venerdì 19 aprile 2019

FILIPPO CODECASA: IL CAVALIERE “SEMPLICE”

Filippo Codecasa assieme alla sua fidanzata Giorgia De Agostini in uno scatto gentilmente concesso
dallo sponsor Kep
"Quando abbiamo capito che la medaglia era certa, siamo tutti scoppiati a piangere dalla gioia. Una emozione che ricorderò sempre.”

Di Giulia Iannone
E’ lui a portare al collo la medaglia d’argento al campionato italiano 2019 e si è guadagnato di diritto l’accesso allo storico ovale di Piazza di Siena. “Sono nato in mezzo ai cavalli e non posso vivere senza di loro”. Ecco cosa ci ha raccontato al telefono il vice campione italiano….

Un argento al campionato italiano 2019 che forse ha un po’ il sapore della vittoria. Te lo aspettavi? Pensavi di poter vincere?
“Il risultato ottenuto è incredibile! Sono davvero felice. Dopo mesi di duro lavoro speravo in una medaglia. Sicuramente quest’anno avevo le carte in regola per portare a termine un buon campionato: e così è stato”

Hai un bel palmares di titoli italiani da quello children fino a quello Yrider. Allora qui bisogna insistere con quello senior, giusto?
“La mia carriera giovanile è stata importante perché mi ha permesso  di fare molta esperienza. Da senior, però, le cose cambiano. Tutto diventa più difficile e bisogna dimostrare quanto vali   e lavorare sodo. Solo in questo modo, prima o poi, i risultati arrivano”

Ripercorriamo in breve, emotivamente e tecnicamente, le fasi salienti di questo campionato. Raccontaci come hai impostato con il cavallo le tre prove.
“ Il Campionato è andato esattamente secondo i nostri piani. Giovedì un warm up per far sì che Giulio 8, prendesse confidenza con il campo. Venerdì nella gara a caccia, l’obiettivo era ottenere un percorso netto senza però esagerare con la velocità. Infine sabato, puntavamo a effettuare due giri puliti, macchiati solo da un errore nella seconda manche. Alla fine del primo giro di sabato, ero settimo in classifica e la tensione era molto alta. Al termine del mio percorso, tutti i cavalieri, tranne Marziani, hanno commesso degli errori, così la mia posizione è salita. Il mio team, non staccava gli occhi dal tabellone della classifica. Quando abbiamo capito che la medaglia era certa, siamo tutti scoppiati a piangere dalla gioia. Una emozione che ricorderò sempre.”
Una dolcissima immagine di Giulio 8 tra le braccia di Giorgia De Agostini, gentilmente estrapolata dalla pagina facebook,
che porta scritto nella didascalia"Quante lacrime di gioia mi hai fatto versare solo tu lo sai!"

Parlaci dunque del tuo compagno di gara, Giulio 8, castrone baio del 2006. confidaci quanto più puoi in merito a carattere qualità pregi e difetti e che tipo di intesa avete instaurato?
“ Giulio è un cavallo unico. Tra noi c’è stato subito feeling anche se abbiamo dovuto lavorare, perché lui è un cavallo speciale. Carlo (Pfyffer) è stato fondamentale perché ha cresciuto lui il cavallo e lo conosce alla perfezione. Giulio è potente ed estremamente qualitativo ed è molto sensibile!”
Ti sei qualificato di diritto per Piazza di Siena. Continua la frase in base a cosa senti!
“Mi sono qualificato per Piazza di Siena, il bello è proprio questo, aver ottenuto la qualifica sul campo, grazie al merito di aver ottenuto una medaglia. Sarà la prima partecipazione per me, ed averla ottenuta così, mi rende estremamente orgoglioso.”
Come prosegue poi la tua stagione di gare?
“Ora in vista di Roma, effettuerò due CSI 3 stelle a Busto Arsizio e Montefalco. Dopo Roma, non abbiamo ancora programmato le gare”
Già da un anno lavori in Svizzera da Carlo Pfyffer. Allora come procede e come ti sei organizzato? Quanti cavalli ti sono stati affidati?
“ E’ da settembre che ho iniziato a montare presso le scuderie di Carlo Pfyffer e posso dire che mi trovo molto bene . L’organizzazione di scuderia è perfetta ed i cavalli sono di ottima qualità. Mi sono stati affidati all’incirca una decina di cavalli tra adulti e giovani.”
Sei noto per il tuo talento, per la tua freddezza, umiltà, gentilezza, disponibilità…addirittura sei definito il “Marcus Ehning” Italiano! Invece tu come vorresti presentarti ai lettori? Cosa non è stato detto della tua personalità e della tua passione per i cavalli?
“Il paragone mi lusinga molto ma penso di avere ancora molta strada da percorrere! Sono una persona semplice, sono nato in mezzo ai cavalli e non posso vivere senza questi meravigliosi animali”.
Photo courtesy FISE facebook page
"Sono una persona semplice, sono nato in mezzo ai cavalli e non posso vivere senza questi meravigliosi animali”.

Quale è il tuo sogno nel cassetto legato all’equitazione?
“ Penso che ogni atleta abbia lo stesso sogno…le Olimpiadi”
C’è un istruttore importante al quale devi dire grazie per i suoi insegnamenti?
“ Nel  corso della mia giovane carriera, ho cercato di imparare da tutti, il più possibile, ma, sicuramente colui che sento di dover ringraziare di più è mio padre”
Invece, quale è il cavallo,  che non potrai dimenticare, nonostante la tua giovane età?
“ Ci sono stati tanti cavalli importanti, che mi hanno permesso di vincere delle medaglie. Ma quello che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore è Temple. Il mio pony con il quale ho conseguito il primo grado. Purtroppo oggi non c’è più, ma è stato con noi ben 17 anni!”


martedì 19 marzo 2019

STEFANO FIORAVANTI TORNA AL COMPLETO

Completo

“RICOMNICIO DA RUBIN DEE: SIAMO ALLA RICERCA DELLO STABLE NAME!”
Di Giulia Iannone
Ecco Rubin Dee il nuovo cavallo da completo di Stefano Fioravanti
Cavallo italiano di 6 anni da Royaldik
Photo courtesy Stefano Fioravanti facebook page

L’esordio del padovano, i primi di marzo, al Riding Club di Casorate in cat. CN1* giovani cavalli, in sella al baio Rubin Dee,  dopo 4 anni di assenza dalla disciplina del concorso completo. Nell’agosto del 2015, vinse, su Nodin D’Orval il CIC2* di Haras du Pin.  Abbiamo raggiunto Stefano al telefono, mentre era in Croazia in giro per lavoro. ( si occupa del settore Est Europa per l’azienda di famiglia) .
 Ecco cosa ci ha raccontato…

Il tuo ritorno alle gare di completo con un giovane cavallo di 6 anni, mentre Nodin D’Orval, il tuo storico sauro compagno di mille avventure, a riposo. Cominciamo a raccontare partendo da questo?
“ Mi fa molto piacere raccontare questo ritorno al completo. Nodin non è proprio a riposo, nel senso che nel 2018 abbiamo partecipato a ben  5 gran premi  di salto ad ostacoli, di altezza1,45, quindi direi che è al riposo dal completo ma in realtà è in gran forma. Adesso mi sono concentrato un po’ sul lavoro ad inizio anno, e sul cavallo nuovo. Credo che uscirò tra un mesetto o due in salto ostacoli perché sono sempre in giro col lavoro ed in tal modo gli ho anche dato un mesetto o due di riposo, che male non fanno alla sua età, però in salto ostacoli sta dimostrando di avere grandi mezzi ed attitudine!”

