venerdì 31 luglio 2026

GRETA LEPRATTI E MERCY VAN'T RUYTERSHOF SUL TETTO D'EUROPA: LAVORARE INSIEME VERSO IL FUTURO.



DI Giulia Iannone


Non vi citerò i curriculum,  la genetica, o risultati,  le selezioni che pure li hanno portati fino ad Hagen. Per essere sul tetto d' Europa, un binomio, è questo che sono Greta e Mercy, campione ha bisogno di un legame vincente ed a prova di campionato.  In quei 5 percorsi netti non hanno testato solo la prestazione tecnica, ma il loro rapporto invisibile e la loro partnership.  La medaglia d'oro premia questo legame speciale, il tempo, le prove, l 'attesa la crescita insieme.  Insieme se li guardate hanno lo stesso sguardo, l 'uno si fida dell' altro, l" uno compensa e supporta l altro. Il premio ulteriore io lo darei a questo: sono il miglior binomio d 'Europa tecnicamente ed emotivamente. Ve li presento grazie alle parole di Greta che parla anche per Mercy, un figlio diretto del grande Arko III che ha avuto davvero una grande fortuna ad incontrarla.Un cavallo cui è stato dato il tempo di crescere, visto che non si è perso nelle categorie dedicate ai giovani cavalli,  come succede a tanti soggetti di talento.

Greta,  presentati al pubblico di lettori   come ti fa più piacere, indugiando sulla tua espressività e carriera equestre. 
" Posso dire che tutta la mia vita ruota attorno ai cavalli.!  Mio padre montava a cavallo ed io lo seguivo in scuderia.  La prima cosa che è nata dentro di me di equestre,  è stato l'amore e la passione per questi meravigliosi animali, sulle orme di mio padre. Per continuare a coltivare la relazione ed il dialogo con i cavalli,  ho deciso di iniziare a prendere delle lezioni nella stessa scuderia di mio padre. Sono nata nel salto ostacoli ed ho sempre continuato in questa disciplina, perché è quella che più mi appassiona, mi rappresenta e  mi fa sentire viva. Questo sport è ciò che mi definisce e mi descrive, in questo settore tecnico sono felice e posso esprimere me stessa. Al contempo,  studio Economia e gestione aziendale,  alla Università Cattolica di Milano. È importante avere una base solida culturale che mi permetta nella vita di essere pronta a tutto, e anche nello sport equestre,  se riuscissi ad avere un sbocco professionale nel futuro,  potrei sempre essere più solida con una formazione universitaria "
 Onestamente,  ti aspettavi di centrare in Germania questo oro europeo individuale, al tuo ultimo anno come Young rider?
" Abbiamo lavorato molto bene in questo anno, io assieme a tutto il mio team, questo sento di poterlo dire. È dall'inizio dell'anno che ci siamo posti come obiettivo questo Campionato d'Europa, anche perché sarebbe stato il mio ultimo nelle giovanili.  Sapevamo di avere tutte le carte in regola per cercare di batterci al meglio ed a pieno, contro i binomi rappresentanti di tutta Europa,  ma la medaglia onestamente non era la nostra priorità.  Volevamo essere competitivi, il cavallo era in forma,  sapevamo che un buon lavoro ci avrebbe resi prima di tutto pronti. Questo era lo schema di inizio anno, e non ci sono state sorprese o imprevisti.  Ma dall'essere pronti ad una medaglia al collo! Il piano c'era, ma io proprio non mi aspettavo di vincere questo titolo individuale, ma sapevo, ed è stato un pó il mio punto di forza durante Hagen, di essere pronta, preparata,  strutturata, allineata col cavallo da tutta una serie di step ed un feeling col cavallo che parte anche da lontano. Sono 6 anni che monto questo stesso cavallo.  No, non mi aspettavo di raccogliere un bottino del genere"
La sicurezza di Greta deriva dai grandi mezzi del baio figlio di Arko III


Hai inanellato ben 5 percorsi netti. Come ci sei riuscita e non parlo solo di tecnica. Tu ti avvali di qualche mental coach?
" No, non mi avvalgo di alcun Mental Coach per il momento. La trovo comunque una ipotesi molto intelligente da tenere in considerazione.  Traggo sicurezza prima di tutto dal feeling,  la fiducia, il legame con il mio cavallo dopo 6 anni di conoscenza in gara ed a casa, e poi da un piano di lavoro metodico e preciso organizzato con il mio team ed il mio coach. Inoltre sono una persona molto fredda e concreta. Certo, da quest'anno il livello delle mie gare si è alzato e la pressione può essere difficile da far  sparire, bisogna gestirla con rapidità.  Se dovessi in futuro averne bisogno per incrementare la performance e la solidità ulteriore del binomio,  prenderò la cosa  sicuramente in considerazione per il proseguo"
 Presentaci il tuo cavallo di 14 anni, Mercy van't Ruytershof: pregi, difetti, carattere, punti di forza e punti deboli. Il cavallo a questo punto più forte d'Europa. Dove e come  lo hai trovato?
" È un castrone baio, figlio diretto di Arko III. Lo montava qui in Italia un cavaliere brasiliano, l'ho preso alla fine dei suoi 8 anni.   Credo che abbia veramente pochi difetti. Mostrava tantissime qualità caratteriali e grandissimi mezzi, questo soprattutto mi garantisce sicurezza e nessuna preoccupazione in percorso. Non ho paura con lui di affrontare nessuna altezza  e nessun oxer largo, perché lui riesce a coprire tutto. È un animale socievole,  piacevole,  affettuoso, dolce, equilibrato,  intelligente.  Se capita  un errore in percorso,  lui elabora dentro di sé e immediatamente apporta la correzione.  Partecipa, si impegna a fondo nel lavoro e collabora col cavaliere per fare bene. È un animale stupendo. Certo ha dei punti più deboli, se non ho paura dell'altezza in percorso,  comunque spetta a me gestirlo al meglio nelle parti più delicate del tracciato.  Ma siamo in due,  ognuno fa la sua parte e lui veramente fa le cose al meglio. Ci conosciamo tanto ormai e questo è ciò che conta del binomio, lavorare insieme "
lavoro con Riccardo Pisani da solo un anno...


.Il tuo istruttore,  Riccardo Pisani. Cosa ti senti di dirgli alla luce di questa vittoria,  e cosa rappresenta per te come guida tecnica ed emotiva?
" Riccardo è il mio istruttore da molto poco tempo. Abbiamo iniziato a lavorare insieme solo da inizio anno. Desidero davvero ringraziarlo, nonostante non possa rinnegare l'ottimo lavoro svolto in precedenza con i precedenti coach, tra cui la  collaborazione  con Paolo Adamo Zuvadelli,  che ha prodotto davvero ottimi frutti, ma  non posso non ringraziare Riccardo per questa vittoria.  Vedo in me e nel cavallo veramente un forte miglioramento.  Abbiamo iniziato in gennaio con un mese di gare al Sunshine Tour, anche con altri cavalli.  Guardo i miglioramenti intesi come la mia freddezza,  sicurezza e consapevolezza in sella ,  il modo di muoversi del cavallo e non posso se non sottolineare una notevole evoluzione del binomio. Ogni concorso si è aggiunto un tassello nuovo e necessario che mi ha portato a questa vittoria.  Lo ringrazio per la fiducia, la voglia di curare il dettaglio, rifinire il binomio, la capacità di sostenermi a livello emotivo e non solo tecnico,  di relazionarsi con calma e delicatezza con la giusta parola e spiegazione al momento opportuno.  Un lavoro di grande rifinitura a questo punto. Dico grazie a lui, a tutta la sua famiglia e a tutto il suo team".
Hai l'oro europeo yrider al collo: adesso che succede nella tua vita equestre e quotidiana? Rappresenta un giro di boa, decisioni, nuovi progetti o torni alla tua routine quotidiana?
" Questa medaglia non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza.  È una dimostrazione necessaria per me e tutta la mia famiglia,  che tutti i nostri sacrifici sforzi ed impegno,  non sono stati vani, ma si  sono tramutati in un riconoscimento concreto. Mi serve al di là di questo successo,  come spinta e punto di ripartenza per fare meglio,  conscia del fatto che la strada intrapresa è valida e buona. Vorrei lavorare per il mio futuro,  certo sto studiando ma vorrei ovviamente trovare la mia strada in questo sport a livello professionale, sia ad alto  livello agonistico che magari lavorando con i cavalli giovani. Inizio già ad avere alcuni 7 anni di buona qualità.  Mi piace vederli crescere e maturare dopo averli curati e seguiti a casa.  Mi dà molta soddisfazione. Sto cercando la mia dimensione.  Nei prossimi mesi e l'anno prossimo,  mio primo anno senior, dovrò partecipare a gare di un livello un pó più alto. Bisogna vedere cosa succede adesso alzando l'asticella,  sento in cuor mio che arriveremo pronti! Me lo auguro tanto
 Adesso devo investire sul mio futuro,  questa medaglia è la mia green card verso il domani : giusti investimenti e migliorare il mio feeling con Mercy"!
Questa medaglia è la mia green card verso il domani...


