakeholder “ del settore” si leggeva sul programma introduttivo all’evento di studio “ Oltre che come momento associativo e di aggregazione” .
I protagonisti del forum


La giornata di studio è stata introdotta dal saluto formale, nella prima mattinata di una giornata piovosa e molto umida,  del Presidente FISE, Marco Di Paola, di Cesare Croce, Responsabile del Dipartimento Dressage, del consigliere FISE Grazia Basano,  del responsabile del dipartimento paradressage, nonché selezionatore, Ferdinando Acerbi.
Ferdinando Acerbi in rappresentanza del paradressage italiano

Dalle ore 10 in poi, il punto focale del Dressage Forum 2018, è stato diretto in sinergia dal Giudice Tedesco internazionale 5*  di dressage , la Tedesca Katrina Wuest – che tanto per gradire , figura tra i membri della giuria di dressage dei WEG 2018 che si svolgeranno al Tryon International Equestrian Center , Mill Spring North Carolina –USA- dal 10 al 23 settembre 2018- dal “Nostro” massimo esponente del Dressage Italiano nel Mondo, Enzo Truppa, che non ha bisogno di presentazioni, in quanto anche lui giudice internazionale 5*, Cavaliere, Trainer e coach di sua figlia  Valentina, nostra amazzone di punta e rappresentante del dressage italiano di vertice. Al tavolo anche il giudice internazionale Barbara Ardu, che nello specifico ha effettuato la traduzione in italiano dei testi di studio proiettati a completamento dei video illustrativi, materiale tecnico utile e valido per l’illustrazione dei criteri di giudizio prospettati durante il forum.

Katrina Wuest è cresciuta nell’area di Dusseldorf (Western Germany) e da giovane è stata una amazzone di successo. Negli anni ’70 faceva parte della squadra tedesca B. Per ragioni di studio, si è trasferita a Monaco, e lì ha frequentato l’Università studiando Letteratura Tedesca ed Americana, e vi spostò anche la sua scuderia. Sospesa la carriera agonistica, continuò in ambito equestre allenando sua figlia, che ha fatto parte della German Pony Division, montando un meraviglioso pony stallone palomino. A quel tempo la figlia di Katrina gareggiava insieme a Jessica Werndl e Kristina Sprehe. Oggi la ragazza non monta più e svolge invece la professione di avvocato. Ecco che l’impegno della Wust in ambito equestre subisce un ulteriore mutamento, da amazzone a coach, decide di intraprendere la carriera di giudice. “Come amazzone ero profondamente annoiata dal vecchio modo di giudicare degli anni ’70, specie nelle gare di livello regionale - ha dichiarato la competente figura tecnica in una intervista sulla stampa americana – e apprezzavo e comprendevo il buon modo di giudicare, ma non il contrario, ecco perché sentivo di dover fare le cose nel modo migliore. L’equitazione mi aveva dato molto fin dall’infanzia, e mi rendevo conto di dover dare un mio contributo in cambio”. Così ha deciso di intraprendere la carriera di Giudice di Dressage dagli anni 1990.  “Penso sia importante andare in giro a tenere clinics e seminari - ha dichiarato in altre interviste - per aiutare i cavalieri ad esprimersi meglio. Questo è molto importante”.  Solo conoscendo questo risvolto autobiografico, si riesce a capire lo spirito e l’entusiasmo di Katrina Wuest che desidera “buoni giudici” : “Un buon giudice è quello che fa meno errori” ed è pur vero che sono “ I cavalli ben addestrati ad aiutare i giudici”. 
"Un buon giudice è quello che fa meno errori"

Il punto nodale della questione è che tutte le figure equestri vanno ben educate: i giudici devono studiare, aggiornarsi, confrontarsi il più possibile, e devono essere aperti al dialogo, alle discussioni, ad incoraggiare i cavalieri, pronti a dare  indicazioni costruttive. I cavalieri devono potersi fidare e lasciarsi guidare da questi buoni giudici. Essere un giudice, ha ripetuto più volte la Wuest, non è solo una vocazione, è uno stile di vita, un po’ al pari della figura  del cavaliere e dell’istruttore. Se vogliamo, durante questo global forum di Roma, abbiamo toccato con mano, ancora di più quanto queste tre figure siano strettamente connesse tra loro, nel fine utile e supremo di creare e valorizzare al massimo l’essere cavallo. 
"la scala del training è la base di tutto ed aiuta a scoprire gli errori"