Ci parli del nuovo cavallo da completo: chi è? Dove lo hai trovato? Che caratteristiche ha?
“ Il nuovo cavallo si chiama Rubin Dee ed ha 6 anni. Suo padre è Royaldik mentre la madre discende da Cassini II. Il cavallo ha dei bellissimi movimenti anche se deve ancora tirare fuori tutto il suo potenziale. Credo che ha molto da esprimere in futuro, bisogna lavorarci. La linea genetica è interessante ma abbastanza normale.  Non ha ancora un nome di scuderia, devo trovarglielo, lo stiamo cercando! Qualcosa con ino dobbiamo trovarglielo.  Direi che si tratta di una “scommessa”, ma credo molto in lui e  davvero mi dà delle buone sensazioni. Ne ho cercati abbastanza, andando molto all’estero.  Alla  fine sono davvero soddisfatto di aver trovato un cavallo italiano in Italia, e sono dell’avviso che si tratti di un soggetto promettente e di talento. La sua riuscita agonistica, con me quale suo cavaliere, sarebbe davvero la ciliegina sulla torta. L’ho trovato a Roma. Lo montava Simone Tranfa, un giovane cavaliere di 19 anni di vicino Roma, allievo di Emiliano Portale. Il cavallo è stato cresciuto molto bene, diciamo che è di  sani principi, è molto educato nella gestione  da terra, in scuderia, molto bravo fuori, proprio un soggetto affidabile anche di testa.”
"Spero di qualificare Rubin per i Campionati del Mondo Giovani Cavalli che si tengono ogni anno in Francia. Ogni cosa a suo tempo"
Photo courtesy Stefano Fioravanti facebook page

Programmi per Rubin Dee per il futuro?
“ Non so cosa dire! L’ho montato fino ad ora veramente poco. Quest’anno la mia speranza sarebbe di qualificarlo per i Campionati del Mondo Giovani Cavalli di Lion D’Angers. Sarebbe un ottimo obiettivo, prima centrare le qualifiche, poi essere selezionato per rappresentare il mio paese in Francia, in questo prestigioso appuntamento del completo che riguarda i cavalli giovani. Ogni cosa a suo tempo. Intanto devo riprendermi  anche io, perché, anche se non ho mai smesso la fase agonistica attraverso le gare di salto ostacoli, posso testimoniare che la prova di cross country è molto diversa. La gara di domenica è stata bella e divertente, ma diversa.   Le distanze sono differenti. Si tratta di preparare   un cavallo giovane con poca esperienza e proiettarlo verso  gare impegnative, è necessario che io mi riprenda dal punto di vista atletico ed anche mentale, rientrando nel mood della disciplina. Farò adesso qualche gara 9 Cn*, poi se tutto va bene qualche Cn**e vediamo cosa ci racconta il giovane Rubin. Non so cosa dire, dobbiamo lavorare e vedere come va negli anni”
"Ora con questo cavallo dobbiamo lavorare e vedere come va
negli anni"
photo courtesy Stefano Fioravanti facebook page
Di quali tecnici ti avvali in questa fase di lavoro?
“ Al momento sto lavorando un po’ da solo. Mi faccio un po’ aiutare da Vanessa Ferluga per il dressage ed Antonella Canova, che è l’istruttrice del circolo Horse and Rider di Padova, presso il quale monto io assieme a mia moglie Aurora, con la quale condivido la mia passione equestre.”
C’è qualcuno che volevi ringraziare in questa fase, vero?
“ Mi piacerebbe tanto ringraziare alcuni sponsor. Sono tornati subito appena hanno saputo che avevo preso un nuovo soggetto per il completo. Si tratta della Selleria Equipe, Kep Italia, Animo e Sergio Grasso. Loro sono sempre stati con me, vorrei ringraziarli tanto perché continuano da anni a darmi fiducia, a credere in me e sostenermi”.




martedì 1 gennaio 2019

"AVEVO ED HO VERAMENTE TANTA VOGLIA DI VINCERE”!


GIAMPIERO GAROFALO, DOPO IL TRIONFO NELLO CSI  2** DI KRONENBERG,  CI RACCONTA I SUOI PROPOSITI PER IL 2019.
Di Giulia Iannone
Photo courtesy Giampiero Garofalo facebook page
"Vorrei fare bene ai Campionati Italiani per mettermi a disposizione del CT per prendere parte a qualche Coppa e difendere i colori della squadra italiana."Cit. Giampiero Garofalo


