giovedì 12 aprile 2018

WEG TRYON 2018 EVENTING TEST EVENT : “LA PRIMA IMPRESSIONE DI FRANCESCO GIRARDI”

"WEG TEST: a 5 mesi dal mondiale ...è tutto ancora work in progress"

Abbiamo contattato al telefono, appena rientrato dal North Carolina,   il Direttore sportivo della Fise, per un commento ed una prima impressione sul Tryon Equestrian Center (USA) che sarà la sede dei Campionati del Mondo in programma il prossimo settembre. Ci troviamo in North Carolina. La capitale è Raleigh ma la città più grande è Charlotte. Geograficamente questo stato americano – giusto per inquadrare -  è ubicato  fra l’Atlantico ed i monti Appalachi. È uno stato in gran parte agricolo e con una industria turistica sulla riva atlantica e sulle montagne.  Il centro- si legge sul sito web-  è stato inaugurato nel giugno del 2014: vanta 12 campi di equitazione ed oltre 1200 box permanenti. Vi sono già all’interno ristoranti, negozi, opzioni di alloggio, un campo da golf e club sportivo. La futura espansione prevede un hotel resort da 180 camere, condomini ed appartamenti, centro visitatori, complesso sportivo.
Ecco cosa ci ha raccontato Francesco Girardi …
 A cura di Giulia Iannone
Le foto sono state gentilmente concesse da Francesco Girardi

Quale è la sua prima impressione in merito agli impianti del Tryon Equestrian Center?
“Si tratta di una opera molto grande, che ovviamente va terminata. Tanti lavori devono essere ancora eseguiti. C’è in campo,  un grandissimo dispiegamento di forze: si lavora  senza sosta,  giorno e notte. Quindi abbiamo potuto visitare un impianto in parte molto bello e molto grande che deve essere ulteriormente completato”.
Di che zona dell’America si tratta?
“Attorno al Tryon International Equestrian Center c’è davvero poco, è campagna e spiccano delle coltivazioni di mele. La definirei una “oasi nel deserto”. La città più vicina è Charlotte dove è sito l’aeroporto, sarà distante circa un centinaio di km.  Dentro al Centro Equestre, dovete immaginare Arezzo moltiplicata per 10, con delle potenzialità di espansione enorme. La parte dolente del Centro Equestre sono gli alberghi. L’organizzazione aveva promesso di costruire delle strutture già all’interno,  invece credo che per quest’anno non ce la facciano. Quindi la location è carente di alloggi per atleti, probabilmente in occasione dei mondiali saranno smistati in alberghi diversi e distanti forse 30 minuti di macchina”.
"Il percorso del cross country si sviluppa a 3-4 km dal Centro Equestre, gira tutta attorno ad un laghetto, ed in origine nasceva come campo da golf. "

A cosa ha potuto assistere nei giorni della sua permanenza?
“ Era in programma un Eventing test Event ed una prova di volteggio. Ci saranno due grandissime arene. Una è già costruita e si chiama “ Morris” , in mezzo c’è una impalcatura temporanea che diventerà una enorme tribuna ristorante che darà sull’altra arena, dove organizzeranno invece il salto ostacoli ed il dressage. Quindi nell’arena Morris faranno la prima settimana  il concorso completo e dall’altra parte dressage, nella seconda settimana,  nell’arena Morris ci sarà  il paradressage e nell’altra il salto ostacoli. Nella stessa settimana sono occupate tutte e due le arene, con questa struttura centrale ( che non è finita) strategica, che si affaccia su entrambe le arene.”
Parliamo della qualità del terreno… il pensiero va principalmente a quello della prova di cross country. Cosa possiamo dire?
“L’Arena destinata al dressage ed al salto ostacoli si presenta con materiale moderno: sabbia silicea. Il percorso del cross country si sviluppa a 3-4 km dal Centro Equestre, gira tutta attorno ad un laghetto, ed in origine nasceva come campo da golf. Quindi è caratterizzata da dolci pendenze. Invece, la parte finale, che porterà dentro l’arena del salto, presenta oggi una pendenza molto ripida. Ma la stanno modificando e smussando. Credo che la parte finale del cross sarà molto faticosa però non sappiamo ancora con che tipo di pendenza si presenterà perché la stanno costruendo. Il terreno sembra essere buono. La notte ha piovuto e la mattina aveva assorbito bene l’acqua. Il problema , essendo vicino all’Atlantico, è che non si può stabilire perfettamente il tipo di clima. E’ molto variabile, è tipo l’Irlanda. “
Cosa l’ha colpita, pensando che l’America fa sempre le cose in grande ed è sempre originalissima?
“ Il dispiegamento di macchine e forze umane messe in campo per la costruzione dell’impianto per i Mondiali. Siamo a 5 mesi dall’evento, ed è ancora tutto work in progress! L’impresa, capiamo bene, non è finalizzata solo ai WEG 2018 ma a creare un Centro equestre pari, per dimensioni e qualità, a Wellington, con un fattore clima diverso. Wellington è attivo solo nel periodo invernale perché in estate fa troppo caldo, invece Tryon è migliore. L’impianto dovrebbe emulare e riproporre il più famoso di Wellington. Sfarzo, ricchezza, grandi capitali che per noi europei sono impensabili. Tutto grandioso e  imponente”
"coloro che avranno la fortuna di essere selezionati, potranno vivere una  esperienza impareggiabile in un paese giovane, vivace, brillante, pieno di soluzioni e strategie nuove.”

