giovedì 2 aprile 2026

CARLOS TORRELL NELLE PAROLE DI SILVER MASSARENTI: IN EQUILIBRIO TRA IL RIGORE DEL LAVORO E LA 'ALEGRIA DE VIVIR'

Dopo un pó di commozione e difficoltà iniziale, siamo in grado ,finalmente, di presentare Carlos Torrell, nel toccante ricordo dell'amico fraterno italiano, Silver Massarenti. Una bella storia di amicizia ed impegno lavorativo, nata grazie al mondo dell'equitazione, tra inizi difficili, sogno, lavoro, gioia di vivere e tecnica del dressage. Quando la passione unisce le anime, lo scorrere del tempo e le vicissitudini umane, non potranno mai spezzare un legame. Silver, come e quando hai conosciuto Carlos Torrell? "Ho conosciuto Carlos nei primi anni 90, in Spagna. Ero andato lì per trovare qualcuno dal quale valesse la pena imparare la tecnica equestre e mi aiutasse a costruire il mio percorso di formazione professionale. Tutti mi vedevano solo come un cliente senza soldi , Lui é stato l'unico a considerarmi, a comprendere la mia fame, la stessa che aveva anche Lui, pur essendo molto più avanti di Me"
Come è nata la vostra collaborazione ed amicizia e come mai Carlos ha deciso di venire in Italia per lavorare insieme con te? "È una storia molto lunga da raccontare. È successo tutto in modo naturale e progressivo, ci ha unito molto la passione maniacale per i cavalli e l'addestramento. Ci siamo aiutati a non mollare, soprattutto è nata un'amicizia vera, in un momento in cui per me non era facile il percorso. All'inizio in Spagna faticavo a creare la mia clientela, e Carlos mi è stato vicino e mi ha aiutato concretamente e umanamente. Aveva un senso fortissimo dell' amicizia e della famiglia , è stato questo ad unirci davvero, molto prima delle carriere. Quando ha deciso di venire in Italia non è stata solo una scelta professionale, ma soprattutto di legame e fiducia reciproca, come il sostegno, avevamo tanti bei ricordi e tanta voglia di dare ancora. Non ultimo il fatto che insieme non ci sentivamo soli, ma più forti. Era il mio fratellone..." Chi è Carlos Torrell come figura equestre e come uomo. Prova a descrivercelo anche grazie alla forza del ricordo e del tuo personale legame quasi fraterno. "Carlos era prima di tutto un uomo vero,diretto e spesso impulsivo, ma profondamente leale e estremamente sincero anche quando in errore. Aveva un carattere molto forte e autentico, ma allo stesso tempo dotato di una sensibilità fuori dal comune, sia con i cavalli che con le persone (quando voleva). Da se stesso pretendeva molto, e quindi, anche dagli altri, sia bipedi che quadrupedi.Per me è stato molto importante sapere che su di lui si poteva contare sempre"
Come era il suo dressage e cosa ti ha insegnato? "Il suo dressage era pulito e rigoroso, senza compromessi. Era un lavoratore instancabile e un perfezionista: ogni dettaglio era importante. Nel lavoro ci completavamo perfettamente. Spesso io mi occupavo della prima parte del lavoro di addestramento, della biomeccanica, dell'equilibrio e del "funzionamento".Lui ripuliva, ordinava, perfezionando la preparazione al concorso.La cosa più forte era la sua filosofia : per lui montare significava lavoro duro, sentire davvero il cavallo e soprattutto imparare a controllare se stessi nelle emozioni e nel corpo per poter comunicare in modo raffinato. Questo lo ha portato ad essere la persona più preparata che conosca a livello tecnico (era un Genio).Nella vita poteva essere impulsivo, ma a cavallo si vedeva qualcosa di unico, aveva la padronanza totale di sé. Mi ha insegnato ad ascoltare e sentire, la precisione, il rispetto dei tempi e soprattutto la Disciplina. Non ultimo l'equilibrio tra il rigore del lavoro e "la alegria de vivir"