 Hai detto di aver lavorato tanto e tutto l'anno per questo appuntamento agonistico.  Per la precisione,  ci racconti come ti sei preparata?
" Siamo partiti a ritroso, puntando ai 2 obiettivi annuali ovvero Piazza di Siena ed il campionato d'Europa. Abbiamo scelto i concorsi da fare, calcolando sempre due settimane a casa di recupero e lavoro tranquillo di preparazione.  I concorsi sono stati scelti con cura ed attenzione,  gare mirate e precise, giuste per livello di pressione ed altezza, anche per la didattica, per far migliorare me ed il cavallo anche calcolando l'errore come fase formativa e di crescita. Ci sono stati poi gli stage federali, cui sono stata convocata per la long list e la squadra da formare per l'Europeo. Ci siamo attenuti per fortuna al piano, non ci sono stati imprevisti o sorprese."
Quale ricordo porterai sempre con te di questo Campionato? Il tuffo nella riviera?
" Tanti ricordi, non saprei cosa scegliere! Indimenticabile il primo giorno,  se non parti bene non hai chance di recuperare,  in un contesto in cui il livello è molto alto e poi non devi sentirti realizzato perché hai altri 4 percorsi davanti...giornata difficile,  pesante, accattivante. Ho avuto una forte scarica di adrenalina,  dopo il primo percorso ho respirato, ho visto tanti volti felici attorno a me, è stata una emozione bellissima, senza perdere la concentrazione perché i giochi erano tutti ancora aperti.  Giornata tagliente e particolare. La giornata liberatoria è stata domenica,  quando tutto era compiuto,  ho visto tutti i miei compagni circondarmi pieni di esultanza,  mi sono sentita parte di una squadra anche se il titolo vinto era individuale.  Una grande unione e  gioia, tutti felici per me e Mercy. Che ricordo. Certo anche il fatidico tuffo nella riviera, gli abbracci con mio padre e mio fratello,  assieme a me ad Hagen a condividere la gara"
Questa medaglia non è un punto di arrivo, ma di partenza 


A chi dedichi questo risultato e perché?
" Lo dedico senza dubbio al mio papà! Questo risultato è un lavoro di squadra,  determinato da un team, ed è merito dei genitori,  del cavallo,  del cavaliere,  dell'istruttore, del groom, di chi aiuta a casa, ogni persona ed ogni piccolo particolare fa la differenza.  Tutte queste persone fanno parte di questo risultato,  ma se devo davvero dedicare la vittoria a qualcuno,  la dedico al mio papà,  perché lui crede in me e mi sostiene dal primo momento, dal primo giorno,  è una passione che condividiamo da sempre. C'è sempre stato,  è sempre stato il mio punto di forza e riferimento. Sono contenta di aver ricambiato un pó qualcosa di quello che mi ha dato, ossia tempo dedizione e fiducia. Questo è uno sport che coinvolge tutta una famiglia. Già solo quando ero piccola, dover essere seguita ed accompagnata per queste attività,  non è facile. Oggi in qualche modo ho potuto nel mio piccolo mostrare un piccolo simbolo di quanto mi sia impegnata e che non tutto è stato vano"
Dove stai cercando il  cavallo da affiancare a Mercy? Questo pensiero ti dà un pó di tristezza,  perché segna la fine di un ciclo?
"Non dico niente perché non so ancora niente in relazione a ciò.  Mercy rimarrà il mio cavallo di punta, e con lui affronterò il nuovo ciclo di gare che mi aspettano dopo gli anni giovanili.  Spero un giorno di poter crescere e portare ai vertici un cavallo come Mercy, anche se credo che sarà difficile.  Ci stiamo ancora guardando in giro, nella eventualità di trovare un cavallo che possa dare un pó una mano al mio baio belga sulle gare grosse che mi aspettano. Posso dire che ho già due 7 anni a casa, e con uno ho già intrapreso un ciclo  di gare consone alla sua preparazione, in questi ultimi tempi l'ho un pó trascurato per dare priorità all'obiettivo europeo. No, non sono triste ma felice perché si aprono due strade tecniche e professionali,  il salto verso la carriera senior e la possibilità di iniziare la carriera con i cavalli giovani,  sempre con Mercy al mio fianco"
Spero un giorno di poter crescere un cavallo come Mercy...


Tutte le foto sono state tratte da Greta Lepratti instagram,  che ringraziamo per la concessione.  Non abbiamo la possibilità di ringraziare l'autore delle foto, perché non è indicato negli scatti.

