lunedì 5 dicembre 2016

CI LASCIA IL PADRE EQUESTRE “LODOVICO NAVA”

Lodovico Nava in una storica immagine
Photo Courtesy ANNCE
Articolo del 2013 a firma di Giulia Iannone
"Auguri, Lodovico  Nava"

Di Giulia Iannone
Oggi abbiamo tutti perso il nostro padre equestre ideale e concettuale.
Ci ha lasciato questa mattina il Colonnello Lodovico Nava.
Nato a Modena il 19 aprile del 1929.
Ufficiale di artigliera, cavaliere egli stesso, giudice di dressage e completo, scrittore pregevolissimo di libri manuali ed articoli di settore,  atleta olimpico,  partecipò  ai Giochi Olimpici di Roma 1960  nella disciplina del completo di equitazione con il cavallo Arcidosso. La squadra era composta da Alessandro Argenton su Plus Possible, da Gianni Grignolo su Court Hill, da Lucio Tasca su Rahin. “Arcidosso, unico italiano della squadra era stato allevato dal dottor Conforti . Figlio di Procle (purosangue italiano ) e Isotta, che della razza maremmana aveva solo la forza e la robustezza , qualità importanti. “ così scriveva l’illustre Nava che è stato anche socio fondatore dell’ANCCE , nel 2013, anno in cui usciva il testo “il completo alle Olimpiadi” dedicato all’altro grande “uomo di cavalli” della nostra storia equestre ossia Adriano Capuzzo. Ed in quell’occasione fu chiesto al Nostro padre equestre di scrivere la prefazione del libro dedicandola all’amico scomparso Adriano, al quale si rivolgeva così” Non è un compito facile ricordare in poche righe un personaggio di tal fatta. E’ arduo farne un ritratto che lo rappresenti in maniera completa. Mi viene in aiuto e mi sprona a farlo un lungo e profondo rapporto di amicizia di stima reciproca, che si è protratto per tanti anni avendo come collante comune il cavallo”.  E dice bene il Maestro Nava , perché oggi anche noi siamo in preda alla sua stessa  commozione, allo smarrimento, alla confusione ed alla tristezza profonda pur desiderosi di ricordare e salutare il nostro punto di riferimento dell’arte equestre del nostro paese che ci ha lasciati di nuovo soli, a poco tempo dalla dipartita terrena, per esempio,  di Albino Garbari. Ma ci spinge la stima, l’ammirazione, il rispetto per questa figura eccelsa che farà per sempre parte della nostra storia interiore e didattica. Prima di ogni nozione o dettaglio tecnico costui ci ha insegnato ad amare il cavallo,   perché il suo amore per il cavallo si è espresso in ogni pagina, in ogni risvolto in ogni piega dell’anima e della vita di questo meraviglioso esempio della nostra cultura equestre che ha contribuito totalmente a dare una svolta tangibile al nostro mondo equestre.  E’ stato il fondatore della didattica equestre, di quel settore della formazione che lo ha visto docente insieme al generale Geri Honorati , quando furono creati i primi corsi di federali dedicati all’insegnamento in quella grande e straordinaria fucina di atleti di campioni, allievi, istruttori, maestri che sono i Pratoni del Vivaro. Tutto questo avveniva alla fine degli anni Settanta.
Per questo siamo tutti suoi figli ideali e morali, siamo tutti suoi allievi, sue creature. Tutti noi abbiamo avuto tra le mani uno dei suoi libri, raccolta di appunti didattici con le figure disegnate a mano dal Maestro. La maggior parte di noi ha avuto la fortuna di assistere ad una sua lezione, stage, è stato esaminato da lui in una aula, in campo per la fase di conduzione di una ripresa. In campo gara in dressage. Oltre che Padre della Formazione Italiana a tutti gli effetti, è stato giudice di dressage, pieno di stile, di classe, di competenza, di compostezza, di gentilezza. Le sue schede sono ed erano piene di frasi poeticamente precise e puntuali, come i suoi testi densi di amore per l’essere cavallo. Nelle sue note a fine ripresa, mai un giudizio violento o presuntuoso e prevaricante. Solo consigli, suggerimenti impregnati di insegnamenti. “ ne gioverebbe  l’esecuzione del grafico, se  il cavallo avesse  più impulso!” . Indossava in giuria sempre  la bombetta, ed il suo completo in perfetto stile British. Grande classe e sapienza. Scriveva per il notiziario del Gruppo Italiano Dressage degli articoli esemplari, tecnici il più delle volte, ma colmi di amore e passione speciale per la magica disciplina” Il dressage quando raggiunge il massimo dell’espressione è una vera comunione fra l’uomo e il cavallo; è la sintesi armonica tra due esseri : è arte”. In questa frase , credo, sia racchiusa la chiave di volta della sua energia equestre e del suo fascino come docente ed istruttore: insegnava e predicava la fusione di due cuori, di due anime, di due volontà, dei due esseri per i quali ha dedicato tutta la sua vita. “quando il cuore del cavaliere è in sintonia con quello del suo cavallo il binomio che si forma è perfetto, è armonia. I due cuori sono sempre vicini, pulsano insieme anche se quello del cavaliere scandisce più in alto e con maggiore frequenza il ritmo della vita. Essi vivono insieme ogni istante della competizione, ed ogni istante diventa bellissimo”. Ecco cosa dobbiamo al Padre della Formazione Italiana, di aver reso tutto ciò che diceva, spiegava, insegnava, giudicava e osservava bellissimo, per il solo fatto di essere vicino ad un cavallo, l’animale che moralmente ed eticamente egli ammirava e rispettava e innalzava al rango ed al valore purissimo che esso merita.
Nel 2007 aveva scritto sul notiziario GID un articolo tecnico intitolato “ Il cavallo negli aiuti e la messa in mano”. Esso è inciso in maniera indelebile nella mia mente. Descriveva la progressione del lavoro tecnico come artefice della “macchina cavallo”: che ha un cuore che batte nel petto. In un crescendo di spiegazioni molto precise e complesse, passando per ritmo, decontrazione contatto impulso cavallo dritto e riunione, il Col. Nava giungeva ad una conclusione sensibile, empatica, profondissima, commovente:” Tutte le reazioni e i sentimenti che il cavallo  trasmette al cavaliere  (il sentimento dell’equilibrio, del movimento, della volontà di fare…) sono condensate e riunite in un feeling che si traduce in un possesso di una anima più che di un corpo. Si dice che il cavallo
 “ esce dalla mano “ quando non trova nel cavaliere l’accoglienza che il suo dare merita e quando uno o più degli elementi essenziali si dissociano dagli altri togliendo alla macchina cavallo il sentimento della perfezione.
Il cavallo è negli aiuti quando esegue.
 È nella mano quando crea.”
Ci mancherà il Maestro, il giudice, l’uomo di cavalli, il poeta...
Lodovico NAVA


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