Giampiero, facciamo un bel commento dopo questa splendida vittoria con Emo?
(ride molto) Bel commento? Meglio di così! Ultimo concorso dell’anno, vinco  il Gran Premio. Meglio di così non potevo chiedere alla sorte.”
Erano 61 i partenti e tu sei riuscito a chiudere con un tempo velocissimo. Racconta, come è andata? Come era il percorso?
“ Il cavallo era in forma. Ha saltato bene. Era secondo nella gara grossa del primo giorno, quarto nella gara ranking di venerdì. Nella ranking di venerdì partivamo in 90, di cui circa 20 in barrage. Abbiamo effettuato un buon giro di barrage ma alla fine sono arrivato quarto. In Gran Premio ho avuto la fortuna di partire ultimo in barrage, così ho avuto modo di osservare le scelte ed i giri di molti cavalieri. Avevo veramente voglia di vincere! Il cavallo lo sentivo in forma così ho deciso di provarci. Il cavaliere prima di me era stato davvero molto veloce, dunque non mi rimaneva che galoppare. Con questa scelta strategica è andato tutto bene. Il cavallo era in forma!”
Il cavallo era in forma, ma qualcosa Giampiero l’avrai fatta anche tu?
“ Se non hai anche il cavallo dalla tua parte fai poco. Le cose si fanno in due, non stiamo parlando di uno sport singolo e se il cavallo non è dalla tua parte e non combatte per te, fai fatica.”
Tu mi avevi già parlato di questo Emo, stallone KWPN di 9 anni. da Vleut x Polydor.  Dimmi ancora qualcosa di lui?
“ Di comune accordo con il proprietario,  abbiamo deciso di castrarlo  a gennaio, era molto esuberante e caratteriale ed in campo prova ci dava dei problemi. Come stallone non era un buon riproduttore.  Il cavallo comunque ha delle potenzialità incredibili, ha sempre fatto bene in gara solo con un po’ di sfortuna di troppo. Sempre un errore, però lo sentivo bene, sentivo che prima o poi sarebbe arrivato ad avere dei buoni risultati di sicuro perché salta veramente con energia. Più andava avanti e più migliorava di testa, era sempre più concentrato e ne ho avuto la conferma in questo ultimo concorso. Già aveva saltato bene l’ultimo tre stelle a Opglabeek  in una gara da 1,50 che era difficile. Però troppo spesso sfortunato nel risultato,  chiudendo sempre con 4 penalità. L’anno  prossimo penso che potrà essere un cavallo utile e prezioso. Se continua così.”
Una vittoria che rappresenta un bel regalo di Natale e  una gara che chiude la stagione agonistica. Facciamo un bilancio di questa annata?
“ Mi reputo molto soddisfatto. Ho in cantiere belle gare e bei risultati, adesso mi proietto verso una serie di cambiamenti. Ho iniziato a montare cavalli anche di altri proprietari, quindi penso di poter contare  su altri buoni cavalli. Sono cambiate alcune cose nella mia organizzazione.  Facendo un breve riepilogo, lavoro in Olanda da un anno e monto i cavalli di un allevatore olandese e poi ho iniziato ad andare in Belgio, due volte a settimana montando degli altri cavalli. Quindi i soggetti  di punta, in questo momento,  sono Emo, poi ho comprato la metà di un 6 anni di nome Verde Z – quello famoso dell’asta di cui si è letto sul web- credo che sia un buon cavallo. Nel Gran Premio dell’una stella ha fatto un errore ma in un contesto abbastanza difficile, quindi ci ha dato una bella conferma delle sue potenzialità. Infine monto un cavallo di 8 anni che si chiama Chris va, con cui ho affrontato già due gran premi chiudendo con due piccoli errorini ma secondo me è un cavallo molto interessante che farà strada. In gare outdoor è un cavallo molto utile perché è grande di fisico, al coperto fa un po’ fatica ma sento che ha le doti per saltare le gare grosse;  ed ancora posso contare su di  una altra 8 anni che è quasi sempre piazzata nelle gare altezza 1,40 e si chiama Festinov, sarà una seconda cavalla competitiva nelle gare veloci. Credo e sento che potrò contare anche su di lei”
Quando ti propongono di portare avanti un cavallo, come imposti il programma di lavoro ?
“ Cerco di essere sempre ottimista e fattivo e positivo ma anche realista: se vedo che non c’è alcun cenno di miglioramento, che sento in base al mio modo equestre, non vado avanti. Poi bisogna dire che i cavalli non sono macchine, il binomio  va a feeling, a sentimento, a pelle, ad intuito. I cavalli , come dice sempre mio padre Paolo “fanno bugiardi” …magari domani mi giro e ritrovo un cavallo che ho scartato a saltare le Coppe del Mondo! Nessun cavallo non serve a niente e bisogna essere obiettivi e saper valutare con razionalità, pregi difetti e soprattutto i limiti”
Dopo la pausa natalizia, come ricomincia la stagione 2019?
“ Fino al 13 gennaio, sono impegnato in  un due stelle in Belgio, tutto febbraio sarò ad Oliva in spagna, poi penso due settimane ad Arezzo ed i campionati Italiani. La mia pausa natalizia dura fino al 28, per cui  vado a casa a Napoli, poi torno e mi metto subito al lavoro. Intanto i cavalli li lascio un po’ tranquilli tra paddock, lavoro alla longe, un primo lavoro tranquillo e poi si riprende senza forzare verso le gare outdoor a febbraio in vista dei campionati italiani. Vorrei fare bene ai Campionati Italiani per mettermi a disposizione del CT per prendere parte a qualche Coppa e difendere i colori della squadra italiana. Credo che Chris Va potrebbe essere il cavallo giusto per questo mio piccolo sogno!”



lunedì 5 novembre 2018

“IN GARA PER IL TRICOLORE ITALIANO, TATIANA MILOSERDOVA PUNTA A TOKYO 2020”

INCONTRO CON TATIANA MILOSERDOVA
"cerco sempre di far capire al cavallo le mie richieste, senza costrizioni e tanto meno l’uso della frusta, aspettando con pazienza il momento in cui il cavallo abbia compreso ciò che gli richiedo."


Di Giulia Iannone
Photo Courtesy Tatiana Miloserdova

Abbiamo contattato via web l’amazzone di origine Russa, ormai naturalizzata italiana, Tatiana Miloserdova. Dal 2019 la dressagista,  gareggerà per i colori del nostro paese , avendo acquisito la nazionalità italiana. “Il mio obiettivo è ora Tokyo 2020” ha confessato Tatiana al termine del nostro incontro.
Leggete tutto d’un fiato, cosa  ci ha raccontato la bionda interprete di Florento Fortuna,  in questa breve intervista…


Abbiamo letto, sulla sua pagina facebook, del suo cambio di nazionalità: non gareggerà più per la sua madre patria Russia, ma per la sua patria d’adozione l’Italia. Ci spiega come è avvenuto questo cambio di nazionalità e come mai ha scelto proprio l’Italia?
La mia scelta dell'Italia, risale al 1991 quando, per motivi di lavoro, scelsi di venire in Italia a seguito di una proposta di allenare dei cavalli di dressage.
Da allora non mi sono mai spostata dall'Italia e, avendo ottenuto la cittadinanza italiana alcuni anni or sono, ho maturato la decisione di competere nel paese dove per più anni ho gareggiato.

 Su facebook si legge che lei vive a Milano. Da quanto tempo e come mai e dove svolge la sua attività equestre?
Come detto sopra sono in Italia dal 1991. In questi anni ho lavorato per lo più al Nord Italia e da alcuni anni svolgo la mia attività di istruttrice presso il Centro Ippico Cinq Fo di Guanzate (Como).
In questo centro ho la possibilità di allenare i miei cavalli tranquillamente e concentrarmi per la preparazione alle gare internazionali.
"Wat a Feeling è sicuramente il mio cavallo del cuore per le emozioni olimpiche, e non solo, che mi ha dato, ma tutti i cavalli con i quali ho lavorato, per un verso o per l'altro, sono rimasti nel mio cuore. In ognuno di loro ho trovato delle caratteristiche che mi consentono, a distanza di anni, di ricordarne le peculiarità."