sabato 16 maggio 2026

HABIBI ANGELUS: UN ESEMPIO REALE DI CAVALLO CLASSICO . LE RIFLESSIONI DI SILVER MASSARENTI

Di Giulia Iannone
"Per me l'equitazione classica non deve essere una prigione estetica, ferma nel passato, ma un concetto mentale vivo e dinamico, capace di evolversi con il tempo senza perdere i suoi principi fondamentali." Le riflessioni di Silver Massarenti, sul suo cavallo di punta, espressione di un pensiero equestre classico. Tra il mese di aprile ed i primi di maggio, lo stallone lusitano grigio di Silver Massarenti, Habibi Angelus ( Esp, 2012 da ALBATRO X BECADA) è stato protagonista di diverse prestazioni ed apparizioni equestri, nei contesti più differenti, mettendosi sempre in luce, non solo per eleganza e presenza scenica, ma finendo letteralmente sul podio, in discipline e contesti tecnici disparati. Una sola cosa in comune: la cultura e preparazione equestre classica, dimostrazione eccelsa di saper essere base comune e concreta, elemento propedeutico per ogni altra attività equestre. Come dice sempre il suo cavaliere! Ma cominciamo con ordine. In Aprile, al Nazionale di Borgo La Caccia, a Bedizzole, per la disciplina del Dressage agonistico, in contesto FISE, Habibi e Silver Massarenti, hanno riportato per due giorni consecutivi, due vittorie in categoria Prix St. Georges e Intermediate I, attestandosi al di sopra della percentuale del 68, competendo contro un cospicuo numero di avversari di spessore. In occasione della Fiera di Travagliato, svoltasi tra fine aprile ed i primi di maggio, il Lusitano maestoso, si è presentato in outdoor di fronte ad un pubblico numeroso e chiassoso, tra puledri e fattrici ( ricordiamo che è stallone riproduttore, in attività parallelamente alla carriera agonistica) per presentare e promuovere l'allevamento di Lusitani in Italia del suo cavaliere addestratore e scopritore. E non è impresa facile, per un cavaliere, tenere composto, educato ed agli ordini uno stallone in piena attività riproduttiva, di fronte ad un grande numero di cavalli e cavalle attorno! Ogni sera, per la durata dell'evento fieristico, il binomio "multitasking" è stato impegnato in uno dei quadri del Gala intitolato "Emozioni", sulla coreografia preparata in occasione dello spettacolo equestre del 2026. Fatto ancora più significativo, nella giornata di venerdì, Silver ha deciso di improvvisare, con il suo fido figlio di Albatro, con soli 20 minuti di preparazione pre gara, la competizione di monta da lavoro tradizionale, tappa di Coppa Italia della FITETREC ANTE. Detto fatto! Percorso interamente eseguito con una mano sola. Per loro la conquista della terza posizione. Si tratta di un binomio che può contare su una grande arma vincente: fiducia, intesa e sintonia emotiva ed interiore, affinati dopo anni di lavoro e tanti momenti di vita e carriera condivisi. È un cavallo geniale: la loro terza gara insieme, in carriera, al MCI di Londra, nel 2018, li ha premiati con un bronzo europeo di questo settore, nel 2019 sono saliti sul gradino alto del podio, e quest'anno, sempre nella kermesse europea, si sono aggiudicati, la medaglia di legno in una categoria superiore. Un cavallo semplicemente straordinario!
Abbiamo rivolto al Direttore della SIEC, Scuola Italiana di Equitazione Classica, Silver Massarenti, che spazia dall' Alta Scuola, Monta da Lavoro, Spettacoli Equestri, Dressage ed Equitazione Classica, qualche domanda su questo cavallo poliedrico, Habibi Angelus, exemplum, di un concetto mentale, oltre che estetico e formale. Come riesci a far esprimere questo cavallo Lusitano, con il quale hai un grande feeling ormai, ( ma tu hai montato anche PRE e un Maremmano) in tutte queste attività equestri agonistiche e non, senza indugio e titubanza , tanto da poter improvvisare anche una gara di monta da lavoro, eseguita tutta con una mano sola? " Non faccio nulla di straordinario, non ci sono trucchi o poteri magici. Seguo semplicemente la preparazione e la filosofia concettuale della Scuola Classica, da cui può emergere chiaramente la generosità, la capacità di concentrazione e l'equilibrio psico-fisico del cavallo. L'ambiente circostante, molto sollecitante e insidioso per uno stallone riproduttore, spesso rappresenta una variabile importante, superabile certamente con risorse presenti all'interno del binomio, anche se a discapito, qualche volta, della purezza e perfezione stilistica puramente estetica, pur restando legati strettamente al pensiero concettuale dell'insegnamento classico. Mi sono iscritto pochi giorni prima alla gara di Monta da Lavoro, per promuovere questa disciplina che amo particolarmente, ma che non pratico da anni, perché desideravo dimostrare che le basi classiche servono sempre. Ci è stato impossibile prepararci per problemi di tempo, e così io ed il mio cavallo, abbiamo improvvisato una ripresa disegnandola e memorizzandola pochi minuti prima di entrare in pista. Gara eseguita per intero con una mano sola, anche se Habibi non lo aveva mai fatto. Mi sono impegnato molto con questa improvvisazione, per rendere tangibile un messaggio visibile: un binomio che lavora con metodo tecnico classico, si può adattare rapidamente a qualsiasi disciplina, mentre il processo inverso non è così facile od attuabile. La difficoltà del lavoro e della competizione con una sola mano, sta nel fatto che il cavallo deve essere perfettamente equilibrato sulle gambe, attento e disponibile agli aiuti, con il desiderio costante di portarsi avanti durante tutto il lavoro. Questo richiede non solo preparazione tecnica, ma soprattutto fiducia, leggerezza e comprensione reciproca, soprattutto se lo fai per la prima volta. Non bisogna inoltre mai dimenticarsi di trovare piacere in questo impegno assieme al cavallo, farlo divertire, farlo lavorare senza sforzo, farlo sorridere interiormente"
Tu parli di Equitazione classica e non squisitamente di dressage classico. Che cosa è per te questo concetto equestre, oggi nell'era della specializzazione equestre precoce dell'allievo e della divisione in settori molto separati tra loro? " L ' equitazione classica è l'arte dell'armonia: Ispirata agli insegnamenti dei grandi maestri del passato (come De La Guérinière e Baucher), l'equitazione classica pone l'accento sulla simbiosi perfetta tra cavaliere e cavallo, dove i movimenti nascono dalla leggerezza e dalla comprensione reciproca. Penso che non sia altro che la relazione ( personale, intima) con un cavallo e che ognuno di noi la possa esprimere a suo gusto. Credo fortemente che montare a cavallo sia un'arte e come tale ognuno di noi la interpreta e vive a suo modo. il bello dell'equitare! Come in ogni tipo di arte, gli artisti si impegnano per cercare di trasmettere le sensazioni in modo viscerale. È ovvio che dietro a tutto, ci deve essere la conoscenza e la preparazione tecnica, così che ognuno possa dipingere il " proprio quadro "cercando di essere autentico e di non somigliare o copiare l'arte degli altri. Questo è uno dei motivi per il quale non si può piacere a tutti. Quindi la specializzazione ti può portare ad essere molto bravo, specializzato con forza in quella disciplina e settore, a detrimento della parte emozionale ed interiore. Purtroppo capita spesso di vedere quelli molto bravi e non sentire le sensazioni di cui si ha "fame". Con il mio cavallo, mi piace godere di una relazione completa a tutto tondo. Sicuramente il dressage classico rappresenta il punto di partenza di tutte le discipline equestri, il dressage è l'educazione fondamentale del binomio (quindi non solo del cavallo). Il cavallo viene reso calmo, flessibile, fiducioso ed obbediente creando quella base comune indispensabile per qualsiasi disciplina equestre, si tratta di una vera ginnastica del cavallo finalizzata a sviluppare equilibrio, armonia e leggerezza. Oltre all'aspetto puramente tecnico, il dressage classico è soprattutto comunicazione, ricerca di un linguaggio comune fatto di sensibilità ascolto reciproco e comprensione, che permette di creare quell'unione autentica tra i due al punto di poter fare un concorso di dressage ,teatro equestre, monta da lavoro e gestire una mandria di bovini... tutto con facilità e spontaneità, come con grande umiltà provo tenacemente a fare io, perché credo nell'idea dell'equitazione classica che calza a pennello sulla mia anima e sul mio mondo interiore "
È possibile che a volte, non stando chiusi in una accademia o nella cornice di una stampa d'epoca, ma su un animale che è vivo ed ha i suoi istinti , si debba fare qualche compromesso con la purezza estetica? Quindi una mano un pó imperfetta , una impugnatura di redini più funzionale, una sella ragionevolmente - e senza eccessi- al passo con l'evoluzione del cavallo, linee di sangue e schiene differenti dal passato? " Penso che la purezza estetica sia prima di tutto una legge dettata dal cavallo stesso di cui si dispone e dal suo livello di addestramento. Si può essere perfetti per istanti, ma impossibile esserlo sempre e in qualsiasi momento e fase dell' addestramento, per lo meno io non ne sono capace. L'elemento fondamentale è essere in armonia con il proprio cavallo e permettergli di muoversi in libertà, così da potersi esprimere nel modo migliore possibile. L'impugnatura delle redini deve essere funzionale al cavallo, ma anche al cavaliere, per esempio, nel mio caso specifico, devo segnalare che ho grossi problemi alle braccia e alle mani, dovuti a traumi riportati in carriera. Sono limiti fisici con cui devo fare i conti, che mi portano a fare del mio meglio con il corpo di cui dispongo. A volte questo significa adattarsi all'individualita del cavallo, alla sua morfologia, sensibilità e anche all' evoluzione dei cavalli moderni. L'estetica non dovrebbe mai diventare una prigione rigida che limita il movimento, l'equilibrio o il benessere dell'animale. Per me il punto fondamentale è valorizzare il cavallo e non il cavaliere. Il vero obiettivo è mettere il cavallo nelle condizioni di esprimersi con naturalezza, leggerezza e autenticità, lasciando che sia il vero protagonista. Per quanto riguarda la sella, penso che per la fortuna, sia di cavalieri che di cavalli, c'è stata un'evoluzione importante negli anni, determinata dallo studio approfondito, sia sul cavaliere che sul cavallo, e all'impiego di materiali moderni e pellami lavorati e conciati, con metodi vegetali moderni, e non più chimici come si usava un tempo. I cavalieri oggi possono usufruire di una comodità che in passato era impensabile. La cura dei dettagli dà la possibilità, oggi, di perfezionare e agevolare un buon assetto aumentando il confort, che non è paragonabile a quello di un tempo. Relativamente all'estetica, si può dire che le mode cambiano. Secondo me è importante non confondere una sella che offre e favorisce un buon assetto, con una che obbliga e blocca il cavaliere, apportando solo più sicurezza, rimanendo aggrappati al cavallo. Questo dettaglio, ho riscontrato, piace molto ai cavalieri neofiti !"
L'equitazione classica /dressage classico che si proietta nella modernità. Prigione "estetica" inerte, ancorata al passato, o concetto mentale dinamico che può stare al passo coi tempi? "Per me l'equitazione classica non deve essere una prigione estetica ferma nel passato, ma un concetto mentale vivo e dinamico, capace di evolversi con il tempo senza perdere i suoi principi fondamentali. I grandi maestri del passato non cercavano di creare immagini statiche, ma cavalli in equilibrio, disponibili, leggeri, e in armonia con il cavaliere. Ed è proprio questo spirito che deve continuare ancora oggi. La modernità non dovrebbe cancellare la tradizione, ma permetterci di comprenderla meglio e adattarla ai cavalli contemporanei , alle nuove conoscenze biomeccaniche e all' evoluzione dell' equitazione stessa. Con l'aggiunta delle incredibili scoperte dal punto di vista etologico che ci permettono un'evoluzione tecnica incredibile. L' etologia, oggi può aiutare molto di più la tecnica. Quindi appoggiandosi alle conoscenze e agli studi dei nostri predecessori, possiamo senz'altro attuare grandi miglioramenti alla relazione nel binomio rispetto al passato. Siamo fortunati a vivere in quest'epoca di conoscenza. Per questo credo che l'equitazione classica sia soprattutto una filosofia di rispetto, ascolto e comprensione del cavallo. Se questi principi rimangono vivi, allora l'equitazione classica può continuare ad evolversi restando attuale ed autentica nonostante i pochissimi esponenti. Oggi si teorizza molto e si criticano tanto gli ultimi tre , per modo di dire, cavalieri che ancora la praticano. Quindi suppongo che se non cambia qualcosa, ben presto(almeno in Italia) rimarranno solo grandi teorici, leoni da tastiera e nessun cavaliere, razza in estinzione. Oggi tutto si muove attorno all'agonismo, quindi alla specializzazione dei nuovi allievi, a svolgere il compitino ( questo non ritengo faccia parte dell' equitazione classica ma del dressage moderno).
n.b.tutte le foto sono state abilitate e concesse da Silver Massarenti, che ringraziamo per la collaborazione.