Altre difficoltà concrete, oltre clima ed alloggi?
“ Il clima è una variabile, direi. La difficoltà sta nel non poterlo prevedere. Per noi Italiani il problema maggiore  è rappresentato dal  viaggio, i cavalli saranno in quarantena, lì c’è tutta una area riservata, dove staranno in osservazione  per 40 ore senza poter uscire dalla zona dedicata: sono state preparate due grandi scuderie attaccate, dove i cavalli potranno camminare al passo, l’accesso sarà riservato solo ai groom e verranno fatte tutte le analisi ed i controlli del caso. Gli Americani sono attentissimi .  Quanto all’organizzazione, basandoci sul Weg Test cui abbiamo assistito, credo vada perfezionata! La struttura è molto bella ma l’organizzazione va collaudata. Noi in Europa abbiamo un sistema molto preciso e puntuale, e non siamo secondi a nessuno. Ci sono poi delle difficoltà oggettive: i cavalli viaggiano in aereo, con un peso prestabilito per i bagagli in termini di cassoni. L’organizzazione deve preoccuparsi di fornire  tutto ciò che non è stato possibile portare: tipo forche, secchi, carriole…per noi è una trasferta molto complicata ed onerosa. Però coloro che avranno la fortuna di essere selezionati, potranno vivere una  esperienza impareggiabile in un paese giovane, vivace, brillante, pieno di soluzioni e strategie nuove.”
Tutto il materiale fotografico e video raccolto,  in questo WEG TEST, come sarà divulgato?
“ Faremo subito una riunione, con i cavalieri e tecnici  del completo, la settimana prossima, durante l’Internazionale di Vairano. Proietteremo i video e poteremo le informazioni più utili che abbiamo raccolto e che ci sono state fornite,  ad esempio,  le vaccinazioni richieste per la trasferta.”
Chi sono i cavalieri interessati a queste “WEG info”?
“ Tutti i cavalieri qualificati al Mondiale come prima tranche, andando avanti saranno quelli presenti nella long list e alla fine nella short list finale. Le fasi sono tre. Ad oggi noi abbiamo un gruppo di cavalieri qualificati, nel completo, ad esempio, sono tutti coloro che hanno terminato un CCI3* per la qualifica, per il salto ostacoli sono quelli presenti nella prima lista dunque 12 cavalieri. Ora a mente faccio fatica a ricordare i nominativi, comunque il concetto è chiaro”
"Faremo subito una riunione, con i cavalieri e tecnici  del completo, la settimana prossima, durante l’Internazionale di Vairano e daremo le informazioni raccolte durante la trasferta in america"

Giusto una piccola curiosità: Lei in carriera a quanti campionati del mondo ha assistito o preso parte?
“ Non tanti. Ho assistito a Roma 1998. Come cavaliere ho preso parte ad Olimpiadi ed Europei. Consideriamo però, che l’Italia ha iniziato tardi a presentare una rappresentativa ai campionati del Mondo, soprattutto in concorso completo. La mia esperienza come atleta è stata principalmente in completo, e devo dire che schierare una squadra azzurra non è facile in questa disciplina. I WEG sono la gara dei professionisti, la più grossa che c’è, superiore ad Olimpiade ed Europeo. In questa gara bisogna avere atleti da poter mandare e non è sempre stato così”
"I WEG sono la gara dei professionisti, la più grossa che c’è, superiore ad Olimpiade ed Europeo. In questa gara bisogna avere atleti da poter mandare e non è sempre stato così”
PHOTO GIULIA IANNONE
Campionato italiano YR completo 2017

C’è qualcosa in particolare, di questo WEG TRYON EVENTING TEST, che le è rimasto impresso?
“ Le macchine, sinceramente!  Gli Americani hanno dei pick up enormi, che da noi non sono nemmeno commercializzati, della Ford, con due ruote dietro… ma qualcosa di gigantesco. Attaccano un trailer –anch’esso gigantesco che è grande come un nostro van- e gli equestri  girano con questi veicoli. Una immagine indimenticabile  per forza,  perché da noi è impensabile,  ma credo che non esistano neanche delle strade così grandi,  dove far circolare dei veicoli del genere!”





martedì 3 aprile 2018

MICHAEL JUNG?
 LA SEMPLICITA’ DI UN CAMPIONE MODERNO: LA VERA  FORZA VIENE DAL DRESSAGE!
Un dressagista superbo, un meraviglioso interprete del cross country, un ostacolista favoloso.
PHOTO GIULIA IANNONE
MICHAEL JUNG E SAM
" Lo chiamano Michi, Terminator, l'extraterrestre, l'alieno"...


 Testo e foto Di Giulia Iannone

Lo chiamano Michi, Terminator, l’extra terrestre, l’alieno del completo.
Il suo eroe e  idolo nella vita,  è il  papà,  Joachim Jung.
 Seguo  da parecchio tempo il campione  tedesco classe 1982.
In televisione, sul web, nei video di youtube dà sempre la stessa impressione: sembra perfetto, un marziano, senza emozioni o sentimenti, senza paura o esitazioni.
Non pare un comune mortale, ha una sicurezza ed un autocontrollo fuori dal normale.
Questa estate, prima dei campionati europei in Polonia,  ho tentato di intervistarlo al telefono. E’ stato facilissimo: molto cortese, familiare, amichevole, disponibile, di una educazione e gentilezza impareggiabile. Un ragazzo semplice , mi sono detta, umile. Non pare il campione senza sentimenti e paura che vediamo in televisione, di cui seguiamo gesta imprese e vittorie continue.
"Mi ha stupito per la semplicità e disponibilità e la spontaneità"...
PHOTO DI GIULIA IANNONE

Quando ho saputo che sarebbe stato la guest star all’Internazionale dei Pratoni del Vivaro, sono andata ad incontrarlo, per  ringraziarlo e  chiedergli l’autografo. Mi ha stupito di nuovo per la semplicità e la disponibilità e la spontaneità che presenta nei confronti dei fan.
E finalmente l’ho osservato da vicino, vicinissimo.
Sono stata a guardarlo per quasi due ore a bordo campo, mentre svolgeva il warm up pre-dressage, prima con Rocana e poi con il mitico e maturo “cavallo maestro” Sam.
Non credo di dire nulla di nuovo in relazione a questo grandissimo campione molto moderno, che è arrivato ad un altro livello di preparazione atletica, tecnica e psicologica.
E’ in primo luogo un atleta sui generis: è alto 1,68 e pesa 70 kg, è molto muscoloso e certamente dal fisico poderoso,  ha una condizione atletica invidiabile e molto fiato,  è molto armonioso.
PHOTO GIULIA IANNONE
"E' un cavaliere perfetto in ogni piccolo dettaglio"

Ha dimostrato di essere , e non con un solo cavallo, un “modern Master”: un dressagista superbo, un meraviglioso interprete del cross country, un ostacolista favoloso.
Leggendo articoli qua e là sul web, ho scoperto che il giudizio e l’impressione su questo completista speciale è corale: viene paragonato ad una divinità, qualcuno dotato di poteri soprannaturali:  “Super Michi” o qualcosa del genere! Da young rider pare fosse un ragazzo che mostrava enorme talento, un ragazzo serio, metodico, di pochissime parole, sempre concentratissimo sulla gara, che fosse una  gara di potenza, un tre stelle, un semplice stallion show.
 La differenza?
PHOTO GIULIA IANNONE
I cavalli di Jung sono leggeri, obbedienti, collaborativi, desiderosi e volenterosi, partecipi del lavoro.
Guardate questo 18enne!