E quest’ultimo è stato studiato e valutato profondamente nella sua fase di cavallo giovane e, successivamente,  di cavallo atleta maturo. Il quadro complessivo del seminario di studio, è partito, come tutta la didattica tecnica, dalla Scala del training e dall’ “happy horse”: “La scala del training è la base di tutto ed aiuta a scoprire gli errori”. Essa dunque non riguarda solo la qualità delle andature, ma anche “the way of training”. Il ritmo, il punto più importante, decontrazione, contatto compreso l’esatto rapporto con la bocca fino al raggiungimento della  posizione dell’incollatura che risulti  “uphill” o meno, con tutti gli annessi ed i connessi tecnici che portano, attraverso questa strada corretta,  alla riunione. 
"Essere un giudice è uno stile di vita"

Tutti gli elementi della scala del training influenzano l’intera immagine finale del cavallo esperto, e poi il discorso va considerato, in maniera differente, in relazione alle esigenze del cavallo giovane. Oltre alla valutazione di come si muove il cavallo, il giudice deve sempre valutare che si esprima e sia addestrato e gestito come un happy athlete, cosa che si rileva dallo sguardo, dalla bocca, dalle orecchie, dal movimento della coda, dalla respirazione, dall’assenza di sudorazione eccessiva. Anche questo fa parte dell’impressione generale. Quando un cavallo è ben addestrato a casa, nulla cambia. Quando entra nell’arena ed è perfettamente in armonia e negli aiuti, nulla si modifica in 5 minuti di gara. Può qualcosa mutare a seguito di un po’ di tensione, ma se è un cavallo è stato ben addestrato, l’unica cosa che apparirà è un buon training. Il buon lavoro paga sempre in rettangolo. Al contrario, se un cavallo è addestrato male, è sulle spalle, pesa sul ferro, non è decontratto, la schiena è rigida, tutto questo appare durante l’esecuzione del grafico. 
"Guarda sempre l'espressione del cavallo..."

I giudici sapranno essere molto oggettivi su questo, perché l’errore nella fase di addestramento, discosta l’immagine complessiva del cavallo poiché non è stata portata a compimento la scala del training. Tutto questo è per il welfare del cavallo, questa è la linea guida.  Sono stati molti, interessanti e vivaci gli spunti che sono emersi dalla proiezione delle schede tecniche preparate dalla giudice tedesca, la platea intervenuta era molto attenta ed interessata e non c’è stato il tempo di annoiarsi o subire un calo di attenzione, grazie anche all’inserimento di moltissimi spezzoni video che hanno portato in sala moltissimi dei “Campioni” del Dressage di ieri e di oggi: un datatissimo Henri Saint Cyr , oro olimpico a Melbourne 1956, Monica Theodorescu su Ganimedes, Ulla Saltzgeber su Rusty, il mitico Totilas,  studiato in ogni sua forma ed espressione ancora oggi, Isabell Werth con la sua immagine corretta di cavallo perfettamente “Uphill” e con la sua verve personale come amazzone regina del dressage, varie annotazioni tecniche su Charlotte Dujardin e Valegro, Valentina Truppa con Chablis ed Eremo del Castegno, Adelinde Cornelissen su Parzival…sicuramente una giornata di studio ed approfondimento in aula intensa e di grande resa. 
Al centro Isabell Werth su Weihegold

Peccato perché avrebbero potuto goderne non solo gli addetti ai lavori del dressage, ma molti più esponenti della disciplina del completo e, magari, anche alcuni cavalieri o tecnici del salto ostacoli. Perché è fondamentale conversare con i giudici, porre domande, aprire un dibattito in materia di biomeccanica del cavallo. Utilizzare  ogni prospettiva di lavoro di ben tre figure tecniche ossia giudice, trainer e cavaliere. Tutto questo porta un immenso beneficio e bagaglio tecnico validissimo per migliorare e maturare, e lo studio in aula, poco gradito e concepito da taluni  tecnici, è imprescindibile per la buona riuscita del  lavoro in campo.



domenica 31 dicembre 2017

“FAREWELL MIGUEL: LA SCOMPARSA DI MIGUEL TAVORA


Photo Courtesy Horsemagazine.com
Il mondo dell'equitazione piange il Maestro del dressage classico Miguel Tavora
uno dei migliori allievi di Nuno Oliveira

Di Giulia Iannone
Ci lascia a 74 anni il rinomato” classical  dressage  trainer “  di origini portoghese. Era considerato il miglior allievo di Nuno Oliveira.
E’ accaduto il 29 dicembre 2017 ..