giovedì 2 aprile 2026

CARLOS TORRELL NELLE PAROLE DI SILVER MASSARENTI: IN EQUILIBRIO TRA IL RIGORE DEL LAVORO E LA 'ALEGRIA DE VIVIR'

Dopo un pó di commozione e difficoltà iniziale, siamo in grado ,finalmente, di presentare Carlos Torrell, nel toccante ricordo dell'amico fraterno italiano, Silver Massarenti. Una bella storia di amicizia ed impegno lavorativo, nata grazie al mondo dell'equitazione, tra inizi difficili, sogno, lavoro, gioia di vivere e tecnica del dressage. Quando la passione unisce le anime, lo scorrere del tempo e le vicissitudini umane, non potranno mai spezzare un legame. Silver, come e quando hai conosciuto Carlos Torrell? "Ho conosciuto Carlos nei primi anni 90, in Spagna. Ero andato lì per trovare qualcuno dal quale valesse la pena imparare la tecnica equestre e mi aiutasse a costruire il mio percorso di formazione professionale. Tutti mi vedevano solo come un cliente senza soldi , Lui é stato l'unico a considerarmi, a comprendere la mia fame, la stessa che aveva anche Lui, pur essendo molto più avanti di Me"
Come è nata la vostra collaborazione ed amicizia e come mai Carlos ha deciso di venire in Italia per lavorare insieme con te? "È una storia molto lunga da raccontare. È successo tutto in modo naturale e progressivo, ci ha unito molto la passione maniacale per i cavalli e l'addestramento. Ci siamo aiutati a non mollare, soprattutto è nata un'amicizia vera, in un momento in cui per me non era facile il percorso. All'inizio in Spagna faticavo a creare la mia clientela, e Carlos mi è stato vicino e mi ha aiutato concretamente e umanamente. Aveva un senso fortissimo dell' amicizia e della famiglia , è stato questo ad unirci davvero, molto prima delle carriere. Quando ha deciso di venire in Italia non è stata solo una scelta professionale, ma soprattutto di legame e fiducia reciproca, come il sostegno, avevamo tanti bei ricordi e tanta voglia di dare ancora. Non ultimo il fatto che insieme non ci sentivamo soli, ma più forti. Era il mio fratellone..." Chi è Carlos Torrell come figura equestre e come uomo. Prova a descrivercelo anche grazie alla forza del ricordo e del tuo personale legame quasi fraterno. "Carlos era prima di tutto un uomo vero,diretto e spesso impulsivo, ma profondamente leale e estremamente sincero anche quando in errore. Aveva un carattere molto forte e autentico, ma allo stesso tempo dotato di una sensibilità fuori dal comune, sia con i cavalli che con le persone (quando voleva). Da se stesso pretendeva molto, e quindi, anche dagli altri, sia bipedi che quadrupedi.Per me è stato molto importante sapere che su di lui si poteva contare sempre"
Come era il suo dressage e cosa ti ha insegnato? "Il suo dressage era pulito e rigoroso, senza compromessi. Era un lavoratore instancabile e un perfezionista: ogni dettaglio era importante. Nel lavoro ci completavamo perfettamente. Spesso io mi occupavo della prima parte del lavoro di addestramento, della biomeccanica, dell'equilibrio e del "funzionamento".Lui ripuliva, ordinava, perfezionando la preparazione al concorso.La cosa più forte era la sua filosofia : per lui montare significava lavoro duro, sentire davvero il cavallo e soprattutto imparare a controllare se stessi nelle emozioni e nel corpo per poter comunicare in modo raffinato. Questo lo ha portato ad essere la persona più preparata che conosca a livello tecnico (era un Genio).Nella vita poteva essere impulsivo, ma a cavallo si vedeva qualcosa di unico, aveva la padronanza totale di sé. Mi ha insegnato ad ascoltare e sentire, la precisione, il rispetto dei tempi e soprattutto la Disciplina. Non ultimo l'equilibrio tra il rigore del lavoro e "la alegria de vivir"
Qual è la cosa più bella che avete fatto insieme? "La cosa più bella non è stata una gara o un risultato E stato il percorso condiviso, le giornate di lavoro intenso, la costruzione passo dopo passo e poi i momenti più leggeri in cui si rideva e si viveva davvero. Questo equilibrio tra lavoro e vita è uno dei ricordi più forti che porto con me" Come erano i vostri momenti di allenamento, confronto o apprendimento equestre tecnico, e non solo, insieme? "Erano momenti veri intensi senza filtri. Ci si diceva sempre tutto con rispetto. Si lavorava tanto si osservava e analizzava ogni dettaglio. Carlos portava una struttura tecnica impressionante e io cercavo di costruire i cavalli dandogli tutta la magia possibile. Eravamo una squadra instancabile in continuo confronto e crescita, avevamo una energia incredibile e in continua evoluzione. Poi c'era spazio per momenti più semplici, più umani, Un legame fraterno sempre più forte"
Puoi citare un ricordo tuo, personale con Carlos, o un episodio speciale che conservi nel cuore e per quale motivo? "Ricordo soprattutto l'energia inesauribile nei nuovi progetti, la tenacia e la vicinanza anche nei momenti no, senza mai aspettarsi nulla in cambio, questo non si dimentica facilmente. Abbiamo riso tanto nel dopo lavoro, la leggerezza dopo le giornate pesanti è il ricordo più bello....era capace di esserci per davvero e di riportare equilibrio con energia positiva." Quattro anni senza di lui. Cosa ti manca della sua presenza equestre e cosa ti viene in mente costantemente mentre monti o valuti un cavallo o pensi a come risolvere un problema tecnico? "Mi manca un Fratello. I suoi suggerimenti che spesso criticavo... mi manca il suo modo di vivere il cavallo e la Vita. Ancora oggi, quando monto e devo risolvere un problema, mi viene spontaneo pensare: Carlos cosa farebbe ?"
Che talento aveva Carlos: era più cavaliere, coach o uomo di cavalli? "Carlos era un Cavaliere, Coach e Uomo di Cavalli, tutto partiva da li : dalla sua capacità di sentire il cavallo . Per Lui montare significava lavorare duramente, controllare se stesso, entrare in connessione vera e comunicare veramente con il cavallo. Aveva questa qualità rara: impulsivo nella vita ma perfettamente padrone di se a cavallo. Non ho mai conosciuto nessuno con una conoscenza tecnica e pratica pari alla sua. Ha montato veramente tanto e tantissimi cavalli , sempre pensando e analizzando tutto con una concentrazione e una memoria geniale. Aveva una sensibilità incredibile sia con le persone che con i cavalli." Secondo te sognava le Olimpiadi con Upido, la sua grande scoperta a 4 gambe? "Si... le Olimpiadi erano un sogno concreto, non qualcosa di lontano, ma un obiettivo concreto, reale. Senza rimpianti, razionalmente, alla fine, per la vendita di Upido, con la consapevolezza che anche questa eventualità faceva parte del percorso.Lui era indeciso e probabilmente senza il parere mio - espressi ciò che pensavo sull'argomento - e del suo socio, non avrebbe venduto. Dopo però si è pentito!"
Ti ha mai raccontato della medaglia mancata per un errore in kur? " Non mi ha mai raccontato di questo accadimento. Veramente, e non ne posso parlare perché non ero presente. " Quando lo guardavi montare o fare lezione, cosa avresti voluto rubargli...in senso positivo ed affettuoso? "La sua capacità di concentrazione assoluta, la semplicità, la precisione, controllo totale. In parte anche il suo modo di vivere: intenso, vero, senza mezze misure. La capacità di lavorare durissimo...e poi saper vivere, ridere, godersi ogni momento."