L’amazzone Tatiana Miloserdova: si presenti ai lettori nel modo che più reputa adeguato a tratteggiare la sua identità tecnica ed agonistica, indugiando sugli aspetti salienti della sua carriera dressagistica vissuta fino a questo momento.
Finora, purtroppo, non ho mai avuto sponsorizzazioni che mi hanno consentito di disporre di cavalli già quasi pronti per le gare. Mi sono sempre dovuta arrangiare, cercando di individuare cavalli giovani, che, senza un particolare passato dressaggistico, mi consentissero di farli crescere e portarli a gare internazionali.
Questa è la storia di tanti (quasi tutti) i miei cavalli. Potrei raccontarne tanti di esempi, in generale mi riferisco a cavalli di 3/4 anni che, partendo da zero, ho allenato per competere in GrandPrix.
Ci parla brevemente dei “maestri” equestri che hanno lasciato una orma indelebile nella sua formazione tecnica e ci descrive rapidamente il suo metodo?
Ho frequentato a Mosca una Università sportiva che, da subito, mi ha consentito di svolgere l'attività di istruttrice. Ho poi avuto la fortuna di conoscere e lavorare con Elena Petuskova, campionessa olimpica degli anni'70.
Da allora non ho avuto nessun istruttore e, come detto prima, mi sono sempre dovuta arrangiare da sola. Unica eccezione sono i preziosi consigli di Alexander Sherba, esperto russo nell'addestramento dei cavalli, il quale, pur vivendo a migliaia di chilometri da me, mi ha fornito via Skype preziosi consigli, dopo aver attentamente analizzato i video dei miei concorsi.
Quanto al mio "metodo" devo dire che cerco sempre di far capire al cavallo le mie richieste, senza costrizioni e tanto meno l’uso della frusta, aspettando con pazienza il momento in cui il cavallo abbia compreso ciò che gli richiedo.
"Ora le mie speranze, anche olimpiche, si concentrano su Florento Fortuna, un cavallo KWPN di soli 8 anni "

Parliamo della parte fondamentale del binomio: i cavalli. Quale può essere definito il “cavallo del cuore” – di ieri o di oggi- che ha segnato la sua svolta tecnica professionale cui è più legata e perché?
Il fatto di non aver mai goduto di sponsorizzazioni mi ha costretto, in passato, di dover vendere i cavalli quando avevano raggiunto un livello ottimale per gareggiare.
Inutile raccontare quanto questa scelta mi sia pesata, ma tant'è, era l'unica mia possibilità per vivere e continuare a comprare nuovi puledri, dovendo, purtroppo, ripartire da zero ogni volta.
Finalmente, per una serie di circostanze fortuite, sono riuscita nel 2008 a conservare un cavallo e partecipare alle Olimpiadi di Pechino/Hong Kong.
Parliamo di Wat a Feeling un Hannover, figlio di Warkant: un gigante buono (cm.186) che nonostante la sua imponenza era un cavallo gentile ed intelligentissimo. Purtroppo una violenta colica lo stroncò pochi mesi dopo il ritorno dalla Cina.
Tengo a sottolineare che Wat a Feeling è sicuramente il mio cavallo del cuore per le emozioni olimpiche, e non solo, che mi ha dato, ma tutti i cavalli con i quali ho lavorato, per un verso o per l'altro, sono rimasti nel mio cuore. In ognuno di loro ho trovato delle caratteristiche che mi consentono, a distanza di anni, di ricordarne le peculiarità.
Chi è oggi il suo “cavallo di punta” ? ce lo presenta nel dettaglio analizzando pregi difetti carattere punti di forza punti deboli, cosa le piace e cosa si aspetta per questo cavallo nel futuro?
L'anno scorso il mio cavallo di punta era una cavalla con un passato di fattrice (mamma di tre puledri !), mai montata in precedenza. che all'età di 8 anni iniziai a domare.
Nel giro di un anno la presentai a Sommacampagna al suo primo GrandPrix, conseguendo un risultato di 67 %. Awakening, questo è il nome della cavalla KWPN, ha poi partecipato a numerose gare internazionali in Italia, Francia, Germania, Austria, Slovenia, Svezia.Da circa un anno questa cavalla viene montata da Eugenia Davydova, giovane amazzone russa che seguo personalmente, in quanto la cavalla è rimasta nella mia scuderia Cinq Fo.
Ora le mie speranze, anche olimpiche, si concentrano su Florento Fortuna, un cavallo KWPN di soli 8 anni che quest'anno ha già iniziato con successo la sua carriera in GrandPrix, conseguendo in GP Special un bel 70% a Nizza lo scorso Ottobre.
Florento è con me da quando aveva 4 anni ed al suo attivo ha risultati internazionali nelle gare di 5 e 6 anni, Small Tour ed ora Big Tour.
Sotto certi aspetti mi ricorda Wat a Feeling, sia per la sua energia che per la sua intelligenza e gentilezza. Speriamo in bene per Tokyo....
"Nel 2019 pianifico di partecipare ai vari concorsi internazionali di Francia, Germania, Austria e Slovenia con il tricolore italiano.
                      Come detto sopra il mio obiettivo è ora Tokyo 2020."

Lei ha partecipato ai WEG di Tryon: ci dà una sua impressione sull’evento, come è andata la sua trasferta? C’è un ricordo indelebile di questo evento agonistico che è inciso a chiare lettere nella sua mente?
A Tryon sono andata come istruttrice di Eugenia Davydova con Awakening. In realtà anche Florento Fortuna era qualificato, ma ho preferitolasciarlo a casa per la sua giovane età e non costringerlo al sacrificio di una trasferta tanto onerosa.
Di Tryon non conservo un buon ricordo, in quanto, come è già stato ampiamente riportato da vari partecipanti, non solo di dressage, l'organizzazione non è stata delle più  brillanti, con lavori non ancora ultimati e continui spostamenti non pianificati da un hotel all'altro.
Adesso che gareggerà per il tricolore italiano, a cosa mira? possiamo auspicare magari una squadra azzurra per Tokyo?
Nel corrente anno Florento Fortuna ha gareggiato a 6 concorsi internazionali ed ora si merita un riposo dalle gare fino a Febbraio, dove penso di aprire la stagione 2019 con il concorso internazionale di Ornago.
Nel 2019 pianifico di partecipare ai vari concorsi internazionali di Francia, Germania, Austria e Slovenia con il tricolore italiano.
Come detto sopra il mio obiettivo è ora Tokyo 2020.


giovedì 18 ottobre 2018

GIACOMO CASADEI , NEO CAMPIONE OLIMPICO GIOVANILE 2018.

SALTO OSTACOLI
Photo courtesy FISE facebook page
"Non sono un cavaliere speciale! faccio quello che posso"
Cit.Giacomo Casadei

 “ NON SONO UN CAVALIERE SPECIALE: FACCIO QUELLO CHE POSSO”!
Di Giulia Iannone
Abbiamo scambiato qualche pensiero con il neo- campione olimpico giovanile di Buenos Aires, già argento con la squadra dell’Europa, Giacomo Casadei.  Ci ha raccontato questa splendida avventura argentina che ha fruttato un argento ed un oro, in sella ad un cavallo assegnato a sorteggio di nome Darna Z.