 Sta nel  modo in cui questo cavaliere lavora i cavalli: muove e ginnastica tutto il corpo, li tiene leggeri, obbedienti, collaborativi, desiderosi e volenterosi, partecipi del lavoro. Non li monta con forza obbligandoli, chiede loro di lavorare sempre in perfetto equilibrio ,  dà loro tutta la comprensione e confidenza di cui hanno bisogno. Il cavaliere teutonico ha portato la disciplina del completo ad un nuovo livello, nel quale il dressage è la chiave di volta di tutto, è la svolta epocale, è il pilastro e l’anello di congiunzione anche con la mente e l’anima dei cavalli. Nel passato si riteneva che “troppo dressage avrebbe rovinato e compromesso la prova di cross country”,  vissuta, in altri tempi,  come un vero e proprio test di coraggio e sicurezza.  Questa è la modernità di un cavaliere che è una vera gioia per gli occhi: non c’è sforzo nella sua monta, è morbido, semplice, sempre nel ritmo. 
Guardare un cavaliere del genere è fonte di ispirazione, è motivante, è classe e finezza allo stato puro.
PHOTO GIULIA IANNONE

Non è solo espressione di talento, è motivante, è fonte di ispirazione, è classe e finezza allo stato puro, e tutto questo crea amicizia e legame con i suoi cavalli che in gara si battono e lottano nell’agone sportivo, non solo insieme , ma per lui. Quello che stupisce è il senso dell’equilibrio, la semplicità e facilità. Il dressagista internazionale, Christoph Hess, parla di Jung come di un cavaliere “perfetto in ogni più piccolo dettaglio”. Ha un assetto morbido, ha equilibrio, i suoi cavalli sono sempre avanti alle gambe grazie ai suoi “driving aids” ed addestra i cavalli seguendo alla perfezione la scala del training. Dicevamo “semplicità”, ma anche confidenza perché tutti i cavalli sono elastici, possono usare il corpo e soprattutto il collo come bilanciere, ed inoltre i cavalli sempre avanti alla verticale, possono vedere i salti presto, così che sappiano sempre cosa devono saltare. 
Dal dressage ha assimilato sensibilità affinata, sempre più, con la tecnica.
PHOTO GIULIA IANNONE

Michael compete e si allena in dressage e salto ostacoli ai massimi livelli, gareggia ogni settimana in gare di completo o salto nelle top competition. Sa benissimo cosa fare in gara, come gestire i tempi, il warm up, ha alle spalle un ottimo team, ha una gestione dello stress e della fatica in termini positivi. Papà Joachim, padre allenatore e mentore, dice che suo figlio ha preso dal salto ostacoli grande mestiere: prima di tutto un grande occhio per le distanze e gli ostacoli, dal dressage ( è stato per molto tempo allenato da Hubertus Schmidt)  ha assimilato sensibilità, affinata sempre di più con la tecnica.
"la mano è leggerissima, la bocca è sfiorata mai turbata, gli aiuti sono invisibili"
PHOTO GIULIA IANNONE

Sicuro, dettagliato, pronto ad affrontare l’inconveniente tecnico, la sbavatura, sa quando e quanto chiedere ai suoi partner a quattro gambe, e ricompensa in continuazione: carezze, pause a redini lunghe, anzi impugnate alla fibbia,  e distensione. La mano è leggerissima, la bocca è sfiorata mai turbata, gli aiuti sono invisibili. E’ tutto molto elegante, anche la tenuta di gara del cavaliere, l’estetica del cavallo in cui viene rispettata la massima “less is more”. Altro che alieno ed extra terrestre: quello che mi ha stupita ed emozionata , non è roba che proviene da un altro pianeta,  è stata l’incredibile semplicità che, ahimè, è irraggiungibile ed ha a che fare con la perfettibile perfezione, con la sicurezza, con  ore ed ore di lavoro corretto e ben studiato , l’eleganza, la raffinatezza, l’esperienza ed il mestiere ,  che ha, ormai , raggiunto espressione di “arte”.
Altro che alieno...quello che mi ha stupita ed emozionata non proviene da un altro pianeta.
PHOTO GIULIA IANNONE



domenica 1 aprile 2018

IL PODIO DEL CIC3* E’TUTTO “DI MICHAEL JUNG” MIGLIORE DEGLI ITALIANI, E’ IL GIOVANE FOSCO GIRARDI SU FELDHEGER, CHE SFIORA IL PODIO E CHIUDE AL QUARTO POSTO.

INTERNATIONAL HORSE TRIALS 29-1 aprile 2018
CENTRO EQUESTRE RANIERI DI CAMPELLO

PHOTO GIULIA IANNONE
MICHAEL JUNG ED IL SUO AMICO DI SEMPRE SAM
" Sam and I trust each other so much" aveva detto in una intervista nel 2017 il cavaliere dei record.
Osservandoli, trapela in un attimo la complicità ed il feeling.


A cura di Giulia Iannone

Il cavaliere “extra terrestre” Michael Jung domina assolutamente, come da previsioni del resto, la categoria massima dell’International Horse Trials andata in scena ai Pratoni del Vivaro , durante il ponte delle festività pasquali.
 Classe 1982, tre ori olimpici al collo, nel 2016 ha centrato anche,  quale secondo cavaliere nella storia, il Grand Slam of eventing. Ha fatto concretamente la storia del completo, vincendo per la prima volta, in sequenza titolo olimpico, mondiale ed europeo, questo nel 2010, 2011, 2012. Ha vinto tutte e tre le volte su “la Biosthetique Sam”.  E mi fermo qui perché citare titoli e medaglie e guinness dei primati di questo super campionissimo, diventa una lunga impresa ed una trappola per qualsiasi giornalista sportivo di settore! Oggi all’ex Centro Federale oggi Ranieri di Campello, il tedesco natio di Bad Soden,  ha chiuso la prova di concorso ippico con netto agli ostacoli sia con Rocana, la femmina baio scura del 2005 da Ituango XX, che con Sam, castrone baio del 2000 da Stan the Man XX, assicurandosi la prima e la terza posizione del podio con 40.10 e 47,20 pn. La seconda posizione è stata appannaggio del  polacco Pawel Spisak su Banderas, castrone polacco del 2007 da Moravia. Per loro 4 penalità in salto ostacoli che ha  portato  il binomio a chiudere le tre giornate con 44,50 pn. Questo cavaliere polacco, classe 1981 è allievo di Michael Jung, ha rappresentato il suo paese ai Giochi Olimpici di Atene, Pechino , Londra e Rio de Janeiro. 
Michael Jung e Rocana nello splendido scatto del fotografo e nostro amico,
Massimo Argenziano.
Campione polacco per cinque volte ( 2005, 2006, 2007, 2011, 2015, 2017). Sfiora per un soffio il podio, il giovane figlio d’arte Fosco Girardi sul trakenner del 2007, Feldheger da Betel, ma la sua è una ottima e motivante e positiva performance perché da settimo dopo il dressage con 32,90 pn scala ben 4 posizioni con la prova di cross country, mentre oggi commette un errore agli ostacoli nella prova di concorso ippico con una lieve infrazione di tempo, che lo porta a chiudere con 50,30 pn ai piedi del podio. “ Sono contentissimo” ha dichiarato il cavaliere ,  che da poco ha anche ottenuto il titolo di istruttore di I livello, proprio al termine della categoria ” ho fatto un errorino all’ultimo ostacolo, però sono realmente soddisfatto e felice, e ringrazio in primis il mio  cavallo, compagno ed amico di gare, Poldo. Questo risultato nel mio secondo CIC 3* in carriera rappresenta una ottima motivazione e stimolo prima dei Campionati Italiani. Ripeto : una grande gara!” .
"Sono contentissimo e felice" ha dichiarato Fosco al termine della gara
PHOTO GIULIA IANNONE