Tutte le foto sono state approvate e concesse grazie alla supervisione di Silver Massarenti a nome della famiglia Torrell. La foto in cui è ritratta Margherita Massarenti, è stata gentilmente concessa e abilitata da entrambe i suoi genitori, che ringraziamo vivamente. A continuación, se presenta la versión en español para la familia de Carlos. CARLOS TORRELL EN PALABRAS DE SILVER MASSARENTI: EQUILIBRIO ENTRE EL RIGUROSIDAD DEL TRABAJO Y LA «ALEGRIA DE LA VIDA» Tras una emotiva y difícil presentación inicial, por fin podemos presentar a Carlos Torrell, en memoria de su gran amigo italiano, Silver Massarenti. Una hermosa historia de amistad y compromiso, nacida gracias al mundo ecuestre, entre inicios difíciles, sueños, trabajo duro, alegría de vivir y técnica de doma clásica. Cuando la pasión une almas, el paso del tiempo y las vicisitudes humanas jamás podrán romper ese vínculo. Silver, cómo y cuándo conociste a Carlos Torrell? "Conocí a Carlos a principios de los 90, en España. Fui allí buscando a alguien de quien aprender técnica ecuestre y que pudiera ayudarme a desarrollar mi formación profesional. Todos me veían como un cliente sin recursos. Él fue el único que me tomó en serio, que comprendió mi pasión, la misma que él tenía, aunque tenía mucha más experiencia que yo." ¿Cómo comenzó vuestra colaboración y amistad, y por qué Carlos decidió venir a Italia a trabajar contigo? Es una historia muy larga. Todo sucedió de forma natural y gradual; nuestra pasión obsesiva por los caballos y el entrenamiento nos unió. Nos ayudamos mutuamente a no rendirnos y, sobre todo, nació una verdadera amistad en un momento en que el camino no era fácil para mí. Al principio, en España, me costaba conseguir clientes, y Carlos estuvo ahí para mí y me ayudó de forma concreta y personal. Tenía un fuerte sentido de la amistad y la familia; eso fue lo que realmente nos unió, mucho antes de nuestras carreras. Cuando decidió venir a Italia, no fue solo una decisión profesional, sino sobre todo un vínculo de confianza mutua y apoyo. Compartimos muchísimos recuerdos hermosos y un fuerte deseo de seguir ayudando. Además, juntos, no nos sentíamos solos, sino más fuertes. Él era como mi hermano mayor... Quién es Carlos Torrell como figura ecuestre y como persona? Descríbelo, usando el poder de tu memoria y tu vínculo personal, casi fraternal. «Carlos era, ante todo, un hombre auténtico, directo y a menudo impulsivo, pero profundamente leal y extremadamente sincero, incluso cuando se equivocaba. Tenía un carácter muy fuerte y genuino, pero al mismo tiempo estaba dotado de una sensibilidad extraordinaria, tanto con los caballos como con las personas (cuando quería). Exigía mucho de sí mismo y, por lo tanto, de los demás, tanto bípedos como cuadrúpedos. Para mí, era muy importante saber que siempre podías contar con él». ¿Cómo era su doma clásica y qué te enseñó? Su doma clásica era limpia y rigurosa, intransigente. Era un trabajador incansable y un perfeccionista: cada detalle importaba. Nos complementábamos a la perfección en nuestro trabajo. Yo solía encargarme de la primera parte del entrenamiento: la biomecánica, el equilibrio y la funcionalidad. Limpiaba, ordenaba, perfeccionando la preparación para la competición. Lo más importante era su filosofía: para él, montar a caballo significaba trabajo duro, sentir de verdad al caballo y, sobre todo, aprender a controlar las emociones y el cuerpo para comunicarse de forma refinada. Esto lo convirtió en la persona con mayor preparación técnica que conozco (era un genio). En la vida, podía ser impulsivo, pero a caballo se veía algo único: tenía un autocontrol absoluto. Me enseñó a escuchar y sentir, precisión, respeto por el tiempo y, sobre todo, disciplina. Por último, pero no menos importante, el equilibrio entre el rigor del trabajo y la alegría de vivir". ¿Qué es lo mejor que habéis hecho juntos? "Lo mejor no fue una carrera importante ni un resultado. Fue el camino compartido, los días de trabajo intenso, la construcción paso a paso y luego los momentos más ligeros en los que reíamos y vivíamos de verdad. Este equilibrio entre el trabajo y la vida es uno de los recuerdos más preciados que guardo." Cómo eran vuestros momentos de entrenamiento, debate o aprendizaje sobre técnicas ecuestres, y demás, juntos? "Eran momentos realmente intensos y sinceros. Siempre compartíamos todo con respeto. Trabajábamos duro, observando y analizando cada detalle. Carlos aportaba una impresionante base técnica, y yo intentaba desarrollar a los caballos, dándoles toda la magia que podía. Éramos un equipo incansable, en constante comparación y crecimiento; teníamos una energía increíble y estábamos en constante evolución. Y luego había espacio para momentos más sencillos y humanos. Un vínculo fraternal cada vez más fuerte." ¿Puedes compartir algún recuerdo personal con Carlos, o algún momento especial que atesores, y por qué? "Recuerdo especialmente su energía inagotable en los nuevos proyectos, su tenacidad y su cercanía incluso en los momentos difíciles, sin esperar nada a cambio. Eso no se olvida fácilmente. Nos reíamos mucho después del trabajo; la alegría tras los días duros es el recuerdo más bonito... era capaz de estar presente de verdad y restablecer el equilibrio con energía positiva." Cuatro años sin él. ¿Qué echas de menos de su presencia ecuestre y qué te viene constantemente a la mente cuando montas, evalúas un caballo o piensas en cómo resolver un problema técnico? "Echo de menos a un hermano. Sus sugerencias, que a menudo criticaba... Echo de menos su forma de experimentar el caballo y la vida. Incluso hoy, cuando monto y tengo que resolver un problema, pienso espontáneamente: ¿Qué haría Carlos?". ¿Qué talentos tenía Carlos? ¿Era más jinete, entrenador o experto en caballos? "Carlos era jinete, entrenador y experto en caballos; todo partía de ahí: de su capacidad para sentir al caballo. Para él, montar significaba trabajar duro, controlarse, conectar y comunicarse verdaderamente con el caballo. Tenía esa cualidad excepcional: impulsivo en la vida, pero con un control absoluto sobre el caballo. Nunca he conocido a nadie con un conocimiento técnico y práctico como el suyo. Montaba mucho y muchísimos caballos, siempre pensando y analizando todo con concentración y una memoria prodigiosa. Tenía una sensibilidad increíble tanto con las personas como con los caballos". Crees que soñaba con los Juegos Olímpicos con Upido, su gran descubrimiento de cuatro patas? «Sí… los Juegos Olímpicos eran un sueño concreto, no algo lejano, sino una meta real y tangible. Al final, no me arrepiento, racionalmente, de haber vendido a Upido, sabiendo que esa posibilidad también formaba parte del proceso. Estaba indeciso y probablemente no lo habría vendido sin mi opinión —le expresé lo que pensaba al respecto— y la de su socio. ¡Pero después se arrepintió!» ¿Te contó alguna vez sobre la medalla que perdió por un error en el kur? «Nunca me habló de ese incidente. Sinceramente, y no puedo hablar de ello porque no estuve allí.» Cuando lo veías montar o enseñar, ¿qué te hubiera gustado robarle… en un sentido positivo y cariñoso? Su capacidad de concentración absoluta, su sencillez, su precisión, su control total. En parte también su forma de vida: intensa, auténtica, sin medias tintas. La capacidad de trabajar incansablemente... y luego saber vivir, reír y disfrutar de cada momento."