 Come  sei stato scelto per questo evento?
“ Nel 2017, ai Campionati d’Europa di Samorin, in Slovacchia, si teneva la qualifica dell’individuale ossia i migliori 5, per queste Olimpiadi giovanili di Buenos Aires. Io con Flickfox ho chiuso al terzo posto nell’individuale e così ho preso la qualifica. Ma non mi sono qualificato io come Giacomo Casadei, ho qualificato l’Italia. E successivamente hanno deciso di portare me! “
Cosa hai pensato e provato quando sei stato convocato per le olimpiadi giovanili di salto ostacoli?
“ E’ stata una bella soddisfazione. E mi ha fatto molto molto piacere”
Vediamo come è iniziata questa avventura.  Ho letto che hai gareggiato con un cavallo che non era tuo: cosa puoi rivelare?
“ Sono partito il primo di ottobre in aereo e sono andato a Buenos Aires, nel villaggio olimpico. Due giorni dopo ci hanno accompagnato a vedere la location di gara, ovvero il Club Hipico Argentino. Il circolo stesso ha messo a disposizione i suoi 30 cavalli per i 30 cavalieri della gara giovanile. I cavalli sono stati assegnati attraverso il sorteggio. A me è capitata una buonissima cavalla di nome Darna Z”.
Riesci a raccontarmi qualcosa di questa compagna di gara a quattro gambe?
“ La cavalla poteva avere circa 9 o 10 anni, credo di origine  Zangersheide,molto molto brava, intelligente, con una bella testa come si dice in gergo, sono stato davvero molto fortunato a poter gareggiare con questa cavalla”
Photo courtesy FISE facebook page
"Non ho  mai preso forte la cavalla, non sono andato mai contro di lei. Agendo e interpretandola con gentilezza e disponibilità, lei è stata in grado di aiutarmi"
cit.Giacomo Casadei

Come hai fatto, in così pochi giorni, a fare conoscenza con la cavalla anzi a creare il feeling giusto che ha prodotto ben due medaglie?
“ Ho cercato di capirla, di mettermi a disposizione e di venirle incontro quanto più possibile. Ci siamo aiutati a vicenda e subito è nato un bel rapporto sensibile tra noi”
Dopo una prima fase di familiarizzazione, le gare come si sono svolte?
“Si è disputata prima una gara a squadre che era a continenti, ed io rappresentavo l’Italia all’interno dello schieramento dell’Europa, poi si è disputata la gara individuale. Martedì pomeriggio si è disputato il primo giro di Coppa, mercoledì il secondo giro di Coppa, poi un giorno di fermo riservato alla visita, venerdì e sabato la finale individuale.”
Nella squadra dell’Europa, hai potuto incontrare qualche cavaliere che già conoscevi?
“ I ragazzi li conoscevo già tutti!”
Guardavi qualche cavaliere in maniera particolare perché competitivo?
“ No, non mi sono messo in competizione con nessuno di loro. Formavamo una squadra ben affiatata! Ci siamo aiutati a vicenda, ci siamo aiutati in campo prova, ci siamo appoggiati e sostenuti l’uno con l’altro”
Da chi sei stato accompagnato in questa occasione?
“Sono stato accompagnato da Stefano Scaccabarozzi in qualità di mio tecnico, ma i miei genitori mi sono venuti a vedere, solo che mio padre non ha avuto la possibilità di venire in campo prova ad aiutarci, perché non poteva entrare, così i miei genitori hanno solo assistito alle gare”
Photo courtesy FISE facebook page
 Stefano Scaccabarozzi,
mi è stato vicino in maniera costante e molto puntuale, mi ha sempre aiutato."
Cit. Giacomo Casadei


Entriamo un po’ più nel dettaglio tecnico, tu hai gareggiato su altezze di 1,30-1,35, come si sono rivelati i percorsi?
“ I primi giri di Coppa non erano grossi e difficili, invece la gara individuale era un filino più tecnica e tosta rispetto agli altri giorni”
Quali difficoltà hai trovato? Tu però hai un occhio esperto, perché gareggi già su Gran Premi di altezza senior, tu sei un ragazzo speciale…
“ Speciale? Faccio quel che posso, ecco! Il secondo giro della finale c’era in percorso  un dietro front, poi una tavola- 5 tempi- una doppia- oxer- verticale verticale, che era difficile, bisognava stare bene concentrati ed invece il primo giro della finale c’era sempre un dietro front un oxer complicato e poi c’era un verticale molto delicato, per affrontare il quale  bisognava dare molto equilibrio. Era difficile.”
Quando hai visto, con il tuo occhio ormai allenato su percorsi più difficili, altezze 1,30-1,35, ti sei sentito un pochettino più a tuo agio?
“ No. La gara è sempre gara, qualunque sia l’altezza. Bisogna restare sempre freddi, lucidi, concentrati, attenti”
Vinci l’oro individuale ed i tuoi compagni ti lanciano nella riviera: un bel ricordo vero?
“ Eh si tutti gli altri ragazzi mi hanno buttato nell’acqua!”
Come ha commentato, al termine dell’evento agonistico, papà Mirco che è il tuo tecnico ufficiale?
“ In primo luogo lui era realmente contento. E poi in realtà mi ha detto che nell’affrontaref la linea finale avrei dovuto dare un po’ più di equilibrio al cavallo…però il resto andava abbastanza bene ed è stato molto soddisfatto”
Quindi ad assisterti in questa avventura in Argentina c’è stato principalmente Stefano Scaccabarozzi, un “signore” dell’equitazione italiana, elegante, preparato, silenzioso, serio, appassionato. Diciamo qualcosa della sua assistenza tecnica anche a livello psicologico: come ti ha seguito?
“ Mi è stato vicino in maniera costante e molto puntuale, mi ha sempre aiutato. Lui è una figura tecnica molto precisa, ordinata, fattiva, severo sembra serio, ma in realtà è molto disponibile, preparatissimo, si impegna al massimo. Trovo che sia una grande e bella persona”.
Ammiro la tua naturalezza e semplicità di pensiero, ma penso che affrontare una olimpiade giovanile, con un cavallo mai visto e conosciuto prima, non deve essere facile. Bisogna trovare subito un feeling ed un accordo profondo. Come hai fatto a sentire Darna Z in confidenza senza lasciarti intimidire dal poco tempo a disposizione?
“  Ho pensato subito a trovare un buon feeling con la cavalla e soprattutto a farmi voler bene e che la cavalla mi potesse aiutare al cento per cento. Ho cercato di starle vicino in momenti di difficoltà o incertezza nel lavoro in piano o su qualche esercizio. Non l’ho mai presa forte, non sono andato mai contro di lei. Agendo e interpretandola con gentilezza e disponibilità, lei è stata in grado di aiutarmi. Abbiamo trovato quell’ intesa, anche rapida, che mi spinge ad affermare che Darna Z mi ha voluto bene.”
Adesso come continua la tua stagione, dopo questo prestigiosissimo risultato?
“ Partecipo subito ad un nazionale tranquillo a casa, successivamente prenderò parte alla Coppa del Mondo di Verona, montando o Capilot o Flickfox, ancora non so quale dei due cavalli porterò”






giovedì 4 ottobre 2018

SARA MORGANTI SI RACCONTA INTENSAMENTE DOPO TRYON

PARADRESSAGE
Photo Courtesy Sara Morganti facebook page
"Una delle cose più belle che mi sono sentita dire, da persone non proprio addette ai lavori, che tutto quello che eseguo in rettangolo appare semplice e facile e spontaneo”. Cit. Sara Morganti