Qual è la cosa più bella che avete fatto insieme? "La cosa più bella non è stata una gara o un risultato E stato il percorso condiviso, le giornate di lavoro intenso, la costruzione passo dopo passo e poi i momenti più leggeri in cui si rideva e si viveva davvero. Questo equilibrio tra lavoro e vita è uno dei ricordi più forti che porto con me" Come erano i vostri momenti di allenamento, confronto o apprendimento equestre tecnico, e non solo, insieme? "Erano momenti veri intensi senza filtri. Ci si diceva sempre tutto con rispetto. Si lavorava tanto si osservava e analizzava ogni dettaglio. Carlos portava una struttura tecnica impressionante e io cercavo di costruire i cavalli dandogli tutta la magia possibile. Eravamo una squadra instancabile in continuo confronto e crescita, avevamo una energia incredibile e in continua evoluzione. Poi c'era spazio per momenti più semplici, più umani, Un legame fraterno sempre più forte"
Puoi citare un ricordo tuo, personale con Carlos, o un episodio speciale che conservi nel cuore e per quale motivo? "Ricordo soprattutto l'energia inesauribile nei nuovi progetti, la tenacia e la vicinanza anche nei momenti no, senza mai aspettarsi nulla in cambio, questo non si dimentica facilmente. Abbiamo riso tanto nel dopo lavoro, la leggerezza dopo le giornate pesanti è il ricordo più bello....era capace di esserci per davvero e di riportare equilibrio con energia positiva." Quattro anni senza di lui. Cosa ti manca della sua presenza equestre e cosa ti viene in mente costantemente mentre monti o valuti un cavallo o pensi a come risolvere un problema tecnico? "Mi manca un Fratello. I suoi suggerimenti che spesso criticavo... mi manca il suo modo di vivere il cavallo e la Vita. Ancora oggi, quando monto e devo risolvere un problema, mi viene spontaneo pensare: Carlos cosa farebbe ?"
Che talento aveva Carlos: era più cavaliere, coach o uomo di cavalli? "Carlos era un Cavaliere, Coach e Uomo di Cavalli, tutto partiva da li : dalla sua capacità di sentire il cavallo . Per Lui montare significava lavorare duramente, controllare se stesso, entrare in connessione vera e comunicare veramente con il cavallo. Aveva questa qualità rara: impulsivo nella vita ma perfettamente padrone di se a cavallo. Non ho mai conosciuto nessuno con una conoscenza tecnica e pratica pari alla sua. Ha montato veramente tanto e tantissimi cavalli , sempre pensando e analizzando tutto con una concentrazione e una memoria geniale. Aveva una sensibilità incredibile sia con le persone che con i cavalli." Secondo te sognava le Olimpiadi con Upido, la sua grande scoperta a 4 gambe? "Si... le Olimpiadi erano un sogno concreto, non qualcosa di lontano, ma un obiettivo concreto, reale. Senza rimpianti, razionalmente, alla fine, per la vendita di Upido, con la consapevolezza che anche questa eventualità faceva parte del percorso.Lui era indeciso e probabilmente senza il parere mio - espressi ciò che pensavo sull'argomento - e del suo socio, non avrebbe venduto. Dopo però si è pentito!"
Ti ha mai raccontato della medaglia mancata per un errore in kur? " Non mi ha mai raccontato di questo accadimento. Veramente, e non ne posso parlare perché non ero presente. " Quando lo guardavi montare o fare lezione, cosa avresti voluto rubargli...in senso positivo ed affettuoso? "La sua capacità di concentrazione assoluta, la semplicità, la precisione, controllo totale. In parte anche il suo modo di vivere: intenso, vero, senza mezze misure. La capacità di lavorare durissimo...e poi saper vivere, ridere, godersi ogni momento."