Nel CIC* si afferma Andrea Cincinnati su Olimpia de la Folgore con 26,50 pn; mentre nel CCI2* salutiamo il trionfo di Allegra Ragaini sulla cavalla pezzata oldenburg  “Athina Quandolyn” con 44,80 pn; Il CCIP2* vede sul gradino più alto del podio Eleonora De Sanctis  su Fine and Smart Vd Langenheuvel con 46,90 pn; nel  CCI* svetta ancora il campionissimo Michael Jung che fa incetta di podio, stavolta in versione Wild Wave classe 2012, con il risultato finale di 33,70 pn; mentre è Matilda Schiavo su Free Travel ad affermarsi nel CCIP* con 49,20 pn. E’ di Nicolas Wettstein, portacolori dell’Ecuador, la categoria CIC2*, su Meyer’s Happy, con il punteggio negativo finale di 41,20. Francesca Blasi in sella a Achrima du Bary sigla con 33,40 punti negativi la categoria Introductory Level. 

martedì 13 febbraio 2018

ANDREA VERDINA TRA  COMPLETO E SALTO OSTACOLI:
 “RICORDI E PROGETTI FUTURI”.
"Continuo a preferire il formato vecchio perché rendeva il cavaliere molto più vicino e sensibile e confidente con il cavallo, pur capendo e rispettando i cambiamenti odierni.”
cit. Andrea Verdina

Il cavaliere di Novara svolge la propria attività a Badgerstown, alle pendici  delle “Malborough Downs”, quartiere generale dal 2012, di Sir  Mark Todd,  leggenda vivente del completo di tutti i tempi. Lavorerà sul salto, una volta al mese, con Nelson Pessoa.
 A cura di Giulia Iannone

Andrea Verdina nasce a Novara il 9 agosto 1969. 
A cavallo dall’età di 10 anni, non ci sono tradizioni equestri nella sua famiglia. Allievo di Antonio Tabarini, cresce e si evolve tecnicamente secondo i sacrosanti principi della scuola italiana per eccellenza, secondo gli insegnamenti del “Marchese” Fabio Mangilli. 
Andrea vive e lavora in Inghilterra dal 1997, da due anni presso la scuderia della leggenda vivente del completo di tutti i tempi, Sir Mark Todd. Dalla sua postazione privilegiata in UK, il cavaliere olimpico di Sidney, ha parlato con noi al telefono di ricordi sempre vivi ed attuali, di cavalli di ieri e di oggi, di spunti e riflessioni tecniche, dell’appena concluso Eventing Forum 2018… del suo lavoro come coach e di proposte tecniche e formative per molti appassionati ed aspiranti completisti.
Ecco cosa ci ha detto Andrea Verdina….  

Come ti sei avvicinato alla  disciplina del completo?
“ Il mio istruttore, Antonio Tabarini,  era orientato per questa disciplina. Posso dire con gioia ed orgoglio di essere stato il suo primo pupillo.  L’impronta tecnica del proprio coach significa molto sin dall’inizio. Poi ho avuto dei cavalli della federazione già da  junior. Ho partecipato a due campionati europei juniores e poi mi hanno chiamato ai Pratoni del Vivaro per montare i cavalli della FISE. “
Il presente di Andrea Verdina:
"Ho comprato, con una proprietaria inglese, una cavalla buona da Stefano Brecciaroli, sta andando molto bene, si chiama Yakuma BK. Era di Andrew Nicholson."
Cit. Andrea Verdina

Eri e sei un talentuoso?
“ Talento! Questo non spetta a me dirlo! Diciamo che le cose mi venivano bene, mi riuscivano  facili. Ho avuto la fortuna di avere grandi tecnici, cavalli utili che mi hanno insegnato molto ed incanalato sulla giusta strada. Crescendo ho poi imparato che senza la dedizione e la continua ricerca della perfezione, il solo talento non e’ abbastanza. Ho avuto la fortuna e l’onore di fare alcune lezioni con il Marchese Mangilli”. 
"Sono legatissimo ai Pratoni del Vivaro:
considero quel posto casa mia"
Cit. Andrea Verdina

Qualcuno ti ha notato: per questo sei arrivato ai Pratoni del Vivaro?
“ Ho vissuto l’epoca d’oro dei cavalli federali. Al tempo c’era un distaccamento dei cavalli della Fise a “Le Querce” di Casorate Sempione, sotto la direzione di Fabio Giuliani. Mi era stato affidato un cavallo della Fise ed andavo a montarlo a Casorate. “ Avevo 16 anni, credo.
Raccontaci di questi cavalli della tua età giovanile:che ricordi hai?
“ Il primo cavallo che mi hanno dato da montare si chiamava Ulisse, era un cavallo che nessuno dei Federal Boys voleva! Era un cavallone grosso che non assurgeva al rango di cavallo per categorie  seniores, ma per un giovanissimo poteva essere d’aiuto. Ho fatto con lui le prime gare. Dopo di lui ho montato Black Waterfly dell’Uccellaia e Kub de Pick con cui ho fatto i miei primi campionati europei junior …ma qua stiamo andando indietro tanto! “
Quando arrivano i Pratoni del Vivaro nella tua vita?
“ Dopo tanti anni, sono ancora e sempre legatissimo a questo posto. Sono tanto contento che oggi siano di nuovo attivi! Li consideravo casa mia, ci sono stato circa 5 anni! Lo ricordo come fosse adesso quando ci sono andato. Siamo partiti da Casorate, io e Fabio Magni. Lui ci  era già stato prima di me . Che emozione che fu…mi sentii molto importante. Con me, oltre Fabio Magni, c’era anche Francesco Girardi. Mangilli era già mancato, all’epoca c’era Fabio Giuliani, poi c’è stato un periodo vuoto nel quale facevamo lezione con Albino Garbari, e questo è stato per me il periodo più bello ed interessante. Alla fine arrivò Stefano Busi”
Però tu hai fatto lezione col Marchese Mangilli: dove?
“ Ho fatto poche lezioni quando montavo alle Querce. Antonio Tabarini è stato suo allievo diretto, e quindi mi ha presentato. Il Marchese era al circolo lombardo, ed io ero lì a montare e mi ha guardato alcune volte. Ero molto giovane, Penso di non aver capito, in quel frangente, chi avevo di fronte. Si rivolgeva a me didatticamente in un modo cui non ero abituato, al momento mi colpì, mi toccò  dentro. Non avevo neanche capito l’importanza della sua figura ed il privilegio di quegli incontri. Ho capito anni dopo, pochi anni dopo, le cose che mi diceva. Sento ancora emotivamente il feeling di aver sentito fiorire le sue notazioni tecniche con il tempo. Come se tutto fosse rimasto sopito in me e si fosse espresso con gli anni”.
Questo è Master Song.
" E'stato importante nella mia carriera, con lui ho fatto i campionati europei in Inghilterra e Germania. 