“PER ANDARE AVANTI, LA DOMANDA NELLA VITA, COME NELLO SPORT ,DEVE DIVENTARE: “ PERCHE’ NON A ME”?
 di Giulia Iannone

Abbiamo letto tante cose sulla Campionessa del Mondo Sara Morganti in questi giorni: risultati,  ragionamenti tecnici e  descrizione del suo team.  Eppure  mancava  ancora qualcosa. Desideriamo  portare alla ribalta, le emozioni ed i sentimenti che hanno alimentato questa avventura mondiale, ma ancora prima, che caratterizzano la nostra  atleta azzurra speciale, che incanta da molto tempo, i nostri cuori.
Ecco cosa ci ha raccontato al telefono…

Cosa ha rappresentato per lei questa avventura a Tryon e queste due medaglie d’oro conquistate in America?
“ E’ un po’ difficile esprimere cosa possono aver rappresentato per me. Un po’  sono ancora incredula e non realizzo ancora di aver vinto questi due ori. Durante la preparazione, visti i risultati che erano abbastanza buoni, speravo in una medaglia, questo non lo nascondo, però non avrei mai sognato di arrivare a tanto, confermando sia l’oro di 4 anni fa nel freestyle, che migliorare il risultato  tecnico, dall’argento all’oro. E’ scontato dire che sono estremamente felice. Un buon risultato mi serviva per dare un senso a tutto il mio impegno ed il sacrificio che metto in questa attività, specialmente durante quest’anno, durante il quale ho avuto molte difficoltà da un punto di vista fisico. Ci sono stati dei momenti in cui non ero neanche sicura che avrei potuto continuare la preparazione e partecipare al mondiale. La fatica è stata ancora più grande. Se non avessi raggiunto dei buoni risultati mi sarebbe dispiaciuto molto, perché mi è stato insegnato, fin da bambina, che quando ci si impegna con fatica e sacrifico, i risultati vengono. Non doveva essere necessariamente una medaglia d’oro, ma almeno un risultato che reputassi proporzionato all’impegno profuso. Dietro c’è stato tanto lavoro, la vera ricompensa è stata aver  potuto vivere una gioia così e poterla condividere con tutte le persone che mi hanno aiutato.”
Photo Courtesy Sara Morganti facebook page
"lo sport può dare un grande contributo , perché insegna ad essere disciplinati, ad impegnarsi, ad accogliere il sacrificio, ad avere rispetto per le altre persone, anche per gli avversari, ma soprattutto, ti regala il grandissimo piacere di praticarlo. "
Cit. Sara Morganti

Entriamo più nello specifico. Lei ha detto che ci sono stati tanti momenti grigi e  tante difficoltà.  Raccontiamo tutto  alle persone , anche come messaggio di speranza, perché lo sport va oltre quello che noi vediamo consumarsi in pochi minuti di gara. Cosa c’è dietro questi risultati, che sono tre considerando anche il grande score del team test. Inanellati con grande “leggerezza” pensando solo all’esercizio nell’arena dressage?
“In primis c’è  l’allenamento quotidiano, che uno sportivo deve e sente la voglia di  fare per gareggiare ad alto livello. Oltre a ciò, ho la necessità di  coniugare lavoro ed allenamento su una situazione di salute che già di partenza ,per la patologia che ho, non è delle migliori. In più quest’anno  è stato tutto  particolarmente difficile perché ho avuto un periodo di peggioramento, è stato duro portare avanti gli allenamenti, il lavoro, gli impegni istituzionali. Nel contempo, desidero vivamente  portare avanti il messaggio dello sport che giunge in soccorso, che ci aiuta e consente di essere  progettuali verso il futuro.  Quando ci sono momenti di difficoltà, non necessariamente di salute ma anche di qualcosa di generale, quando viene meno la fiducia in noi stessi, quando vi sono problemi di tipo psicologico, di vita in generale,  lo sport può dare un grande contributo , perché insegna ad essere disciplinati, ad impegnarsi, ad accogliere il sacrificio, ad avere rispetto per le altre persone, anche per gli avversari, ma soprattutto, ti regala il grandissimo piacere di praticarlo. L’equitazione mi fa sentire libera, capace, senza pensieri, mi regala tante sensazioni interiori, in più mi regala la possibilità di fare dei progetti positivi per il futuro, rappresenta una spinta motivazionale per la mia vita, per le difficoltà che si presentano, per la mia salute, nella normalità, perché sono consapevole che come me anche gli altri vivono le proprie difficoltà e disagi. Hai più desiderio di superare e di non fermarti, perché hai  dei progetti positivi da realizzare,  che non deve essere per forza un mondiale, o una olimpiade, ma può essere anche un obiettivo minore, anche solo passare una bella domenica con gli altri, all’aria aperta, con i cavalli, una qualsiasi cosa positiva, guardare una motivazione. E questo lo sport te lo regala. Per questo sono sia delegata per la provincia di Lucca per il comitato paralimpico che rappresentante degli atleti, perché ci credo tanto in quello che lo sport può fare. Veramente tanto.”
Photo courtesy Sara Morganti facebook page
"Ho comprato Royal Delight nel 2010 ed abbiamo fatto un cammino di crescita insieme, tanto che adesso ci conosciamo profondamente a vicenda." cit. Sara Morganti

Si dice che la kur sia un racconto. Lei ha dato un bellissimo nome alla sua kur: “Royal Delight, walk of love”. Cosa racconta questa danza tutta al passo?
“ Probabilmente la mia  storia con  Royal Delight.  Una storia che va avanti da 8 anni. Ho comprato Royal Delight nel 2010 ed abbiamo fatto un cammino di crescita insieme, tanto che adesso ci conosciamo profondamente a vicenda. Siamo riuscite negli anni ad ottenere dei bellissimi risultati e a vivere insieme delle gioie veramente molto grandi. Alla fine, questa strada al passo, ci ha portato adesso proprio col freestyle, a realizzare un risultato che è incredibile. Penso che rappresenti proprio la nostra strada di questi anni, il nostro binomio. Quello che effettivamente dovrebbe essere un binomio fatto di una comunicazione e rispetto reciproco , il più possibile invisibile perché condiviso . Una delle cose più belle che mi sono sentita dire, da persone non proprio addette ai lavori, che tutto quello che eseguo in rettangolo appare semplice e facile e spontaneo”.
Photo courtesy Sara Morganti facebook page
"...Questo è sport: supportarsi a vicenda, anche quando si tratta di avversari che dovrebbero essere tuoi  rivali in campo.” cit. Sara Morganti