Tutte le foto sono state approvate e concesse grazie alla supervisione di Silver Massarenti a nome della famiglia Torrell. La foto in cui è ritratta Margherita Massarenti, è stata gentilmente concessa e abilitata da entrambe i suoi genitori, che ringraziamo vivamente. A continuación, se presenta la versión en español para la familia de Carlos. CARLOS TORRELL EN PALABRAS DE SILVER MASSARENTI: EQUILIBRIO ENTRE EL RIGUROSIDAD DEL TRABAJO Y LA «ALEGRIA DE LA VIDA» Tras una emotiva y difícil presentación inicial, por fin podemos presentar a Carlos Torrell, en memoria de su gran amigo italiano, Silver Massarenti. Una hermosa historia de amistad y compromiso, nacida gracias al mundo ecuestre, entre inicios difíciles, sueños, trabajo duro, alegría de vivir y técnica de doma clásica. Cuando la pasión une almas, el paso del tiempo y las vicisitudes humanas jamás podrán romper ese vínculo. Silver, cómo y cuándo conociste a Carlos Torrell? "Conocí a Carlos a principios de los 90, en España. Fui allí buscando a alguien de quien aprender técnica ecuestre y que pudiera ayudarme a desarrollar mi formación profesional. Todos me veían como un cliente sin recursos. Él fue el único que me tomó en serio, que comprendió mi pasión, la misma que él tenía, aunque tenía mucha más experiencia que yo." ¿Cómo comenzó vuestra colaboración y amistad, y por qué Carlos decidió venir a Italia a trabajar contigo? Es una historia muy larga. Todo sucedió de forma natural y gradual; nuestra pasión obsesiva por los caballos y el entrenamiento nos unió. Nos ayudamos mutuamente a no rendirnos y, sobre todo, nació una verdadera amistad en un momento en que el camino no era fácil para mí. Al principio, en España, me costaba conseguir clientes, y Carlos estuvo ahí para mí y me ayudó de forma concreta y personal. Tenía un fuerte sentido de la amistad y la familia; eso fue lo que realmente nos unió, mucho antes de nuestras carreras. Cuando decidió venir a Italia, no fue solo una decisión profesional, sino sobre todo un vínculo de confianza mutua y apoyo. Compartimos muchísimos recuerdos hermosos y un fuerte deseo de seguir ayudando. Además, juntos, no nos sentíamos solos, sino más fuertes. Él era como mi hermano mayor... Quién es Carlos Torrell como figura ecuestre y como persona? Descríbelo, usando el poder de tu memoria y tu vínculo personal, casi fraternal. «Carlos era, ante todo, un hombre auténtico, directo y a menudo impulsivo, pero profundamente leal y extremadamente sincero, incluso cuando se equivocaba. Tenía un carácter muy fuerte y genuino, pero al mismo tiempo estaba dotado de una sensibilidad extraordinaria, tanto con los caballos como con las personas (cuando quería). Exigía mucho de sí mismo y, por lo tanto, de los demás, tanto bípedos como cuadrúpedos. Para mí, era muy importante saber que siempre podías contar con él». ¿Cómo era su doma clásica y qué te enseñó? Su doma clásica era limpia y rigurosa, intransigente. Era un trabajador incansable y un perfeccionista: cada detalle importaba. Nos complementábamos a la perfección en nuestro trabajo. Yo solía encargarme de la primera parte del entrenamiento: la biomecánica, el equilibrio y la funcionalidad. Limpiaba, ordenaba, perfeccionando la preparación para la competición. Lo más importante era su filosofía: para él, montar a caballo significaba trabajo duro, sentir de verdad al caballo y, sobre todo, aprender a controlar las emociones y el cuerpo para comunicarse de forma refinada. Esto lo convirtió en la persona con mayor preparación técnica que conozco (era un genio). En la vida, podía ser impulsivo, pero a caballo se veía algo único: tenía un autocontrol absoluto. Me enseñó a escuchar y sentir, precisión, respeto por el tiempo y, sobre