Quali sono stati i cavalli importanti , prima dell’avvento del grigio olimpico?
“ Ce ne sono stati due di rilievo: il primo si chiamava Cambridge, un altro di quei cavalli che non voleva montare nessuno(ma non si poteva dire). Lo montava Bartolo Ambrosione prima di me ed  aveva fatto un brutto volo a Migliarino. Quel cavallo aveva un po’ le gambe di legno, ogni tanto! Io avevo trovato un modo, un compromesso, un dialogo, chi lo sa, ed avevo vinto il campionato italiano senior a Passo Corese- però ero ancora Young Rider, quindi non contava- e poi avevo fatto i primi campionati europei young rider con lui. Il secondo cavallo era Master Song, ed è stato importante nella mia carriera, con cui ho fatto i campionati europei in Inghilterra e Germania. Poi nel 1997 sono partito per l’Inghilterra. In quel periodo non avevo tanti cavalli importanti da montare , così la mia carriera ebbe come una battuta di arresto.”
E qui che entra in scena il grigio Donnizzetti, vero?
“Federico Roman era tecnico della nazionale italiana di completo. Ero in Inghilterra. Dal niente, all’improvviso mi venne affidato Donnizzetti, che era già qualificato per i mondiali con un altro cavaliere. Ci fu un po’ di rumore in Italia… con il grigio ho fatto gli europei senior a Luhmuhlen nel 1999 ed andai bene, poi sono arrivate le Olimpiadi a Sidney e l’anno dopo di nuovo gli europei a Pau, in Francia. Il mio compagno delle olimpiadi del 2000 era un cavallo molto particolare. All’inizio, quando mi è arrivato a casa, pensavo fosse uno scherzo! Poi mi ci sono messo di impegno, con calma e dedizione, e ci siamo compresi. Però all’inizio quando ci sono salito non mi sono sentito sicuramente imbattibile ed invincibile. Era un purosangue neo- zelandese, aveva l’head shaking: questo significava specie in rettangolo, dover fare tutto perfetto e giusto, se no spesso il cavallo si straniva. In Inghilterra un paio di volte è saltato fuori dal rettangolo! Però in salto ostacoli era molto rispettoso per essere un purosangue, e questo compensava molto il lavoro in piano in cui non mostrava grandissimi movimenti. Aveva un grande cuore e bisognava  avere tanta sicurezza e freddezza. Magari piantava grane in allenamento per un cavallettino di esercizio, e poi se mai usciva in un tre stelle e finiva netto nel tempo. Un tipo stravagante, direi! Però si era creato il binomio:  conoscevo le sue particolarità per cui mi fidavo di lui. Aveva esperienza, sapeva quale era la gara importante e quale no: una volta ad Hartpury in una categoria Advanced, mi si è piantato sul numero 1. Ho fatto una carezza e non ho polemizzato con lui! Dovevo sempre sapere come utilizzare i suoi punti forti e come mascherare i suoi punti deboli”
Cosa rappresenta per te la disciplina del completo nel tuo modo di vivere?
“ Non monto più in completo ad alto livello, da molti anni. Mi manca in parte quel tipo di sensazione. Per me ha sempre rappresentato il pinnacolo della horsemanship, quando c’era il formato lungo. In quel contesto c’erano altri tipi di cavalli. Non sono un nostalgico o uno che vive con la testa nel passato, ma su quel format bisognava saperne moltissimo su come gestire i cavalli, come portarli in condizione, quanto spingere prima. Oggi quel fattore è stato eliminato e sono subentrati cavalli di altro tipo. E’ difficile perché oggi è tutto molto più tecnico, il dressage ed il salto ostacoli sono diventati molto sofisticati e si richiede moltissimo in termini di performance. Continuo a preferire il formato vecchio perché rendeva il cavaliere molto più vicino e sensibile e confidente con il cavallo, pur capendo e rispettando i cambiamenti odierni.”
"In salto ostacoli, Donnizzetti,  era molto rispettoso per essere un purosangue, e questo compensava molto il lavoro in piano in cui non mostrava grandissimi movimenti."
Cit. Andrea Verdina

Vivi e lavori in Inghilterra da circa 20 anni. Svolgi principalmente l’attività di coach ed horse scout. Hai dovuto integrare e rafforzare la tua preparazione tecnica “made in Italy” o ti sei trovato a lavorare subito facilmente con essa?
“ Senza arroganza e presunzione, ho subito sentito, confrontandomi con gli altri cavalieri, di avere alle spalle un bagaglio culturale di un certo spessore, molto solido, molto preciso. Il modo in cui si cresce in Italia ed in Europa è diverso dal metodo inglese. Qui loro imparano andando a fare le cacce e dopo si perfezionano. Da noi, ed in tutta Europa, insegnano prima a montare correttamente consolidando l’assetto in sella. Però in Inghilterra c’è più possibilità di confrontarsi con altri cavalieri”
So che sei da due anni nella scuderia di Mark Todd: ci racconti cosa significa per te?
“ Monto accanto a questa leggenda vivente del completo, ogni giorno. Lavoriamo molto bene insieme, in quanto ognuno si gestisce in autonomia il proprio lavoro, però ho la possibilità di osservarlo molto, di prendere ispirazione da lui. Quando avevo 15 anni, studiavo le sue cassette!  Trascorrere  la quotidianità con una personalità del genere, così umile e semplice fa sembrare tutto facile, in realtà  il suo carisma e la sua sapienza equestre emergono da sole. Ogni tanto mentre montiamo, una sua indicazione, fatta di pochissime parole, fa la differenza. Imparo da tutto: da come gestisce la scuderia, come cura i propri cavalli, gli esercizi che mette in campo. E’ una esperienza che non tutti possono fare. Mi reputo fortunato”. 
Sidney 2000, Andrea ed il grigio Donnizzetti
"Era un purosangue neo- zelandese, aveva l’head shaking: questo significava specie in rettangolo, dover fare tutto perfetto e giusto, se no spesso il cavallo si straniva. In Inghilterra un paio di volte è saltato fuori dal rettangolo! " Cit. Andrea Verdina