Il mondo del dressage internazionale ed anche del salto ostacoli ,dice per sempre addio a Miguel Tavora. Si susseguono sul web ,  in queste ore, messaggi ed articoli dedicati  al grande Maestro, mentore, coach, trainer e grande allievo del dressagista classico Nuno Oliveira. George Morris, il grande guru americano del salto ostacoli, andava spesso ai clinics del maestro portoghese, per osservare il lavoro del grande esponente del dressage classico.
Il Maggiore D.Miguel de Lancastre e Tavora (Abrantes) nacque in Portogallo nel 1943, figlio del nono Marchese e Marchesa di Abrantes. Ha iniziato a montare a cavallo a 8 anni con il Maestro del dressage classico, leggenda indiscussa di tutti i tempi, Nuno Oliveira. È stato suo allievo per circa 10 anni. Frequenta l’accademia militare.  Nella sua carriera militare ha completato il Corso di Istruttori e successivamente il Corso di Master nell'Accademia di equitazione militare e civile di Mafra (CMEFED) dove è stato successivamente nominato Capo Istruttore e Direttore della Divisione Equestre di questa scuola. Ha gareggiato in concorso completo, salto ostacoli e dressage. Ritiratosi dalla carriera militare, Nuno Oliveira fece in modo che Miguel si trasferisse in Australia con la moglie Dianne ,dove ha fondato il proprio centro ippico, M&D Tavora School of equitation. Durante la sua vita ha allenato molti cavalieri in giro per l’Australia, gli Stati Uniti dove era amatissimo, e in Portogallo.
Cavaliere, tecnico generoso, appassionato ed intenso ammiratore dell’essere cavallo, sapiente conoscitore ed interprete dell’arte equestre classica è considerato il miglior allievo di Nuno Oliveira. “ Mi piace molto l’equitazione, i cavalli, insegnare ai cavalieri ed  addestrare i cavalli, aiutare  entrambe a migliorare grazie alla mia esperienza. Non credo di essere uno dei migliori allievi di Nuno Oliveira” ecco cosa affermava Miguel Tavora in una intervista rilasciata nel 2013. Sul grande maestro del dressage classico diceva “ Da Nuno ho imparato il rispetto per il cavallo, per l’etica e ad usare la tecnica in maniera corretta ed appropriata ad ogni tipo di cavallo, usare tatto ed istinto sempre ricordando che il cavallo è un animale straordinario che è nostro amico da rispettare ed al quale offrire la migliore vita possibile”.
Equitazione come arte e scienza, che necessita di forte preparazione culturale ed impegno, in cui nulla va lasciato al caso, nulla è improvvisato o inventato. Crescita costante e continua fatta di umiltà semplicità e passione.  Calma costanza passione e dedizione i sentimenti che vanno a mescolarsi con l’entusiasmo,  la ricompensa per tanto impegno e fatica,  nell’arte, nel metodo, nella progressione ed evoluzione del cavallo. La vera vittoria, la vera ricompensa, il vero premio o podio ?
Un cavallo rilassato, amato , rispettato, felice, confidente, in piena collaborazione e fiducia.
Malato da tempo, Tavora era stato ricoverato in ospedale ed aveva inviato il suo ultimo messaggio pubblico il 15 ottobre 2017, nel quale diceva addio a tutti i suoi amici. “ Mi dà grande conforto sapere che tante persone pensano a me e pregano per me” aveva scritto per l’ultima volta.

Miguel Tavora teneva lezioni e clinics in giro per tutto il mondo. Ha pubblicato un libro di classical dressage training intitolato “Conceitos Equestres – Principios e Tecnicas e spesso collaborava con articoli tecnici con il sito australiano Horse magazine. 

mercoledì 20 dicembre 2017

CERIMONIA DI PREMIAZIONE DELLA FISE LAZIO

Pietro Roman, accolto da una ovazione di applausi.
Porta dal 5 dicembre 2017 al collo il bronzo continentale a squadre,ottenuto assieme al grigio Barraduf.
PHOTO GIULIA IANNONE

“ SPORT EQUESTRI, A TAVOLA : LA CENA E’ SERVITA”!
Ospite d’onore della serata , Il Presidente della Fise Marco Di Paola.
 La parte più emozionante del gala, la consegna dei premi speciali e due collegamenti telefonici con Umberto Martuscelli ed Alberto Zorzi, vincitore su Contanga, del Grand Prix di London Olympia.
A cura di Giulia Iannone

Giornata di sport quella di martedì 19 dicembre 2017.
Nella mattinata,  alle ore 11, si svolgeva   presso la Casa delle Armi al Foro Italico,  la cerimonia annuale dei Collari d’Oro, la massima onorificenza dello sport italiano.