mercoledì 25 marzo 2026

CIÒ CHE MANTIENE IL MONDO DEL CAVALLO È LA "AFICIÓN":

LA DEDICA A CARLOS TORRELL JANE NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO, NELLE PAROLE DELL 'AMICO SILVER MASSARENTI ( breve anteprima) Di Giulia Iannone
" Oggi mi trovo in un momento molto buono della mia carriera professionale ed agonistica. Tutto il mondo riconosce il mio lavoro. Ma prima di questo periodo, molte sono state le gare in cui mi sono classificato ultimo, penultimo, a metà classifica. Non disponevo di cavalli adatti... credo che l'equitazione ed il dressage nello specifico, sia un tema che abbia a che fare con la PASSIONE. Credo che quello che mantiene il mondo del cavallo sia la 'Afición' e il desiderio che il futuro possa essere migliore" Oggi Carlos Torrell Jane avrebbe compiuto 58 anni. Era nato il 25 marzo 1968. Desideriamo ricordarlo e celebrare la sua figura equestre professionale e tecnica ma soprattutto quella umana e personale.
QUALCHE NOTIZIA BIOGRAFICA Torrell è stato un cavaliere professionista di dressage, addestratore ed istruttore di dressage. Ha iniziato a montare all'età di 10 anni e ha intrapreso la carriera equestre a 16 anni. Inizialmente ha lavorato per Antonio Ignacio Vargas ed è diventato un rejoneador, un bullfighter a cavallo , prima di dedicarsi al dressage. Secondo me, è per questo motivo che definisce la passione per l'equitazione " afición", termine strettamente collegato con la corrida, in quanto proviene dal mondo dei tori, in cui la passione ha a che fare con l'arte, la tecnica, l'entusiasmo, la tifoseria, il genio, l'identità nazionale. Le figure più importanti nella sua carriera sono state Javier Peris, Joan Font e Francisco Triquell. Gestiva un proprio centro di vendita e addestramento con circa trenta cavalli da dressage e puledri a Granollers, vicino a Barcellona. Viaggiava regolarmente in tutta la Spagna e negli Stati Uniti per tenere clinic. Il periodo di massimo splendore di Carlos nello sport è stato tra il 2008 e il 2010. Si è classificato quinto ai Campionati spagnoli di dressage del 2008 con Thompson (figlio di Metall), un cavallo di razza KWPN, e ha gareggiato con C Wolfgang a livello di piccolo tour. L'ultimo grande cavallo da dressage di Torrell è stato Upido C-TL, un talentuoso cavallo olandese, figlio di Ferro e Amethist, con cui ha gareggiato a livello internazionale fino al Grand Prix. Carlos scoprì Upido in un piccolo allevamento nei Paesi Bassi quando il puledro aveva un anno e mezzo e lo acquistò insieme al suo socio Francisco Triquell, allevatore spagnolo e proprietario dell'allevamento Circulo Alferesi Yeguada Las Tijeras. Torrell e Upido C-TL vinsero i Campionati Spagnoli Giovani Cavalli del 2007 nella categoria 6 anni e furono vicecampioni del piccolo tour nel 2008. Dominarono la scena spagnola del piccolo tour nel 2009, vincendo le gare CDI del Sunshine Tour, e nel 2010 passarono al Grand Prix. Furono vicini a una medaglia individuale ai Campionati Spagnoli di Grand Prix del 2010, quando un errore del cavaliere nel Kur li eliminò. Il CDI Vejer de la Frontera del 2020 in Spagna è stata l'ultima gara internazionale sia per il cavaliere che per il cavallo. Upido era il successore designato di Salinero, ma Anky van Grunsven non ha mai presentato il cavallo in gara. Per Carlos sicuramente, si è infranto il sogno di ogni cavaliere, di poter andare alle Olimpiadi come rappresentante del proprio paese.
UNA DEDICA E TRIBUTO NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO Personalmente non ho conosciuto questo cavaliere, ma ne ho sentito tanto parlare, perché ha operato molto in Italia, come trainer e clinician ( sono molti i cavalieri nel nostro paese che hanno avuto la fortuna di fare lezione con lui) e ho avuto modo di vedere molti contributi video, mentre monta a cavallo, fa lezione e si racconta. Sono state le sue parole a colpirmi: un misto di talento, preparazione, genio e sregolatezza, ed anche una nota amara e malinconica sul mondo equestre, che sa essere ingrato, rispetto a tutto il sacrificio ed allo sforzo profuso giorno dopo giorno. Carlos , abbiamo detto, è molto legato all'Italia, paese in cui ha operato e nel quale si era definitivamente trasferito per stare a contatto con il suo business partner di lunga data, nonché amico fraterno, Silver Massarenti, che lo conosce in maniera profonda e personale. Proprio a lui abbiamo chiesto un contributo per un ricordo più familiare, informale, per far trasparire i valori umani e il carattere del cavaliere spagnolo. Commosso ed emozionato nel parlarci di Carlos, Silver fa fatica a lasciarsi andare al ricordo ed al racconto. Nonostante ciò, ieri sera, il cavaliere di Habibi Angelus, ci ha fatto giungere in anteprima, per ora, le prime due risposte relative agli esordi della loro amicizia vera e profonda. Speriamo di potervi offrire a breve l'intervista integrale con il ricordo completo ad opera di Silver Massarenti.
CARLOS NELLE PAROLE DI SILVER MASSARENTI: IN EQUILIBRIO TRA IL RIGORE DEL LAVORO E LA 'ALEGRIA DE VIVIR' Silver, come e quando hai conosciuto Carlos Torrell? "Ho conosciuto Carlos nei primi anni 90, in Spagna. Ero andato lì per trovare qualcuno dal quale valesse la pena imparare la tecnica equestre e mi aiutasse a costruire il mio percorso di formazione professionale. Tutti mi vedevano solo come un cliente senza soldi , Lui é stato l'unico a considerarmi, a comprendere la mia fame, la stessa che aveva anche Lui, pur essendo molto più avanti di Me" Come è nata la vostra collaborazione ed amicizia e come mai Carlos ha deciso di venire in Italia per lavorare insieme con te? "È una storia molto lunga da raccontare. È successo tutto in modo naturale e progressivo, ci ha unito molto la passione maniacale per i cavalli e l'addestramento. Ci siamo aiutati a non mollare, soprattutto è nata un'amicizia vera, in un momento in cui per me non era facile il percorso. All'inizio in Spagna faticavo a creare la mia clientela, e Carlos mi è stato vicino e mi ha aiutato concretamente e umanamente. Aveva un senso fortissimo dell' amicizia e della famiglia , è stato questo ad unirci davvero, molto prima delle carriere. Quando ha deciso di venire in Italia non è stata solo una scelta professionale, ma soprattutto di legame e fiducia reciproca, come il sostegno, avevamo tanti bei ricordi e tanta voglia di dare ancora. Non ultimo il fatto che insieme non ci sentivamo soli, ma più forti. Era il mio fratellone..." le foto sono state concesse da Silver Massarenti a nome di Carlos Torrell Jane. Lo ringraziamo per la supervisione

martedì 17 febbraio 2026

JOAO TORRAO: the "gentle" rider of Portuguese dressage, a magical interpreter of the Modern Lusitano 2