todo, disciplina. Por último, pero no menos importante, el equilibrio entre el rigor del trabajo y la alegría de vivir". ¿Qué es lo mejor que habéis hecho juntos? "Lo mejor no fue una carrera importante ni un resultado. Fue el camino compartido, los días de trabajo intenso, la construcción paso a paso y luego los momentos más ligeros en los que reíamos y vivíamos de verdad. Este equilibrio entre el trabajo y la vida es uno de los recuerdos más preciados que guardo." Cómo eran vuestros momentos de entrenamiento, debate o aprendizaje sobre técnicas ecuestres, y demás, juntos? "Eran momentos realmente intensos y sinceros. Siempre compartíamos todo con respeto. Trabajábamos duro, observando y analizando cada detalle. Carlos aportaba una impresionante base técnica, y yo intentaba desarrollar a los caballos, dándoles toda la magia que podía. Éramos un equipo incansable, en constante comparación y crecimiento; teníamos una energía increíble y estábamos en constante evolución. Y luego había espacio para momentos más sencillos y humanos. Un vínculo fraternal cada vez más fuerte." ¿Puedes compartir algún recuerdo personal con Carlos, o algún momento especial que atesores, y por qué? "Recuerdo especialmente su energía inagotable en los nuevos proyectos, su tenacidad y su cercanía incluso en los momentos difíciles, sin esperar nada a cambio. Eso no se olvida fácilmente. Nos reíamos mucho después del trabajo; la alegría tras los días duros es el recuerdo más bonito... era capaz de estar presente de verdad y restablecer el equilibrio con energía positiva." Cuatro años sin él. ¿Qué echas de menos de su presencia ecuestre y qué te viene constantemente a la mente cuando montas, evalúas un caballo o piensas en cómo resolver un problema técnico? "Echo de menos a un hermano. Sus sugerencias, que a menudo criticaba... Echo de menos su forma de experimentar el caballo y la vida. Incluso hoy, cuando monto y tengo que resolver un problema, pienso espontáneamente: ¿Qué haría Carlos?". ¿Qué talentos tenía Carlos? ¿Era más jinete, entrenador o experto en caballos? "Carlos era jinete, entrenador y experto en caballos; todo partía de ahí: de su capacidad para sentir al caballo. Para él, montar significaba trabajar duro, controlarse, conectar y comunicarse verdaderamente con el caballo. Tenía esa cualidad excepcional: impulsivo en la vida, pero con un control absoluto sobre el caballo. Nunca he conocido a nadie con un conocimiento técnico y práctico como el suyo. Montaba mucho y muchísimos caballos, siempre pensando y analizando todo con concentración y una memoria prodigiosa. Tenía una sensibilidad increíble tanto con las personas como con los caballos". Crees que soñaba con los Juegos Olímpicos con Upido, su gran descubrimiento de cuatro patas? «Sí… los Juegos Olímpicos eran un sueño concreto, no algo lejano, sino una meta real y tangible. Al final, no me arrepiento, racionalmente, de haber vendido a Upido, sabiendo que esa posibilidad también formaba parte del proceso. Estaba indeciso y probablemente no lo habría vendido sin mi opinión —le expresé lo que pensaba al respecto— y la de su socio. ¡Pero después se arrepintió!» ¿Te contó alguna vez sobre la medalla que perdió por un error en el kur? «Nunca me habló de ese incidente. Sinceramente, y no puedo hablar de ello porque no estuve allí.» Cuando lo veías montar o enseñar, ¿qué te hubiera gustado robarle… en un sentido positivo y cariñoso? Su capacidad de concentración absoluta, su sencillez, su precisión, su control total. En parte también su forma de vida: intensa, auténtica, sin medias tintas. La capacidad de trabajar incansablemente... y luego saber vivir, reír y disfrutar de cada momento."

Nessun commento:

Posta un commento