Invece, nel pomeriggio,  si è tenuto,  a partire dalla ore 18, il Galà della Fise Lazio, quest’anno realizzato  presso il Ristorante il “Pescatore “ sito  in via Nomentana 1141.
Gli sport equestri, sono stati messi  tutti a tavola, mentre nelle ultime edizioni della festa dello sport di Fise Lazio, vi era solo un breve e rapido rinfresco a fine serata.
  La cerimonia di premiazione, di nuova concezione,  è iniziata attorno alle ore 18 , con la conduzione di Massimiliano Menegon. La prima tranche dell’evento,  ha visto in scaletta  avvicendarsi le discipline del reining , volteggio ed endurance di livello regionale,  nazionale ed internazionale. Il clou della serata si è fatto registrare dalle 20 in poi , quando sono andate in “scena” le discipline del Dressage, Salto Ostacoli e Completo.  Si  sono alternati sul palco, con l’incarico di consegnare i premi offerti dal Comitato Regionale  Fise Lazio, numerose personalità di spicco dell’equitazione, sotto lo sguardo attento del Presidente della Fise Regionale, Carlo Nepi, padrone di casa della kermesse.
 Una cena conviviale che ha richiamato circa 500 persone.
 Sono state riempite ben due sale messe in comunicazione tra loro con schermi e trasmissione audio, le premiazioni sono andate avanti , senza sosta, fino oltre le ore 23.
Senza dubbio possiamo segnalare che la parte più interessante e toccante della serata riguarda la fase di consegna dei premi speciali. Oltre a quello dedicato a Marco Di Paola, segnaliamo la targa offerta  dall’Associazione Nazionale Istruttori di Equitazione, a Raffaele Tagliamonte, “riconoscimento all’istruttore più meritevole” del 2017. E’ stata poi la volta di una dedica commossa, sentita nostalgica a Gianni Marfoli, compianto cavaliere laziale che si può annoverare tra i migliori interpreti del cavallo italiano, ai quali si è dedicato interamente in carriera, spesso non per scelta, ma per necessità.  Probabile Olimpico per i Giochi di Los Angeles 1984, era stato chiamato da Raimondo D’Inzeo ai Pratoni del Vivaro,. La sua corsa verso i 5 cerchi si arrestò perché “Inviolable” il cavallo che gli era stato affidato, gli fu tolto poco prima di Piazza di Siena. Fu una delle amare ed intense delusioni.  Vinse il Premio Caprilli nel 1988 alla Fiera di Verona.  Tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscere Gianni Marfoli,  non possono fare a meno  di rimpiangerlo e di volergli bene e di ricordarlo, e ieri sera, è stata una occasione, dopo tanti anni, per celebrare il cavaliere della provincia di Frosinone, scomparso nel 1998. A ritirare il premio, sono saliti sul palco, i due figli e la moglie, Paola Frattura, visibilmente emozionata e commossa. Altro momento, toccante e sentito, ha visto protagonisti  un gruppo di “coraggiosi” responsabili della Rinascita dei Pratoni.  Erano  schierati sul palco: Giulia Serventi, Paco Ramirez, Fabio Fani Ciotti, Nicoletta Romagnoli, Argenta Campello, Francesco Girardi alla presenza di Geremia Toia, incaricato di consegnare il premio speciale . “ I Pratoni del Vivaro non sono solo destinati e rivolti alla disciplina del completo” ha detto Fabio Fani Ciotti al microfono ed ha aggiunto” stiamo lavorando con vigore affinchè questo storico e prezioso impianto,  possa ospitare di nuovo competizioni dedicate al dressage ed al salto ostacoli. Come avveniva un tempo. Recentemente ha accolto anche una gara di endurance”.
E poi Duccio Bartalucci, nuovo selezionatore senior – che lavorerà accanto a Giorgio Nuti e Marco Porro- e  Stefano Scaccabarozzi, anello di congiunzione ideale con Piero D’inzeo di cui è allievo ed erede della dottrina e dei principi del carismatico maestro italiano. Dulcis in fundo, accolto da una ovazione di applausi,  il cavaliere figlio d’arte , Pietro Roman,in rappresentanza di quella squadra composta da Vittoria Panizzon, Arianna Schivo e Pietro Sandei, che oggi porta al collo la  medaglia di bronzo del campionato europeo di Strzegom in Polonia, agguantata, dopo la squalifica della squadra tedesca.