Mark Todd: sei riuscito a capire l’elisir di lunga vita della sua professionalità?
“ Come tutti i grandi, quelli ever green, è una persona molto semplice. Interagisce e si relaziona con i cavalli con la sensibilità e la competenza semplice e classica fatta di piccole cose. E’ molto metodico nella sua tecnica.  Credo che a fare la differenza sia  il suo talento naturale, e quello non si acquista e non si impara, e poi mi commuove la dedizione perché adesso ha 62 anni e monta a cavallo,  perché lo sente, per passione, per esigenza interiore.  In inverno fa parecchie lezioni per la pausa invernale e va in giro per tenere clinics all’estero “
Oggi al cavallo da completo è richiesto di essere molto preciso in dressage. Anzi tendo a dire, che ci stiamo spingendo molto verso un dressage sovrapponibile a quello puro, forse richiedendo tanta e spesso troppa  “collection”. Cosa puoi dirci anche facendo riferimento a ciò che vedi fare a Mark Todd?
“ Posso dire che Mark Todd cura moltissimo il dressage. Sono stato il  5 -6  febbraio all’eventing forum all’Hartpury College. L’enfasi sul dressage c’è e ci deve essere per forza per essere competitivi , però alla fine bisogna sempre ricordarsi che il completo è anche saltare. A mio avviso, il lavoro che adesso si fa tanto sulla precisione – in esso non fai danni, più ci lavori e più i cavalli maturano e migliorano anche in termini di binomio e feeling- serve anche per la tecnicità che c’è nei percorsi di salto e di campagna. Penso che nel settore , abbiano compreso l’importanza di scegliere i cavalli giusti dall’inizio. Non vedi più cavalli difficili o troppo caldi con i quali si tentava, in passato,  di fare solamente ,  qualcosa. La buona genetica li rende disponibili al lavoro. Un cavallo troppo insanguato, agitato che non collabora, non potrebbe lavorare sulla ripetizione, che crea la precisione.”
la figlia di Andrea Verdina a lezione con Mark Todd

Come era strutturato l’eventing forum: cosa hai visto?
“L’organizzatore dell’evento, Eric Smiley – completista irlandese, oggi eminente coach e tecnico- ha proposto come tema per quest’anno “What’s the limit? Qual è il limite?” intendendo con ciò: fino a che punto possiamo davvero spingere i limiti del nostro sport per stare al passo con evidenti miglioramenti delle prestazioni, sia del cavallo sia del cavaliere? "E, come manteniamo l'integrità dello sport?  Ed ancora: 
In uno sport in cui gli amatori  gareggiano insieme ai professionisti, come possiamo continuare ad aumentare il nostro sport,  senza alienare l'entusiasta amatore?. 
I relatori di quest'anno erano:  il giudice e istruttore internazionale di dressage Sandy Phillips che presentava una lezione di dressage dal titolo” Se non è buono abbastanza, il lavoro non migliorerà”,  Eric Smiley  in persona proponeva una lezione sul salto dal titolo: “la base solida consente di progredire” ;  lo psicologo sportivo Charlie Unwin ha spiegato che “la mente limita il corpo” e l'allenatore della squadra svedese di completo, Fredrik Bergendorff ,ha spiegato come preparasi per raggiungere il vertice, allenandosi su esercizi avanzati di salto. “ Vado a questi forum in primis perché prendo tantissimi spunti, e poi per poter migliorare il mio inglese per il coaching, per superare la barriera linguistica!  Non essendo madre lingua, devo impegnarmi molto.  Eric Smiley ha fatto una lezione su come portare avanti i cavalli giovani, e sono stato molto contento e soddisfatto perché per me è stata una conferma: non ha detto nient’altro se non quello che mi hanno insegnato quando avevo 15 anni,  esattamente le stesse cose : stare un po’ sollevati, lasciar fare al cavallo, lasciargli trovare la battuta curando bene direzione e cavallo dritto. Proprio il modo in cui ci faceva montare Mauro Checcoli “.

Il futuro di Andrea si chiama Yakuma Bk e lo sta traghettando nella disciplina del salto ostacoli

Andrea Verdina, vivi in Inghilterra, ma il tuo pensiero va all’Italia del completo. Cosa potresti fare per il nostro paese, avendo alle spalle tutta questa preparazione tecnica italianissima integrata con quanto vedi ed apprendi in UK?
“ Potrei aiutare tutti quei cavalieri che non hanno mai fatto una esperienza lavorativa all’estero. Li posso guidare verso le gare giuste da fare, cosa vedere, insomma come muoversi qui in Inghilterra. Potrei ospitare anche dei ragazzi in scuderia, lo faccio molto in estate, ma non c’è un limite, posso farlo durante tutto l’anno. L’ho sempre fatto a livello contenuto per questioni di spazio. Ai ragazzi offro ospitalità in casa mia , e condividere la mia vita quotidiana equestre: si va e si lavora in scuderia, si fa lezione, porto a vedere delle gare, faccio fare delle visite nella scuderia di cavalieri importanti, una full immersion anche seguendo quelle che sono le esigenze di ognuno. Attualmente ho due working pupils italiani, uno ha il titolo di OTEB e l’altro è un istruttore II livello, lavorano in scuderia in cambio di lezioni. Sono ragazzi preparati e già capaci, ma che hanno ancora bisogno di essere assistiti ed indirizzati”.
stage recentissimo di Andrea Verdina con Nelson "Neco "Pessoa

 Come tanti altri colleghi del completo, ho letto che, anche tu, ti sei dato al salto ostacoli. Come mai ?
“ Ho comprato, con una proprietaria inglese, una cavalla buona da Stefano Brecciaroli, sta andando molto bene, si chiama Yakuma BK. Era di Andrew Nicholson. L’ho presa alla fine dei 5 anni in Italia. Poi ha fatto tutti i 6 anni con me qui in Inghilterra ed i 7 anni l’anno scorso. Ha fatto un paio di internazionali bene.  Quest ’anno ha iniziato a saltare seriamente. Per me il salto ostacoli è affascinante, sono molto preso e coinvolto perché è un mondo che comunque conosco, ma non così bene come quello del completo. 
Mi piacerebbe trovare un’opportunita’ con allevatori o privati Italiani interessati a produrre cavalli in Inghilterra. Mi dà carica e motivazione, mi stimola, come quando affrontavo ,da ragazzino, i primi completi. Ho appena finito, proprio in questi giorni,  uno stage privato con Nelson Pessoa e sono molto motivato!!”
"Il salto ostacoli mi stimola di nuovo, come quando affrontavo i primi completi"
Barriere a terra con Nelson Pessoa: non si smette mai di imparare!





sabato 3 febbraio 2018

MATTIA LUCIANI, STUDENTE DI DRESSAGE DI BETTINA HOY.