Second part of interview by Giulia Iannone Read the second part of this magical interview. Joao talks to us about his plans for this year, his coaches, his dressage philosophy, his secret dream, and the thrill of riding the modern Lusitano in high-level international competitions.
5.⁠ ⁠This year’s World Championships in Aachen. Will you be there with Lirio? What are your plans for the season? "Aachen is always a dream for any dressage rider, and I hope to be there with Lirio if everything goes according to plan. The goal is to prepare him carefully, step by step, focusing on his confidence, balance, and consistency.This season, my main focus is on building strong partnerships with my horses, improving the quality of our work, and taking each competition as a learning experience. I want to continue developing Lirio’s potential while maintaining his joy and willingness to perform. Ultimately, the aim is to arrive at the World Championships feeling ready, confident, and connected with my horse."
6.⁠ ⁠We saw you at the clinic with Monica Theodorescu, working with national coach Kyra Kyrklund, and your longtime coach Coralie Baldry. In depth, can you tell me what you've learned from each of them and assimilated into your dressage philosophy? "I began my journey in dressage with my day-to-day coach, Coralie Baldrey, and I can honestly say that the rider I am today is largely thanks to her. Coralie knows me and my horses very well, and I share the same training philosophy as her. With her, so much is about feel and understanding, and sometimes we don’t even need to speak—she knows exactly how to guide both me and the horses. I’ve also been very fortunate to spend long periods training in England with Carl Hester, who is a great example for me both as a rider and as a horseman. From him, I learned how to get the best out of any horse, always respecting their nature, and never forgetting that they are horses, not machines. I really connect with his approach, where subtle communication, harmony, and patience are everything. Kyra Kyrklund, who has been team trainer in most of the major competitions I’ve competed in, is the most technical of all my coaches. From her, I learned how to structure the work carefully, respect each horse’s pace, and develop them step by step, building strength, confidence, and consistency. I also attended a clinic with Monica Theodorescu, a trainer I deeply respect, where I worked with a young horse. With her, we focused a lot on frame and balance, and I learned how important it is for a horse to move with lightness and freedom. I really enjoyed her tips! All of these experiences together shaped the way I ride today.Every horse is unique, and my goal is always to understand them and create a partnership that is natural, respectful, and enjoyable for both of us."
7.⁠ ⁠By the way, what is your dressage philosophy? "My dressage philosophy is really about partnership, respect, and understanding. Every horse is unique, so I try to ride each one according to its personality and needs, creating a bond based on trust and communication. I believe dressage should combine technical precision with harmony and joy, so the horse enjoys moving and feels confident. For me, it’s not just about performance—it’s about creating a partnership that is natural, elegant, and sustainable for both horse and rider."
8.⁠ ⁠What’s your secret equestrian dream? "My dream is to continue competing at the highest level, to keep developing young horses up to Grand Prix, and ultimately to reach the top with a horse I have bred and trained myself."
9.⁠ ⁠You’re very young, but also very well-prepared, and it’s clear you’re eager to improve. Is there a coach you’d like to work with to learn even more and why? "I’m always eager to learn and improve, and I admire coaches who combine technical skill with a deep understanding of the horse. Learning from someone like that would help me refine my riding and continue developing both myself and my horses. At the same time, I’m very happy and grateful for my current coaches, who have guided me and helped me reach this level."
10.⁠ ⁠Riding the Lusitano in international competitions across so many countries: what does it mean to you, and what does this horse bring to competitive dressage, a horse born for other disciplines? "Riding a Lusitano internationally is a huge honor. These horses are very intelligent and always eager to please their rider. They bring elegance, expression, and a unique presence to the arena, showing that a Lusitano can succeed at the highest level of dressage. Competing with them allows me to showcase their qualities and prove that with the right training, they can excel anywhere in the world."

venerdì 13 febbraio 2026

Joao Torrao: the "gentle" rider of Portuguese dressage, a magical interpreter of the Modern Lusitano.

"The Lusitano is a breed known for its sensitivity, intelligence, and generosity." Here's what the Portuguese talent told us in a long, personal, and touching interview. He spoke to us about his horses with such precision that they seemed not just his friends, but members of his family... Interview by Giulia Iannone (Part One)
1.⁠ ⁠João Torrão, Olympic and international rider, a great interpreter of the modern Lusitano. Why don’t you introduce yourself and describe your riding style? "I am an Olympic rider representing Portugal, and I have had the honour of competing for my country at the highest level of international sport, including the Olympic Games in Tokyo, the European Championships, world cups and several Nations Cups. I began competing relatively late, at the age of 20, with the horse Equador MVL, who later took me all the way to the Olympic Games. That partnership was a defining moment in my career and shaped my path as a professional rider. It is difficult for me to clearly define my riding style, but I would say it is based on harmony, lightness, and respect for the horse. I strongly believe in correct basics and clear communication, especially when working with the Lusitano, a breed known for its sensitivity, intelligence, and generosity. I aim to ride with tact and softness, allowing the horse to stay confident in the contact, free in the body, and calm in the mind. For me, modern dressage is about refining the horse’s natural qualities while maintaining elegance, expression, and simplicity."
2.⁠ ⁠Dressage… why? You are a gentle and elegant rider who loves animals. What does the horse mean to you? "Dressage for me is the purest form of communication between horse and rider. It is not only a sport, but a continuous dialogue built on trust, patience, and understanding. I am naturally drawn to dressage because it allows me to develop a deep partnership with the horse, where every movement is the result of balance rather than force. The horse means everything to me. Horses have shaped my life, both personally and professionally. They teach me humility, responsibility, and respect every single day. For me, the horse is not just an athlete, but a true partner."
3.⁠ ⁠Introduce us to your horses, your lifelong companions: Lírio, Pagode, Maestro, and Equador. Their strengths, weaknesses, character, and personality. Which is your favorite horse? "Each of these horses has played a fundamental role in my life and career. What makes them even more special to me is that I started training all of them from the very beginning. I have been part of their development from their first steps , which has created an exceptionally deep bond with each one of them. Equador is my lifetime horse — my first true competition partner — and he will always have a very special place in my heart. He took me from the young horses classes all the way to the Olympic Games in Tokyo. More than that, he taught me everything I know today. Through him, I learned what true partnership means. His generosity, courage, and determination made everything possible. With Equador, I also became the holder of the national records in Grand Prix (77%) and Grand Prix Special (79%). Equador was a very special horse with an amazing character. Lírio is my current Grand Prix horse and a truly exceptional partner. He has an extraordinary talent for collection, especially in piaffe and passage, and has taken me to the 2025 European Championships. He is very sensitive but not the most confident horse requiring tact and precision, but when everything comes together, he is simply remarkable. Maestro is my next Grand Prix horse. He is the biggest Lusitano I have ever ridden and still needs time to fully develop his body and muscles. Despite this, he is a very light, elastic, and sensitive horse. He can sometimes show a bit of stallion-like character, which makes him challenging but also very special. Pagode may have been the Lusitano with the most quality in all three gaits since he was 3 y.o.He was extremely talented for the most advanced movements as well and could have been a true star. He has a very generous and kind character"
4.⁠ ⁠Then there’s Lufada, who went to the UK under the prestigious saddle of Gareth Hughes. Do you miss her a bit? What kind of horse is she and what are her characteristics? "Of course I miss Lufada. I started working with her when she was just three years old, so I have been part of her entire journey. She is a very special mare with a strong presence and elegance. She is powerful, confident, and has a natural rhythm that makes her a joy to ride. Lufada is very intelligent and brave and she loves cuddling and attention. She has a strong character, but she is also very secure in new environments, which makes the partnership with her both challenging and rewarding. I am also happy that she went to Gareth Hughes, a rider I admire greatly both inside and outside the arena. Knowing she is in such capable hands and continuing her career at the highest level makes me proud. Even though she is no longer with me, the connection we shared will always remain." End of the first part All photos were enabled by Joao Torrao. In the photos, we see the horses: Ecuador, Lirio, Pagode, and Lufada.

Joao Torrao: il cavaliere "gentile" del dressage Portoghese, magico interprete del Lusitano Moderno.