I cavalli entrano a far parte della nostra famiglia e dei nostri affetti. Nella scala dei valori ,chi è Royal Delight e che posto occupa nel suo cuore?
“Royal è sicuramente una fetta importante della mia vita. Ovviamente nella scala dei valori la famiglia, gli amici e gli affetti umani sono al primo posto. Ma lei è parte della mia famiglia. Lei dico, come tutti gli animali quindi cito Ferdinand che è l’altro mio cavallo. Ho il difetto di affezionarmi in modo molto forte a tutti i cavalli con cui ho a che fare, quindi anche Lucky One che non è mia, ma che sto montando da un anno. Con tutti gli animali con cui entro in contatto instauro un legame importante, forse li umanizzo anche troppo, però mi danno così tanto, che per me è inevitabile.”
Gara a squadre. Una sua compagna viene eliminata. Questo sicuramente le ha fatto rivivere ciò che è accaduto a lei ,in prima persona, a Rio 2016, quando dopo essere stata eliminata, ha continuato la sua gara facendo il tifo per i compagni azzurri a bordo campo. Mandiamo un messaggio, a tutti gli sportivi, cui può succedere un episodio del genere, perché bisogna accettare le regole del gioco. Come si fa a trovare la forza per andare comunque avanti e lasciarsi alle spalle un momento del genere?
“ Sono riuscita a trovare la forza per andare avanti proprio perché ero alimentata comunque dall’amore e dalla passione  per lo sport che pratichiamo. E questo deve essere il mood principale: praticare il nostro sport per il piacere di praticarlo. La gara dobbiamo viverla solo come un momento di verifica in relazione al lavoro che abbiamo svolto. Se riusciamo a viverlo in questo modo è come nella vita, dimensione nella quale possono  capitarci delle cose che non ci piacciono o che non ci sembrano giuste, che ci fanno stare male, però noi non possiamo e dobbiamo fermarci. Ho vissuto delle ingiustizie nella vita, più grandi, e meno controllabili, penso a quando ho avuto la mia diagnosi che ho vissuto come una ingiustizia, mi sono immediatamente chiesta “ PERCHE’ A ME?” e lo facciamo per qualsiasi cosa brutta che ci capita. Alla fine, riflettendoci meglio, la risposta deve diventare “PERCHE’ NON A ME”? allora se uno vive in questa ottica qui e si guarda intorno, e guarda quante cose possono capitare, ci rispondiamo che può succedere di peggio. Se uno ci pensa bene. L’ingiustizia di una eliminazione, come quella che può essere capitata a me a Rio, non poteva essere una battuta di arresto definitiva. Certo, sono stata male per un po’, non mi è sembrata giusta la motivazione e quanto altro. Ma non poteva essere sufficiente a fermarmi. E’ un ostacolo ma non un limite assoluto. Come tutti gli altri ostacoli, della vita di tutti i giorni o della vita sportiva,  li possiamo incontrare e  quindi possono  essere superati. Alla fine ho ragionato così”.
photo courtesy Sara Morganti facebook page
"...Poter regalare della gioia a chi mi ha aiutato"
Cit. Sara Morganti

Cosa porterà per sempre nel cuore, di questo Mondiale: pensavo ad un ricordo, un incontro, una emozione, una immagine?
“ A parte il poter regalare della gioia a chi mi ha aiutato, vorrei rispondere menzionando  il momento in cui ho ricevuto,  da tutti i concorrenti anche stranieri, anche miei avversari, i complimenti e l’apprezzamento unanime di agonisti e tecnici di paesi lontani, che il mio risultato è pienamente meritato e giustamente raggiunto. Anche e specialmente visto quanto era accaduto a Rio 2016. Sentirselo dire dagli avversari diretti, anche  del mio grado, dà veramente senso a quello che facciamo. Questo è sport: supportarsi a vicenda, anche quando si tratta di avversari che dovrebbero essere tuoi  rivali in campo.”
Dopo questo tripudio di emozioni, Sara Morganti su cosa lavora e quali sono i progetti per la fase conclusiva della stagione ?
“ Appena tornata in Italia, sono andata subito a lavoro in senso di impiego: sono segretaria in una azienda informatica con un lavoro part time, l’altra metà della giornata vado in maneggio, seguo i miei cavalli e dò anche una mano in maneggio, faccio lezioni, poi il sabato e la domenica mi dedico a montare e basta. Spesso poi capitano anche impegni istituzionali allora sono pieni anche i week end, però va bene così.  Quanto al lavoro equestre, Royal si è meritata a pieno di fare una meritata vacanza: di solito le diamo un paio di settimane di vita da cavalla andando in paddock, un po’ in giostra, gira alla longe. Noi abbiamo un patto di amicizia da rispettare! Ho ricominciato  già a montare Ferdinand : lui la semi-vacanza l’ha fatta mentre ero via ai Mondiali,ora è rientrata anche Lucky One, perché lei era ritornata a casa sua ,sempre in coincidenza con Tryon. Adesso abbiamo da fare il programma di gare, ma penso che si ricominci il prossimo anno. Per ora si fa il lavoro a casa, tra stages e lezioni”.


domenica 30 settembre 2018

L’EQUINOZIO D’AUTUNNO DI FEDERICO EURO ROMAN

Photo courtesy Pietro Roman facebook page
" Pietro e Barraduff sanno mediare equilibrio e velocitá, copertura del terreno e risparmio delle forze" Cit. Federico Roman

Dopo i Mondiali di Tryon, la medaglia olimpica di CCE di Mosca, punta la prua del suo Ponty verso Trieste, per l’edizione n°50 della prestigiosa Barcolana, a seguire la missione dell'insegnamento dell'arte equestre.
Intervista a cura di Giulia Iannone



Da poco tempo  rientrato da Tryon è già al timone del suo Ponty per l'evento velico dell'anno, la Barcolana. Sappiamo che avrà un equipaggio a cinque cerchi: ci spiega di che si tratta e se può fare i nomi di queste personalità equestri?
“ Il termine Barcolana deriva da Barcola , quartiere di Trieste sulla costa verso Miramare) L idea di partecipare alla 50a Barcolana, nella mia città natale con atleti olimpici triveneto-istriani ai quali si sono aggiunti cavalieri speciali e figli olimpici. Tutti in discipline diverse dalla vela . Abdon Pamich, Bronzo olimpico della marcia a Roma e oro a Tokyo, Alessandro Argenton,Oro a squadre Tokyo, argento individuale a Monaco, anche cavaliere da corsa in ippodromo, recordman di corse ad ostacoli vinte in Italia, Pietro e Luca Roman, insieme a Rio, Ferdinando Acerbi dressagista paralimpico, Alessandro Fiorani riserva a Los Angeles e velista, e altri che dovranno muovere le vele”
Ponty in navigazione
"“Nell’era della ricerca del consenso come cardine che determina gli indirizzi, credo fortemente ancora che nello Sport ,uno non equivalga ad uno . Con tutto il rispetto per le scelte oggettivamente utili di filosofia weberiana, non posso ingannare me stesso rinunciando ad esprimere le riflessioni che mediano l’evoluzione culturale del nostro sport con la conoscenza approfondita e multidecennale dall’epoca d’oro dell’ Equitazione Italiana ad oggi del nostro ambiente…”  questa la premessa di Federico Roman alla nostra conversazione tra equitazione e vela.