“Sono affascinato e molto stimolato dal metodo di lavoro puntuale e preciso dell’equitazione tedesca”.
“Di Bettina Hoy mi colpisce la serietà ed il suo essere molto schematica e volitiva”
Testo e foto a cura di Giulia Iannone
"Mattia Luciani e Leopold K, un cavallo con tanto carattere, con tanta energia, con tantissimo cuore! Eccoli
con il coach di sempre Francesco Girardi, "una guida sicura e preziosa per il mio essere cavaliere" - ha detto Mattia"


Abbiamo parlato al telefono con il completista italiano che veste i colori dell’arma dei carabinieri,  Mattia Luciani, di ritorno in van dalla Germania. Ha trascorso gran parte della stagione invernale approfondendo al massimo lo studio del dressage, assieme alla amazzone tedesca Bettina Hoy, magnifica completista che non ha bisogno di presentazioni. Abbiamo chiesto a Mattia di raccontarci come è iniziata questa collaborazione tecnica, in vista ed in preparazione della stagione di completo 2018 .

Come nasce l’idea e la decisione concreta di trascorrere lunghi periodi presso la scuderia di Bettina Hoy? Dove vi siete incontrati?
“ Conoscevo ovviamente , un po’ come tutti nell’ambiente del completo, la fama ed il prestigio di Bettina Hoy, come amazzone, con il suo modo e stile di interpretare e lavorare i cavalli. Poi ho acquistato un cavallo giovane  in Germania di nome Diandro,  ed ho preso contatti con Bettina per essere seguito un po’ da lei in veste di coach. Volevo stare 10 giorni per prepararmi prima della gara a Strzegom e così farmi dare delle dritte da lei. Così è cominciata la collaborazione con Bettina Hoy! Con grande spontaneità e disponibilità da parte sua.”

La scuderia dove ti trasferisci per lavorare con Bettina, dove è ubicata?
“ A Warendorf, attaccata al loro centro equestre federale, il loro quartier generale del completo, che corrisponde ai nostri Pratoni del Vivaro, diciamo!”

Sei stato anche a lavorare un po’ al centro equestre federale di Warendorf?
“ Questa è una delle cose belle che ho visto! Usano questo centro federale, che è davvero a disposizione dei cavalieri; si può entrare liberamente e ci si muove tranquillamente   in base alle esigenze personali. E’ un po’ quello che stanno cercando di fare da noi in Italia, con il Centro Equestre  Ranieri di Campello, ex Cef.  Devo fare i complimenti a tutta l’organizzazione federale italiana ,  che ci ha rimesso a disposizione un polo funzionale fondamentale per l’equitazione. Anche in Germania, molte persone hanno notizia e conoscono i nostri Pratoni del Vivaro e mi hanno espresso entusiasmo e gioia perché ha ricominciato ad essere attivo e funzionante ad alto livello”
" Di Bettina Hoy mi colpisce la sua serietà, il suo essere amazzone e tecnico molto schematico e volitivo"
Cit. Mattia Luciani


Da quanto tempo lavori sotto la supervisione di Bettina?
“ Saranno circa 5 mesi di collaborazione  ed è già la terza volta che vengo su. Non lavoro proprio sempre con Bettina, perché ha tanti impegni come amazzone, come coach e tanto altro. Perciò in scuderia, spesso ho fatto lezione con la sua assistente che è sempre una amazzone tedesca di primissimo piano, di cui Bettina ha fiducia e grande stima, si chiama Carola Bierlein.”

Fermo restando che la tecnica equestre è una sola, puoi dirmi su quale aspetto della training session stai riflettendo di più  grazie all’opportunità di lavorare con una amazzone attualmente ancora atleta agonista, come Bettina Hoy?
“ Sembrerò banale e retorico, e la mia risposta non stupirà con effetti speciali o grandi invenzioni! Quello che mi ha stupito è il metodo dei cavalieri tedeschi: , chiaro semplice e lineare. Con tutti i cavalli – salvo le opportune varianti da applicare alle particolari esigenze di un cavallo specifico- cercano di adoperare  lo stesso schema di lavoro. Poi a seconda che il cavallo sia più o meno caldo, abbia più o meno energia da spendere, prolungano la prima fase dello schema di lavoro, ossia il warm up e stretching. La riunione massima ed il cavallo “uphill” che si desidera vedere in gara, dura al massimo 15-20 minuti, se il cavallo è advanced level. Se il cavallo è giovane ovviamente il tempo di massima riunione dura molto meno. Il vero pane quotidiano, che costituisce il lavoro a casa per la costruzione muscolare e mentale del cavallo è  stretching e distensione. "
"Bisogna trovare il modo di rilassarlo ed evitare che si contragga bloccando il corpo. Perché in questo modo in arena dressage non riesce ad esprimersi”
Cit.Mattia Luciani

Erroneamente si può cadere nel misunderstanding di abbinare metodo tedesco uguale cavallo alto. Non è così, non c’è forza e non hanno fretta di rilevarli. Lavorano i cavalli facendoli “nascere” dal basso. Partono con grande morbidezza, così che il cavallo sia libero di sciogliersi, con il cavallo ben connesso ed il posteriore che ha la possibilità di attivarsi perché ingaggiato.  Molta attenzione per le pause tra un esercizio e l’altro e poi, al passo si parte con il cavallo più rilevato, e qui inizia una parte di lavoro che sarebbe l’obiettivo di tutta la fase preparatoria, però ripeto è più breve, intensa, precisa ma non va prolungata. Ricordiamoci sempre che stiamo comunque lavorando con un cavallo da completo. Per la sua schiena l’impegno di una riunione estrema non è troppo possibile per tempi prolungati. Devo dire che con questa strategia di lavoro, ho trovato i cavalli più espressivi, felici, disponibili e collaborativi”.