"Il Lusitano è una razza nota per la sua sensibilità, intelligenza e generosità " Ecco cosa ci ha raccontato il talento portoghese, in una lunga Intervista personale, toccante e molto confidenziale. Ci ha parlato dei suoi cavalli con una tale precisione, da farli sembrare non solo suoi amici, ma componenti della sua famiglia... Intervista a cura di Giulia Iannone (Prima parte)
João Torrão, cavaliere olimpico e internazionale, grande interprete del moderno Lusitano. Perché non ti presenti come desideri e descrivi il tuo stile di equitazione? "Sono un cavaliere olimpico che rappresenta il Portogallo e ho avuto l'onore di gareggiare per il mio Paese ai massimi livelli dello sport internazionale, le Olimpiadi di Tokyo, i Campionati Europei, le Coppe del Mondo e diverse Coppe delle Nazioni. Ho iniziato a gareggiare relativamente tardi, all'età di 20 anni, con il cavallo Equador MVL, che in seguito mi ha portato fino alle Olimpiadi. Quella collaborazione è stata un momento decisivo della mia carriera e ha plasmato il mio percorso da cavaliere professionista. È difficile per me definire con chiarezza il mio stile di equitazione, ma direi che si basa su armonia, leggerezza e rispetto per il cavallo. Credo fermamente nelle basi corrette e nella comunicazione chiara, soprattutto quando lavoro con il Lusitano, una razza nota per la sua sensibilità, intelligenza e generosità. Il mio obiettivo è montare con tatto e delicatezza, permettendo al cavallo di mantenere sicurezza nel contatto, libertà nel corpo e calma nella mente. Per me, il dressage moderno consiste nell'affinare le qualità naturali del cavallo mantenendo eleganza, espressività e semplicità."
Il Dressage... perché? Sei un cavaliere gentile ed elegante che ama gli animali. Cosa significa il cavallo per te? "Il dressage per me è la forma più pura di comunicazione tra cavallo e cavaliere. Non è solo uno sport, ma un dialogo continuo basato sulla fiducia, la pazienza e la comprensione. Sono naturalmente attratto dal dressage perché mi permette di sviluppare una profonda partnership con il cavallo, dove ogni movimento è frutto di equilibrio piuttosto che di forza. Il cavallo significa tutto per me. I cavalli hanno plasmato la mia vita, sia personale che professionale. Mi insegnano umiltà, responsabilità e rispetto ogni singolo giorno. Per me, il cavallo non è solo un atleta, ma un vero compagno."
Presentaci i tuoi cavalli, i tuoi compagni di vita: Lírio, Pagode, Maestro ed Equador. I loro punti di forza, i loro punti deboli, il loro carattere e la loro personalità. Qual è il tuo cavallo preferito? "Ognuno di questi cavalli ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita e nella mia carriera. Ciò che li rende ancora più speciali per me è che ho iniziato ad allenarli tutti fin dall'inizio. Ho partecipato al loro sviluppo fin dai primi passi, il che ha creato un legame eccezionalmente profondo con ognuno di loro. Equador è il cavallo della mia vita, il mio primo vero compagno di gara, e avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Mi ha accompagnato dalle categorie giovanili fino alle Olimpiadi di Tokyo. Ma soprattutto, mi ha insegnato tutto ciò che so oggi. Grazie a lui, ho imparato cosa significa una vera collaborazione. La sua generosità, il suo coraggio e la sua determinazione hanno reso tutto possibile. Con Equador, sono anche diventato detentore dei record nazionali di Gran Premio (77%) e Gran Premio Speciale (79%). Equador era un cavallo davvero speciale, con un carattere straordinario.
Lírio è il mio attuale cavallo da Gran Premio e un partner davvero eccezionale. Ha un talento straordinario per la riunione, soprattutto in piaffe e passage, e mi ha portato ai Campionati Europei del 2025. È molto sensibile, ma non è il cavallo più sicuro di sé, richiede tatto e precisione, ma quando tutto funziona, è semplicemente straordinario. Maestro è il mio prossimo cavallo da Gran Premio. È il lusitano più grande che abbia mai montato e ha ancora bisogno di tempo per sviluppare completamente il suo corpo e la sua muscolatura. Nonostante questo, è un cavallo molto leggero, elastico e sensibile. A volte può mostrare un po' di carattere da stallone, il che lo rende impegnativo ma anche molto speciale. Pagode potrebbe essere stato il lusitano con più qualità in tutte e tre le andature da quando aveva 3 anni. Era estremamente talentuoso anche nei movimenti più avanzati e avrebbe potuto essere una vera star. Ha un carattere molto generoso e gentile."
Poi c'è Lufada, che è andata nel Regno Unito sotto la prestigiosa sella di Gareth Hughes. Ti manca un po'? Che tipo di cavallo è e quali sono le sue caratteristiche? "Certo che mi manca Lufada. Ho iniziato a lavorare con lei quando aveva solo tre anni, quindi ho seguito tutto il suo percorso. È una cavalla davvero speciale, con una forte presenza ed eleganza. È potente, sicura di sé e ha un ritmo naturale che la rende una gioia da montare. Lufada è molto intelligente e coraggiosa e ama le coccole e le attenzioni. Ha un carattere forte, ma è anche molto sicura nei nuovi ambienti, il che rende la collaborazione con lei sia stimolante che gratificante. Sono anche felice che sia andata da Gareth Hughes, un cavaliere che ammiro molto sia dentro che fuori dall'arena. Sapere che è in mani così capaci e che sta continuando la sua carriera ai massimi livelli mi rende orgoglioso. Anche se non è più con me, il legame che abbiamo condiviso rimarrà per sempre." Fine prime parte 22tutte le foto sono state abilitate da Joao Torrao. nelle foto vediamo i cavalli:Equador, Lirio, Pagode, Lufada. 19ENGLISH VERSION: Joao Torrao: the "gentle" rider of Portuguese dressage, a magical interpreter of the Modern Lusitano. "The Lusitano is a breed known for its sensitivity, intelligence, and generosity." Here's what the Portuguese talent told us in a long, personal, and touching interview. He spoke to us about his horses with such precision that they seemed not just his friends, but members of his family... Interview by Giulia Iannone (Part One) João Torrão, Olympic and international rider, a great interpreter of the modern Lusitano. Why don’t you introduce yourself and describe your riding style? "I am an Olympic rider representing Portugal, and I have had the honour of competing for my country at the highest level of international sport, including the Olympic Games in Tokyo, the European Championships, world cups and several Nations Cups. I began competing relatively late, at the age of 20, with the horse Equador MVL, who later took me all the way to the Olympic Games. That partnership was a defining moment in my career and shaped my path as a professional rider. It is difficult for me to clearly define my riding style, but I would say it is based on harmony, lightness, and respect for the horse. I strongly believe in correct basics and clear communication, especially when working with the Lusitano, a breed known for its sensitivity, intelligence, and generosity. I aim to ride with tact and softness, allowing the horse to stay confident in the contact, free in the body, and calm in the mind. For me, modern dressage is about refining the horse’s natural qualities while maintaining elegance, expression, and simplicity." 2.⁠ ⁠Dressage… why? You are a gentle and elegant rider who loves animals. What does the horse mean to you? "Dressage for me is the purest form of communication between horse and rider. It is not only a sport, but a continuous dialogue built on trust, patience, and understanding. I am naturally drawn to dressage because it allows me to develop a deep partnership with the horse, where every movement is the result of balance rather than force. The horse means everything to me. Horses have shaped my life, both personally and professionally. They teach me humility, responsibility, and respect every single day. For me, the horse is not just an athlete, but a true partner" 3.⁠ ⁠Introduce us to your horses, your lifelong companions: Lírio, Pagode, Maestro, and Equador. Their strengths, weaknesses, character, and personality. Which is your favorite horse? "Each of these horses has played a fundamental role in my life and career. What makes them even more special to me is that I started training all of them from the very beginning. I have been part of their development from their first steps , which has created an exceptionally deep bond with each one of them. Equador is my lifetime horse — my first true competition partner — and he will always have a very special place in my heart. He took me from the young horses classes all the way to the Olympic Games in Tokyo. More than that, he taught me everything I know today. Through him, I learned what true partnership means. His generosity, courage, and determination made everything possible. With Equador, I also became the holder of the national records in Grand Prix (77%) and Grand Prix Special (79%). Equador was a very special horse with an amazing character. Lírio is my current Grand Prix horse and a truly exceptional partner. He has an extraordinary talent for collection, especially in piaffe and passage, and has taken me to the 2025 European Championships. He is very sensitive but not the most confident horse requiring tact and precision, but when everything comes together, he is simply remarkable. Maestro is my next Grand Prix horse. He is the biggest Lusitano I have ever ridden and still needs time to fully develop his body and muscles. Despite this, he is a very light, elastic, and sensitive horse. He can sometimes show a bit of stallion-like character, which makes him challenging but also very special. Pagode may have been the Lusitano with the most quality in all three gaits since he was 3 y.o.He was extremely talented for the most advanced movements as well and could have been a true star. He has a very generous and kind character" 4.⁠ ⁠Then there’s Lufada, who went to the UK under the prestigious saddle of Gareth Hughes. Do you miss her a bit? What kind of horse is she and what are her characteristics? "Of course I miss Lufada. I started working with her when she was just three years old, so I have been part of her entire journey. She is a very special mare with a strong presence and elegance. She is powerful, confident, and has a natural rhythm that makes her a joy to ride. Lufada is very intelligent and brave and she loves cuddling and attention. She has a strong character, but she is also very secure in new environments, which makes the partnership with her both challenging and rewarding. I am also happy that she went to Gareth Hughes, a rider I admire greatly both inside and outside the arena. Knowing she is in such capable hands and continuing her career at the highest level makes me proud. Even though she is no longer with me, the connection we shared will always remain." All photos were enabled by Joao Torrao. In the photos, we see the horses: Ecuador, Lirio, Pagode, and Lufada. End of first part