Un equipaggio olimpico del livello del Ponty potrebbe essere allestito per guidare la nostra federazione? Mi spiego meglio,  federazioni come quelle della scherma, del canottaggio, della canoa, della ginnastica artistica e ritmica ha i propri campioni che appesi gli attrezzi al chiodo, continuano da dirigenti. Per noi da qualche tempo non è più così. Che ne pensa? 
“La penso come Antonio Padellaro, che dell’ esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio, disse  : le scelte su base più o meno meritocratica di chi crea gli indirizzi determina, nel medio-lungo tempo, la crescita dei numeri e del consenso a scapito dei risultati di vertice o viceversa. È politicamente poco redditizio dire la verità: superato un certo livello critico, numeri ed elite sono in concorrenza . Una dirigenza di ex atleti/tecnici non contaminati dalla malattia elettorale ridarebbe sicuramente vigore all’agonismo di vertice. Ma questo è al momento nel libro dei sogni.”

Un giudizio sul completo di Tryon e sui mondiali in generale, visto da Lei grande Tecnico e coach che ha ricoperto il ruolo di Ct ed è  pietra miliare della nostra formazione equestre. Cosa le è piaciuto e cosa proprio non le è piaciuto!
“Ottimo il  percorso, selettivo per la classifica ma abbordabile da tutti, nemmeno un cavallo caduto. Bravo Mark (Phillips, ndr)  ! Peggior cosa la totale assenza di tenda e schermi  per  tecnici e squadre alla partenza del cross  . Ho visto il cross  di Pietro quasi solo più tardi nei replay  e nemmeno un bicchiere di acqua od un panino lungo il percorso. In generale impianti ottimi e sovrabbondanti, organizzazione gentilissima ma ingenuamente lacunosa e confusionaria. Si vedano le prove di  endurance e reining . Logistica debole e per noi, tutto molto faticoso e dispersivo .”
Photo courtesy Massimo Argenziano

Suo figlio Pietro è stato protagonista di una splendida rimonta: dal dressage ( che in genere lo ha premiato in questi anni di più, forse Barraduff ha accusato il lungo viaggio?) ad un giro di cross velocissimo. Quale è stato il segreto di questo cross che ha messo in luce Pietro ed il grigio irlandese di casa Roman? Forse una opzione particolare che gli ha dato ragione. In essa tutta l’esperienza dell’alloro olimpico di Mosca?
“Pietro e Barraduff hanno ancora , nel tessuto tecnico e nei metodi di allenamento ricevuti, il retaggio dell’epoca in cui il Completo si integrava con il mondo delle corse, e sanno mediare equilibrio e velocitá, copertura del terreno e risparmio delle forze. La semplificazione nell’ approccio ai salti ,con collaborazione vera tra cavallo e cavaliere, è alla base di queste sintesi".
Photo Courtesy Pietro Roman facebook page
"...unica ipotesi utile per tutti, continuare a seminare idee , concetti e tecnica della mia esperienza con i cavalli in chi, a prescindere dalle convenienze di breve corso, vuole migliorare, guardare lontano e mantenere forte il valore formativo della persona nello Sport ."
Cit. Federico Roman

Quali erano i punti più delicati del cross country?
“Gli angoli grigi con varie opzioni ed una leggera pendenza. Il laghetto centrale nella via diretta che ha penalizzato Brecciaroli, pur se a sinistra l’alternativa che hanno affrontato anche le squadre più veloci, pesava sul tempo di soli pochi secondi .”
L’atteso Uragano Florence, ha deconcentrato in parte atleti e cavalli?
“Per noi direi poca influenza. , in GB la gara sarebbe andata avanti secondo programma”

E la fase del salto ostacoli giunta dopo una giornata di pausa anzi a riparo dalla tempesta, cosa ha rappresentato?
“il  salto ostacoli bellissimo, e del giusto livello mondiale, è stato sicuramente agevolato  dalla giornata di riposo di cavalli e cavalieri. Complessivamente la miglior prova della nostra squadra.”
L’Italia non ha centrato la qualifica olimpica con la squadra. Dovremo attendere l’europeo dell’anno prossimo. Su facebook, una giornalista ha parlato di peggioramento della prestazione della squadra italiana del completo. Lei cosa ne pensa?
“Nel confronto continentale, inutile negare i numeri: abbiamo molte più nazioni europee davanti rispetto al bronzo di Strzegom 2017 . Nell’ avvicinamento alla selezione per Tryon, è mancata la competizione , i cavalieri emergenti dell’anno scorso non ci sono stati, per i tre binomi esperti ( Schivo, Roman, Sandei) è stato molto più semplice , rispetto all’anno scorso, entrare in squadra, sintomo non positivo per la disciplina. Va anche ricordato, peró, che l’ultima volta che l’Italia ha ottenuto la qualifica ai mondiali fu ( selezionatore e Consigliere responsabile, il sottoscritto) nel 1998 a Roma, dopo la squalifica della GB per un cavallo positivo al doping-test : finimmo sesti ed eravamo a casa “.
Photo courtesy Pietro Roman facebook page
"Nell’avvicinamento alla selezione per Tryon è mancata la competizione , i cavalieri emergenti dell’anno scorso non ci sono stati, per i tre binomi esperti ( Schivo, Roman, Sandei) è stato molto più semplice , rispetto all’anno scorso, entrare in squadra, sintomo non positivo per la disciplina."
Cit. Federico Roman

Quale binomio a Tryon l’ha colpita particolarmente – italiano o straniero come desidera- per intesa, prestazione tecnica, cuore?
“Mi ha colpito il tramonto di cavalieri che ho ammirato enormemente nel passato, specie i due vecchi della squadra neozelandese, accanto prove superbe dei colleghi di successiva generazione . Esempi ai quali ispirarsi ? Colpito in positivo ed in generale dagli inglesi e dalla squadra giapponese che in marcia verso Tokyo ha un team variegato ma molto affiatato e positivo, in un evidente progetto di investimento verso la Olimpiade.”
Cosa c’è in cantiere per Federico Roman, dopo Tryon e Barcolana, tra vela e completo?
“Primavera-autunno 2019 scoperta della Croazia centro meridionale, Montenegro ed Albania. Probabile inverno ad Itaca o Cefalonia. Nel frattempo inverno vicino a Trieste, con la doppia scusa, parenti e barca, per tornare a vivere i refoli di bora, come da piccolo. Ma anche a conferma dell’importanza di sentire più vicini i legami della terra e del sangue, nell’epoca matura, alternati all’opposta emozione di odisseica memoria di “entrare in porti sconosciuti prima . Per quanto riguarda il completo, semplice .... tornando all’inizio dell’intervista , unica ipotesi utile per tutti, continuare a seminare idee , concetti e tecnica della mia esperienza con i cavalli in chi, a prescindere dalle convenienze di breve corso, vuole migliorare, guardare lontano e mantenere forte il valore formativo della persona nello Sport . Nel pubblico, credo sempre meno e non saprei proprio essere il Tria di turno . È probabilmente il mio maggior limite , ma non me ne pento !”