Quindi questa esperienza tecnica, non si è rivolta più solo al cavallo giovane, ma hai portato anche Leopold K?
“ Alla fine ne ho portati 5: Leopold, il grigio, un altro che quest’anno farà gli 1 stella e due cavalli giovani che ho preso quest’anno. Quindi per le gare grosse ho Leopold K e basta e nel dietro le quinte ne ho un altro paio che preparo per affiancarli più avanti a Leo. “

Cosa ti ha detto Bettina di Leopold K?
“ Il mio baio di punta, ha una incollatura  molto difficile. E’ un cavallo con tanto carattere, con tanta energia. Bisogna essere anche coerenti, sappiamo tutti che non disponiamo della bacchetta magica, però con la costanza e la continuità di lavoro, si può migliorare e valorizzare il proprio cavallo arrivando a buonissimi risultati. Leopold sul salto è molto competitivo, in piano ha dei bellissimi movimenti, quando non si tende. Bisogna trovare il modo di rilassarlo ed evitare che si contragga bloccando il corpo. Perché in questo modo ,in arena dressage ,non riesce ad esprimersi”
"Non lavoro proprio sempre con Bettina, perché ha tanti impegni come amazzone, come coach e tanto altro.Spesso mi ha fatto lezione la sua assistente, Carola Bierlein".
Cit. Mattia Luciani

Ci descrivi il tuo Leopold K, che al di là di questa tendenza a contrarsi appare molto affascinante?
“ E’ un cavallo dolcissimo di 10 anni, l’ho preso da Peter Thomsen in Germania, lo stesso cavaliere da cui presi Parko. Leopold K figlio di Levistano x Annabell K,  mette in tutto quello che fa, molto cuore. Forse a volte affronta ogni impegno con troppo entusiasmo, e questo credo che accada in dressage. Sarebbe sufficiente che stesse  un po’ più tranquillo.  In campagna e salto ostacoli è uno dei migliori cavalli che abbia mai montato , ha una forza ed una tecnica incredibile. “
Bettina e Carola ti hanno corretto qualcosa del tuo assetto in sella?
“ Abbiamo lavorato tantissimo sulla mia posizione! Sugli altri cavalli sono più corretto ed allineo il mio corpo con semplicità, su Leopold ho più difficoltà, mi scompongo perché il movimento del cavallo è più complicato. Come sappiamo, è tutto collegato! Abbiamo lavorato tanto, anche usando di più gli specchi in campo, anche cercando di fare più amicizia con la sella da dressage – in Germania la usano tantissimo, anche per andare a fare una semplice passeggiata in campagna- in verità io preferisco quella da salto, ma ci starò più attento!”
"Leopold K è un cavallo  tedesco dolcissimo di 10 anni , da Levistano x Annabell K.
L'ho preso da Peter Thomsen, lo stesso cavaliere da cui acquistai Parko"
Cit. Mattia Luciani


Forse il dressage ti piace un po’ meno, e questo traspare perché sei meno coinvolto?
“ Un fondo di verità c’è, mi affascina di meno il lavoro in rettangolo, ma sono pianamente consapevole che è sbagliato! Secondo me dipende anche un po’ dal tipo di cavallo che monti: può tramutarsi in una prova molto divertente o molto difficile. Ora con Leopold è la prova che temo di più. Al tempo di Parko, non avevo tanti problemi!  Per cui non posso dire che odio il dressage. Il binomio Luciani –Leopold ha come punto debole il dressage e devo cercare di migliorare”
Dimmi, se possibile, l’ingrediente segreto, che sei riuscito a carpire da Bettina o Carola per il tuo lavoro futuro?
“ Lavorare con un buon metodo di lavoro avvalendosi di un buon tecnico da terra, che ti corregge al momento giusto e di cui ti fidi, e con il quale hai un bel feeling ed una buona interazione. So di non aver scoperto l’acqua calda, ma molti viaggi che intraprendiamo fisicamente, spesso devono avvenire  nella nostra mente e nelle nostre idee, solo così possiamo  maturare  e crescere. A noi cavalieri italiani non manca veramente niente, abbiamo molto talento e volontà, e non dobbiamo accontentarci solo di partecipare, ma dobbiamo puntare a gareggiare ai massimi livelli.   Bettina è molto impegnata, tra l’altro segue la squadra indiana di completo e gli olandesi ed in più ha le sue gare. Quindi penso che riuscirò ad incrociarla a qualche gara, ma penso di poter contare su questa assistente di nome Carola, che verrà  a darmi una mano, anche a metà febbraio in Italia, a casa,  prima dell’inizio delle gare. Resterà a Roma,  due o  tre giorni ,a farmi lezione.”
"Amo così tanto il mio lavoro e l’idea di poter crescere e  cercare soluzioni tecniche e strategie per i miei cavalli. "
Cit. Mattia Luciani

Quali sono le gare che hai in programma?
“ Ad inizio marzo vorrei andare in Portogallo, e così dovrei iniziare la stagione degli internazionali. Poi si continua con i campionati italiani o il CCI lungo a Vairano e dopo farò un po’ il punto della situazione. “
In tutta onestà e con grande umiltà, ti stai dedicando molto, per migliorare la tua performance in dressage. E per il lavoro sul salto/campagna?
“ Ho sempre lavorato con Francesco Girardi, ed è il mio tecnico di fiducia e di riferimento da sempre e di lui mi fido tantissimo, e lo reputo una guida sicura e molto preziosa per il mio essere cavaliere. Anche lui ha trovato i cavalli , al ritorno dalle diverse trasferte in Germania, molto ben messi, sia moralmente che fisicamente. Con la schiena morbida e sciolta”
Da quest’anno un’altra new entry nel completo italiano : Stefano Brecciaroli sarà tecnico seniores. Che ne pensi?
“ Una altra ottima opportunità per noi cavalieri seniores. Reputo Stefano Brecciaroli una figura di spessore tecnico altissimo, sicuramente rappresenterà un ulteriore rinforzo per la stagione di cui potrò giovarmi, e potranno farlo anche tanti altri cavalieri come me. Sono realmente contento. Gli auguro di trovare presto un nuovo cavallo di punta con il quale tornare al più presto,  anche ai vertici come cavaliere.”
"Molti viaggi che intraprendiamo fisicamente, spesso devono avvenire  nella nostra mente e nelle nostre idee, solo così possiamo  maturare  e crescere. A noi cavalieri italiani non manca veramente niente, abbiamo molto talento e volontà, e non dobbiamo accontentarci solo di partecipare, ma dobbiamo puntare a gareggiare ai massimi livelli. "
Cit. Mattia Luciani


Qualcosa da aggiungere in finale di telefonata?
“ Amo così tanto il mio lavoro e l’idea di poter crescere e  cercare soluzioni tecniche e strategie per i miei cavalli.  Devo rivolgere un forte e vivo ringraziamento all’Arma dei Carabinieri, di cui faccio parte e di cui ho l’onore e l’orgoglio di vestire i colori, perché mi dà l’opportunità di andare all’estero a fare clinics  senza limitazioni”.